Migranti, Fratoianni: "Ombre su Soumahoro ma non mi pento"
"Nessuno mi aveva mai parlato di ipotesi di reato" ma le sue spiegazioni lo hanno convinto "sino a un certo punto. Credo che ci siano ancora delle zone d'ombra da chiarire ed è quello che noi gli abbiamo chiesto". Così il leader di SI Nicola Fratoianni, intervistato da Repubblica sul caso Soumahoro. "Trovo problematico che non sia riuscito a trasformare anche questa situazione in un'iniziativa sindacale e politica. Mi pare evidente che si sia prodotto un cortocircuito fra il suo ruolo e il ritrovarsi dentro una relazione stretta familiare, che però era difficile non vedere. A noi ha ribadito la sua totale estraneità. A ridosso della campagna elettorale mi fu raccontato dalla senatrice Fattori - prosegue - di una sua ispezione in una coop di Latina in cui erano state riscontrate situazioni non positive. Mi disse che circolavano strane voci e io le chiesi se ci fossero elementi di certezza, che non arrivarono. Perciò decidemmo di procedere con la candidatura, avanzata da Europa verde, che poi valutammo insieme di sostenere. Quelle voci non facevano alcun riferimento né a stipendi non pagati, né ad appropriazione di fondi o a sfruttamento del lavoro. Attenevano alle condizioni di un centro di accoglienza, in cui comunque Abou non era coinvolto. Nessuno - ha detto ancora - mi ha mai parlato di sfruttamento o lavoro nero. La sua era una candidatura che aveva la forza di consolidare alcune tematiche che per noi sono centrali". Pentito? "No, quei temi sono essenziali per una forza come la nostra". Deve dimettersi dal parlamento? "Dipende da lui". (ANSA). J5J-TEM
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