giovedì 15 ottobre 2026
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In Iraq rinvenuti i resti di 120 vittime del massacro dell’Isis

Luca Marsi·
I resti di corpi di più di 120 vittime di uno dei più atroci massacri commessi dallo Stato islamico in Iraq sono stati riesumati da una fossa comune vicino alla città settentrionale di Mosul, per tre anni dal 2014 diventata la capitale dell'Isis. Si tratta di 123 vittime, in larga parte musulmani sciiti, della strage di 600 detenuti della prigione di Badush commessa nel 2014 dall'Isis. I circa 3mila prigionieri del carcere di Badush, attaccato da miliziani dello 'Stato islamico', furono separati in base all'appartenenza religiosa e la maggioranza degli sciiti furono condotti nel deserto e fucilati sul ciglio di un crepaccio, quindi i loro corpi furono gettati nel burrone. Alcuni dei sopravvissuti, salvatisi per miracolo perché saltati nel crepaccio pochi attimi prima della fucilazione, hanno raccontato di aver sentito dalla conta dei prigionieri che le persone che stavano per essere fucilate erano poco più di 600. Secondo quanto riferito da media iracheni e internazionali, i campioni di DNA dei corpi dei 123 corpi finora portati alla luce dovranno ora essere identificati tramite il confronto con i dati che i familiari delle vittime metteranno a disposizione delle autorità. L'Onu afferma che finora in Iraq sono state scoperte più di 200 fosse comuni contenenti i resti di circa 12mila persone. L'Isis, che ha controllato ampie zone dell'Iraq occidentale e della Siria orientale tra il 2014 e il 2019, è accusato di aver commesso crimini equiparabili a crimini di guerra, contro l'umanità e genocidio. Fonte Ansa.

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