lunedì 31 agosto 2026
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Cronaca

Perché a Trieste si beve il “capo in B”? Origine e curiosità del rito del caffè

Luca Marsi·
Perché a Trieste si beve il “capo in B”? Origine e curiosità del rito del caffè

A Trieste il caffè non è soltanto una bevanda. È un linguaggio, un rito quotidiano, quasi una carta d’identità culturale. Chi arriva in città per la prima volta spesso resta spiazzato davanti alle ordinazioni pronunciate nei bar storici: “un nero”, “un goccio”, “un capo” oppure il celebre “capo in B”.

E proprio quel “capo in B” è diventato negli anni uno dei simboli più autentici della triestinità, qualcosa che va ben oltre la semplice pausa caffè.

Che cos’è il “capo in B”
Per chi non è triestino, il nome può sembrare quasi un codice segreto da decifrare. In realtà il significato è molto semplice:

  • “capo” significa cappuccino
  • “in B” significa nel bicchiere

Il “capo in B” è quindi un piccolo cappuccino servito nel classico bicchiere di vetro invece che nella tazza.

Ma ridurlo a questa definizione sarebbe quasi un sacrilegio per molti triestini.

Perché proprio nel bicchiere?
La scelta del bicchiere non è casuale. Secondo la tradizione cittadina, il vetro mantiene meglio il calore e permette di vedere la stratificazione del caffè e della schiuma.

Il risultato è una bevuta diversa:

  • più intensa
  • più cremosa
  • più “visiva”

Un piccolo rito estetico che accompagna la quotidianità di migliaia di persone ogni giorno tra banco, bora e giornale aperto sul tavolino.

Trieste e il caffè: una storia lunga secoli
Il rapporto tra Trieste e il caffè nasce molto lontano nel tempo.

Grazie al porto franco dell’Impero austro-ungarico, la città diventò uno dei punti strategici europei per il commercio del caffè proveniente da tutto il mondo. Sacchi, aromi e miscele passavano dal porto triestino trasformando la città in una vera capitale del caffè.

Ancora oggi Trieste ospita:

  • storiche torrefazioni
  • aziende internazionali del settore
  • caffè letterari famosi
  • una cultura profondissima legata all’espresso

Qui il caffè non si beve soltanto: si racconta.

Il lessico triestino del caffè
Uno degli aspetti più curiosi è il vocabolario unico che esiste soltanto a Trieste.

Ecco alcune ordinazioni tipiche:

  • Nero = espresso
  • Capo = macchiato
  • Capo in B = macchiato nel bicchiere
  • Goccio = espresso con poco latte
  • Deca = decaffeinato

Per molti turisti entrare in un buffet o in un bar triestino diventa quasi un’esperienza linguistica.

Un rito quotidiano che resiste al tempo
Nel 2026, nonostante mode internazionali, catene moderne e bevande sempre più elaborate, il “capo in B” continua a resistere come simbolo identitario cittadino.

C’è chi lo beve:

  • prima del lavoro
  • dopo pranzo
  • durante una pausa veloce
  • leggendo il giornale
  • discutendo di politica, bora o Triestina

Perché a Trieste il caffè non è mai solo caffè. È incontro, abitudine, memoria collettiva.

Ed è forse proprio questo il segreto del “capo in B”: dentro quel piccolo bicchiere non c’è soltanto espresso e schiuma, ma un frammento dell’anima della città.

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