Trieste, una luce verde sulla SLA: Università accende la facciata e guarda a nuove frontiere della ricerca

La facciata dell'Università degli Studi di Trieste si illuminerà di verde in occasione della Giornata Nazionale SLA. Un gesto simbolico di vicinanza alle persone che convivono con la sclerosi laterale amiotrofica e alle loro famiglie, che a Trieste si accompagna però a qualcosa di estremamente concreto: la ricerca scientifica sta lavorando su due fronti innovativi, dalla stimolazione cerebrale non invasiva allo studio di un possibile esame del sangue capace di riconoscere un'alterazione biologica collegata alla malattia.
È questo il messaggio con cui UniTS aderisce alla Giornata Nazionale SLA promossa da AISLA, richiamando l'attenzione non soltanto sulla malattia, ma anche sui bisogni e sui diritti delle persone che ne sono colpite.
La facciata dell'Università diventa verde
Il verde scelto per illuminare l'edificio diventa così il segno visibile di un impegno che riguarda assistenza, accesso alle cure e ricerca.
La Giornata Nazionale vuole infatti richiamare l'attenzione sull'assistenza domiciliare, sui diritti delle persone con SLA e sull'importanza di continuare a investire nella ricerca per individuare nuove possibilità di contrasto alla malattia.
La sclerosi laterale amiotrofica è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni, compromettendo progressivamente la forza e la capacità di movimento. Può arrivare a coinvolgere anche funzioni fondamentali come parola, deglutizione e respirazione.
Secondo le stime AISLA riportate dall'Università, in Italia sono oltre 6.000 le persone che convivono con la SLA, con circa 2.000 nuovi casi ogni anno.
Benussi: «La ricerca triestina impegnata su due fronti innovativi»
È sul terreno scientifico che il messaggio proveniente da Trieste acquista una particolare rilevanza.
«La Giornata Nazionale SLA trova quest'anno la ricerca triestina impegnata su due fronti particolarmente innovativi», spiega Alberto Benussi, docente di Neurologia dell'Università di Trieste.
Il primo riguarda l'avvio di uno studio clinico randomizzato basato su una forma di stimolazione cerebrale non invasiva.
L'obiettivo indicato dal docente è quello di intervenire sui circuiti motori coinvolti nella malattia.
«Abbiamo avviato uno studio clinico randomizzato che sperimenta una forma di stimolazione cerebrale non invasiva, con l'obiettivo di modulare i circuiti motori coinvolti nella malattia e contrastarne la progressiva perdita di funzione», sottolinea Benussi.
La ricerca sulla proteina TDP-43
Parallelamente, la ricerca triestina sta lavorando su un secondo fronte insieme all'ICGEB.
Al centro degli studi c'è la proteina TDP-43 nelle piastrine del sangue, la cui alterazione, come spiegato da Benussi, rappresenta uno dei principali meccanismi biologici della SLA e della demenza frontotemporale.
La prospettiva indicata è particolarmente ambiziosa: arrivare allo sviluppo di un esame del sangue in grado di riconoscere questa alterazione nella persona vivente.
«L'obiettivo è sviluppare un esame del sangue capace di riconoscere questa alterazione nella persona vivente e, in futuro, di seguirne l'evoluzione e la risposta alle terapie», spiega il docente.
Si tratta dunque di un percorso di ricerca che guarda non soltanto all'individuazione dell'alterazione, ma, in prospettiva, anche alla possibilità di monitorarne l'andamento e la risposta ai trattamenti.
Una luce verde tra solidarietà e scienza
L'illuminazione della facciata dell'Università assume così un doppio significato.
Da una parte c'è la vicinanza alle oltre 6.000 persone che, secondo le stime AISLA riportate da UniTS, convivono con la SLA in Italia, insieme alle loro famiglie. Dall'altra c'è il lavoro quotidiano dei ricercatori e la ricerca di nuove strade per comprendere e contrastare una patologia neurodegenerativa progressiva particolarmente complessa.
A Trieste, quindi, la Giornata Nazionale SLA non sarà soltanto rappresentata dal verde che illuminerà l'Università. Dietro quella luce ci sono anche due percorsi scientifici che guardano al futuro: la stimolazione cerebrale non invasiva e la ricerca sulla TDP-43 nel sangue.
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