lunedì 2 novembre 2026
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Cronaca

ICS dopo il rogo in Porto Vecchio, chiesta l’apertura di via Gioia: «Basta rinvii sull’accoglienza»

redazione·
ICS dopo il rogo in Porto Vecchio, chiesta l’apertura di via Gioia: «Basta rinvii sull’accoglienza»

Circa 70 posti mediamente vuoti negli appartamenti gestiti da ICS, mentre un centinaio di persone sarebbe costretto a dormire per strada o nei magazzini abbandonati del Porto Vecchio. È la denuncia del Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio Rifugiati di Trieste, che dopo l’incendio costato la vita a due persone chiede l’apertura immediata di una struttura di accoglienza a bassa soglia e l’utilizzo dei posti disponibili nelle strutture già operative.

Nel comunicato del 2 novembre 2026, ICS definisce quanto accaduto una «tragedia annunciata, frutto di precise responsabilità istituzionali», rivolgendo contestazioni al Comune, alla Questura e alla Prefettura.

«Una situazione di abbandono che si trascina da anni»

«Esprimiamo il nostro dolore, ma non possiamo limitarci al cordoglio», scrive il Consorzio, ricordando che le due persone morte nell’incendio avevano cercato riparo in uno dei magazzini del Porto Vecchio.

Secondo ICS, la tragedia si inserisce in una situazione di abbandono conosciuta dalle istituzioni e rimasta senza risposte adeguate. Il Consorzio ricorda inoltre che, nello scorso inverno, altre due persone erano morte negli stessi magazzini.

«Eppure, nulla cambia», afferma la nota.

La richiesta di aprire l’ex mercato di via Gioia

Una delle principali contestazioni riguarda il mancato utilizzo dell’ex mercato di via Flavio Gioia.

ICS descrive l’immobile come una struttura pubblica inutilizzata da anni, dotata di servizi igienici, docce e riscaldamento. La sua destinazione a dormitorio a bassa soglia, ricorda il Consorzio, è stata proposta più volte dalle associazioni solidali.

Per ICS rappresenterebbe «una soluzione concreta per offrire un riparo a chi oggi è costretto a dormire all’aperto o negli edifici fatiscenti del Porto Vecchio». Il Consorzio accusa il Comune di continuare a rifiutare la messa a disposizione dello spazio.

Le contestazioni sull’accesso all’asilo e all’accoglienza

Il comunicato affronta anche i tempi di accesso alla procedura di asilo. Secondo ICS, la Questura continuerebbe a rinviare gli accessi di due o tre mesi, lasciando alle persone semplici inviti a ripresentarsi agli uffici, senza indicare che hanno già manifestato la volontà di chiedere protezione internazionale.

Il Consorzio sostiene che questa gestione impedisca l’attivazione dell’accoglienza da parte della Prefettura e contesta la prassi anche sul piano del rispetto degli obblighi di legge.

ICS interpreta queste scelte come una strategia volta a negare nei fatti l’accesso all’accoglienza e a spingere le persone ad allontanarsi dal territorio: un’accusa formulata dal Consorzio nel proprio comunicato.

«Posti disponibili che rimangono inutilizzati»

Al centro della denuncia ci sono i numeri delle strutture gestite da ICS.

«Da mesi gli appartamenti gestiti da ICS hanno mediamente 70 posti vuoti», afferma la nota, contrapponendo questo dato alla presenza di circa cento persone che, secondo il Consorzio, dormono per strada o negli edifici abbandonati.

Si tratta, sostiene ICS, di posti che potrebbero garantire una sistemazione dignitosa e che resterebbero inutilizzati per effetto delle scelte amministrative.

Il Consorzio critica inoltre il ricorso alla procedura accelerata di frontiera, che dichiara di avere già contestato in sede giudiziaria, e la concentrazione degli inserimenti a Casa Malala e nell’ex Ostello Scout di Campo Sacro, anziché nell’intera rete di accoglienza diffusa.

Le restrizioni all’assistenza in piazza Libertà

ICS richiama anche le recenti limitazioni imposte dalla Questura alla distribuzione di cibo e coperte in piazza Libertà.

Secondo il Consorzio, queste disposizioni aggravano la condizione delle persone senza riparo e ostacolano le attività di solidarietà che cercano di assicurare il minimo indispensabile per sopravvivere.

La nota collega quindi la gestione dell’accoglienza e le restrizioni all’assistenza, contestando un insieme di scelte che, nella lettura di ICS, aumenta l’esposizione delle persone a condizioni di pericolo.

L’appello a Prefettura, Questura e Comune

Le richieste finali sono l’apertura immediata di una struttura a bassa soglia, la fine dei ritardi che ICS considera ingiustificati nell’accesso alla procedura di asilo e l’utilizzo dei posti disponibili nelle strutture già attive.

«Prefettura, Questura e Comune devono assumersi le proprie responsabilità e intervenire senza ulteriori rinvii», afferma il Consorzio.

«A Trieste, mentre ci sono letti vuoti nelle strutture di accoglienza, le persone muoiono cercando riparo nei magazzini fatiscenti», conclude ICS, ribadendo la propria denuncia sulle responsabilità istituzionali.

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