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ASUGI informa

Oggi è la Giornata Internazionale dell’Infermiere

Luca Marsi·

ASUGI comunica che il 12 maggio, si festeggia la Giornata Internazionale dell’Infermiere. La data è stata scelta dall’International Council of Nurses per un motivo ben preciso: il 12 maggio del 1820 nasce a Firenze Florence Nightingale, colei che viene definita come la fondatrice delle Scienze Infermieristiche Moderne.

In occasione della nuova edizione della giornata internazionale, il Servizio Comunicazione, Relazioni Esterne Aziendali e Ufficio Stampa di ASUGI lascia la parola alla dott.ssa Consuelo Consales, dirigente infermieristico presso la SC Direzione infermieristica e ostetrica, e la dott.ssa Tiziana Spessot, dirigente presso la SC Servizio infermieristico.

“Se mi avessero chiesto trent’anni fa, all’esordio della mia attività lavorativa “Chi è l’infermiere?” la risposta sarebbe stata molto diversa da quella attuale. In quegli anni c’era “Il Mansionario” che definiva le attività che l’infermiere poteva svolgere; la preparazione si svolgeva attraverso un corso triennale professionale e la spendibilità dell’allora diploma era negli Ospedali. Erano gli anni della seconda riforma sanitaria e gli albori del potenziamento dell’assistenza sul territorio; nascevano i servizi infermieristici aziendali, l’assistenza domiciliare e s’intravedeva un graduale e progressivo riconoscimento della autonomia e delle competenze del professionista. Molti passi avanti si sono fatti da allora.

Oggi, l’infermiere ha una laurea triennale e la possibilità di sviluppare le proprie competenze migliorandole attraverso i Master di 1°- 2° livello, la laurea magistrale e i dottorati di ricerca. Qualche collega è riuscito a diventare professore universitario dando ancor più forza alla professione. In risposta ai bisogni di salute che riguardano la prevenzione, l’assistenza, il trattamento e la riabilitazione c’è un crescendo di specializzazione, autonomia e competenza dell’infermiere. L’infermiere non è più destinato esclusivamente alla struttura ospedaliera dove trova spazi nelle specialità quali ecocardiografia, elettrofisiologia, emodialisi, robotica di sala operatoria, solo per citare alcuni, ma anche negli ambulatori infermieristici territoriali, nella disabilità, nelle comunità e nella continuità assistenziale, non ultimo l’area della cura palliativa. Negli anni di pandemia è emersa ancor di più la capacità e la competenza degli infermieri di fronte alle situazioni critiche, impensabili ed impreviste: hanno dimostrato di adattarsi ad ogni situazione sapendo collaborare con gli altri professionisti.

La competenza degli infermieri nell’individuare autonomamente le cure e le pratiche utilizzando le conoscenze teoriche e cliniche attuali ha creato un continuo miglioramento della pratica professionale nonché il miglior benessere possibile delle persone anche in situazioni di crisi. Col tempo è migliorata anche la sua capacità di comunicare in modo esaustivo, professionale e empatico con il personale, con gli utenti e le famiglie; è agente attivo nel contesto sociale in cui esercita ed è tutor nell’accompagnamento degli allievi e studenti.

Nonostante tutto ciò, assistiamo ad una grave mancanza di personale dettata probabilmente dai risicati posti disponibili a livello universitario e dal “disamore” per la professione. Il nostro lavoro comporta sicuramente sacrifici, fatica e responsabilità che, per “Noi” viene ancora compensato semplicemente da un “GRAZIE” o da un “SORRISO”.

In risposta alle difficoltà dettate dalla responsabilità imposta delle situazioni di bisogno, gli infermieri devono avere un’identità professionale che poggia su solide conoscenze pratico-scientifiche aggiornate che aiutano a entrare in relazione con la persona assistita; l’unico strumento che rinforza e rinsalda l’identità non ha a che fare con la tecnologia o con il management, ma è la relazione con l’assistito.”

 

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