Le cose che mancano di più a chi lascia Trieste: nostalgia di una città unica
Ci sono città che si visitano, città che si abitano e città che, una volta lasciate, continuano a tornare nei pensieri. Per molti triestini, Trieste appartiene proprio a quest’ultima categoria.
Che si parta per studio, lavoro o per costruire una nuova vita altrove, esiste un momento in cui la nostalgia inizia a farsi sentire. Magari davanti a un mare che non è quello dell’Adriatico, a un caffè che non ha il sapore di casa o a una giornata di vento che non assomiglia minimamente alla Bora.
Chi lascia Trieste spesso scopre che le cose che mancano non sono soltanto i luoghi più famosi. A mancare sono soprattutto dettagli quotidiani che, quando si vive qui, sembrano normali.
La vista del mare in ogni momento della giornata
Una delle prime cose che molti ex residenti raccontano di rimpiangere è il rapporto costante con il mare.
A Trieste il mare non è una destinazione da raggiungere durante il fine settimana. È presenza continua. Lo si vede andando al lavoro, passeggiando in centro, fermandosi sulle Rive o semplicemente guardando fuori da una finestra.
Quando ci si trasferisce lontano, questa vicinanza improvvisa scompare. Ed è spesso allora che ci si rende conto di quanto fosse importante.
La piazza Unità d’Italia
Per chi vive a Trieste, piazza Unità è molto più di una piazza.
È il luogo delle passeggiate, degli appuntamenti, delle fotografie, degli eventi e delle soste improvvisate guardando il mare. È il punto dove molti triestini si sentono immediatamente a casa.
Chi vive lontano racconta spesso che basta vedere una fotografia della piazza per sentire riaffiorare immediatamente il desiderio di tornarci.
La Bora, anche se sembra impossibile
Può sembrare strano, ma tra le cose che mancano compare spesso anche la Bora.
Quando si vive a Trieste si passa gran parte del tempo a lamentarsi del vento. Quando si vive lontano, però, molti scoprono di sentire la mancanza proprio di quella forza imprevedibile che accompagna la città per gran parte dell’anno.
La Bora non è soltanto un fenomeno meteorologico. È parte del carattere triestino.
Il linguaggio quotidiano
Il dialetto, le espressioni tipiche, le battute e quel modo diretto di parlare rappresentano un altro elemento che molti rimpiangono.
Fuori città alcune parole semplicemente non esistono. E spesso chi vive lontano continua a utilizzarle automaticamente, accorgendosi soltanto dopo che nessuno ha capito cosa voleva dire.
È una piccola nostalgia linguistica che accomuna molti triestini emigrati.
Il rito del caffè
Chi lascia Trieste scopre presto che ordinare un caffè non sarà più la stessa cosa.
Niente "capo in B", niente "nero", niente "gocciato". E soprattutto manca quella cultura del caffè che a Trieste è parte integrante della vita quotidiana.
Molti triestini raccontano che una delle prime cose che fanno quando tornano in città è fermarsi in un bar per ordinare il caffè come hanno sempre fatto.
Barcola e le passeggiate sul mare
Barcola rappresenta uno dei simboli più forti della nostalgia triestina.
Le passeggiate sul lungomare, i tramonti, i bagni estivi, le giornate d’inverno davanti al mare e le serate trascorse sugli scogli rimangono tra i ricordi più vivi per chi si trasferisce altrove.
È uno di quei luoghi che sembrano normali quando li si vive ogni giorno e diventano speciali appena si perdono.
Le osmize e la convivialità
Molti ex residenti raccontano di sentire la mancanza anche delle osmize, delle tavolate sul Carso, dei bicchieri condivisi e di quell’atmosfera informale che caratterizza gran parte della socialità triestina.
Non è soltanto questione di cibo o vino. È il modo di stare insieme che rende queste esperienze difficili da sostituire.
Il carattere della città
Forse però la cosa che manca di più non è un luogo preciso.
È l’atmosfera generale di Trieste. Quella miscela unica di mare, Mitteleuropa, ironia, Bora, eleganza e malinconia che rende la città diversa da tutte le altre.
Molti triestini che vivono lontano raccontano che non esiste un solo elemento capace di sostituire completamente la sensazione di tornare a casa attraversando le Rive e rivedendo piazza Unità.
Perché alla fine Trieste ha una caratteristica particolare: si può lasciare fisicamente, ma spesso continua a restare dentro chi l’ha vissuta.
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