sabato 19 settembre 2026
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Cronaca

Classifica "Ecosistema Urbano 2021", Trieste vola al 12esimo posto recuperando 28 posizioni!

Luca Marsi·

Pubblichiamo dal Circolo  triestino di Legambiente

Sintesi

La classifica di Ecosistema Urbano 2021 vede Trieste risalire le posizioni (dal 40. al 12. posto), un successo apparente che nasconde numerose spiacevoli realtà. Se il 40. posto dell'anno precedente era dovuto al fatto che il Comune non aveva fornito i dati richiesti, resta il fatto che alcuni piccoli miglioramenti e un diverso criterio di conteggio del verde non giustificano un nostro giudizio positivo complessivo.

Infatti i piccoli miglioramenti degli indicatori per la produzione di rifiuti pro capite, per la potenza installata di impianti solari su edifici di proprietà comunale e una crescita della quota della raccolta differenziata,  sono accompagnati dalla mancanza di dati sulla dispersione della rete idrica e  sull'efficacia degli acquisti verdi da parte del Comune.

E' peggiorato il dato dei consumi idrici domestici, ed è crollata l'utenza del trasporto pubblico (da 310 a 200 viaggi per abitante/anno), senza che il Comune provvedesse a introdurre – come invece hanno fatto tanti altri Comuni italiani nel periodo del lock down – misure innovative per favorire la mobilità ciclabile e integrata, respingendo tutte le proposte elaborate dalle associazioni.

E' stata persa una grande occasione – a causa della miopia e conservatorismo del Comune – per ripensare ai grandi temi ambientali urbani: aria, acqua, rifiuti, traffico, energia, consumo di suolo. Le ambiguità del PUMS, privo di obiettivi chiari e di priorità, fanno emergere solo il progetto di cabinovia, inutile e rischioso per i futuri costi di manutenzione: sarebbe un ulteriore spreco di risorse, un corpo estraneo che non incide sui gravi problemi della mobilità urbana di Trieste.

 

Commenti agli indicatori

La classifica di Ecosistema Urbano 2021 (riferita ai dati 2020) vede Trieste al 12. posto, con un punteggio del 65,21%. L'anno scorso Trieste era finita al 40. posto, col punteggio di 57,70, a causa della mancata fornitura dei dati da parte del Comune, per cui Legambiente aveva fatto ricorso ai dati dell'anno precedente.

Da cosa è giustificato questo apparente miglioramento delle prestazioni ambientali? In parte si tratta delle ricadute del lock down, con una riduzione di alcuni inquinanti immessi nell'atmosfera (NO2 e PM10), e in parte grazie a una revisione – da parte del Comune – del metodo di calcolo dell'indicatore “alberi in area di proprietà pubblica ogni 100 abitanti” (alberi/100 ab.) che sale dal valore di 10 alberi per 100 abitanti degli anni precedenti al valore attuale di 102 per 100 abitanti, che si avvicina ai circa 190.000 alberi urbani – tra censiti e stimati – che risultano dal bilancio arboreo recentemente pubblicato dal Comune. E' evidente che negli anni precedenti il Comune aveva usato altri criteri di valutazione.

C'è  un miglioramento nella potenza installata di impianti solari su edifici di proprietà comunale, espressa in kW per 1000 abitanti residenti, tuttavia il raddoppio da 1 kW a 2 kW vede ancora Trieste in coda tra i capoluoghi della nostra regione e molto indietro a diverse città italiane che hanno superato i 30 kW per 1000 abitanti.

Un altro miglioramento parziale (probabile effetto del lock down) è la riduzione della produzione pro capite di rifiuti urbani, espressa in kg/abitante/anno, che dai 471 kg degli anni precedenti scende a 463 kg. Anche la raccolta differenziata migliora, salendo dal 41% al 44,9%, rimanendo però ad anni luce di distanza dai risultati di Pordenone (84,40%) e da Udine, che – in seguito all'introduzione del porta a porta - arriva al 70,70%. L'arretratezza della politica triestina nel campo della gestione dei rifiuti, poi tradotta da Acegas/Hera in risultati modestissimi in confronto a quanto realizzato altrove, denuncia la incapacità – o addirittura il rifiuto – di raggiungere gli obiettivi fissati dalla legge (era il 65% per il 2012, e noi siamo ancora sotto il 45%!).

Poi ci sono i peggioramenti visibili: nel campo dei consumi idrici domestici (esperessi in litri/abitanti/giorno) che salgono ancora da 149,8 litri a 163,8, mentre il dato sulla dispersione della rete (in %), che era intorno al 40% negli anni precedenti, non è stato fornito a Legambiente. Questa grave mancanza di trasparenza fa supporre che la situazione sia ancora grave, al vertice in regione nello spreco di questa preziosa risorsa.

Un altro dato significativo non fornito dal Comune riguarda gli acquisti verdi (Green Procurement), che evidentemente il Comune gestisce per compartimenti separati, senza avere idea dell'insieme e senza poter valutare l'efficacia di queste misure.

I dati sulla mobilità, infine, fanno comprendere la sostanziale incapacità da parte del Comune di   Trieste di intervenire nel periodo del lock down con misure innovative (bike lanes, promozione del lavoro da remoto, valorizzazione dei mobility manager, incentivi alla mobilità sostenibile) largamente introdotte e applicate in tanti Comuni italiani. Il crollo dell'utenza del trasporto pubblico  (espressa in viaggi/abitante/anno), da 310 a 200 viaggi per abitante, fa scendere Trieste nella graduatoria nazionale dal quinto al sesto posto,  quest'anno superata da Bologna.

Il Comune ha assistito passivamente al previsto calo del trasporto pubblico, respingendo le numerose misure innovative proposte da un gruppo di associazioni impegnate sulla mobilità, tra le quali Legambiente. Anche l'importante momento della stesura e discussione del PUMS, allo scopo di trasformare profondamente la mobilità in direzione della sostenibilità, è stata di fatto un'occasione  sprecata, e di tutte le misure e investimenti progettati rimane solo la cabinovia, incautamente finanziata dal Ministero dei trasporti, che è di fatto un corpo estraneo sia al sistema del TPL (non c'è neppure nel Piano Regionale relativo), sia all'esigenza di dotare la città di una rete moderna di trasporto urbano su rotaia o comunque in sede propria (tram o filobus), col rischio invece di lasciare in gestione al Comune un'opera inutile e costosa, che richiede enormi costi di manutenzione e non risolve i problemi del traffico urbano.

Per quanto riguarda il consumo di suolo, preoccupa la incerta destinazione del Porto Vecchio, che rischia di ospitare qualsiasi cosa arrivi, o peggio di produrre ulteriori vuoti urbani col trasferimento di tutti gli uffici regionali. Anche questa opportunità unica rischia di essere sprecata.

In sostanza il periodo del lock down è stata un'occasione perduta, da parte del Comune, per ripensare ai problemi ambientali con un'ottica diversa, e iniziare finalmente a porsi degli obiettivi seri per la mobilità, i rifiuti, l'energia, lo spreco dell'acqua, il consumo di suolo.

 

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