mercoledì 26 agosto 2026
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Segnalazioni

Secondo uno studio: “La plastica riempirà gli oceani entro il 2040”

Luca Marsi·
“La plastica riempirà gli oceani entro il 2040.” Questo l’allarme che arriva da uno studio condotto dall’Università di Leeds, nel Regno Unito. Il report parla di oltre 1,3 miliardi di tonnellate di rifiuti in plastica che confluiranno negli oceani. Una circostanza inevitabile nei prossimi due decenni, a meno che non si procederà ad un’azione globale immediata. Tutti elementi in arrivo dal lavoro di un gruppo di scienziati che ha sviluppato un nuovo modello computerizzato, in grado di tracciare il flusso dell’inquinamento nel mondo. La produzione di plastica monouso è aumentata negli ultimi decenni, con la conseguenza ben visibile che oceani e sottosuolo sono sempre più colmi di rifiuti e i sistemi di gestione, smaltimento e riciclo mostrano enormi difficoltà. Con ormai centinaia di isole di plastica nei mari, uno sforzo globale volto a ridimensionarne il consumo sembra più che mai necessario, e potrebbe effettivamente ridurre l’inquinamento di circa l’80%. Eppure, anche se si dovesse procedere con il massimo impegno, circa 710 milioni di tonnellate di plastica saranno riversate tra ambiente e oceani entro il 2040 secondo il nuovo studio, chiamato “Rompere l’onda di plastica”: “Questa indagine scientifica ci ha fornito per la prima volta una visione completa delle quantità sbalorditive di rifiuti che vengono scaricate negli ecosistemi terrestri e acquatici in tutto il mondo”, ha dichiarato Costas Velis, docente a capo della ricerca. Lo studio sembra aver quindi garantito un quadro molto più chiaro delle fonti d’inquinamento e del loro potenziale nocivo nel corso dei decenni. L’aumento della plastica monouso, stimato del 40% per i prossimi 10 anni, ha fatto registrare una decisa accelerazione durante la pandemia di coronavirus. Molti Paesi hanno incoraggiato e implementato l’utilizzo del monouso per arrestare i contagi, e le operazioni di riciclaggio si sono in parte bloccate. A peggiorare le cose, l’emergenza sanitaria ha anche rallentato i sistemi di gestione rifiuti e causato tagli ai prezzi della plastica.

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