Scuola. Pellegrino (Avs): "Si educhi alla pace e non alla guerra"

"Siamo di fronte all'ennesimo gravissimo tassello di un disegno politico che punta alla progressiva militarizzazione della società italiana, partendo purtroppo proprio dai luoghi deputati alla formazione, alla crescita critica e alla cultura della pace dei nostri ragazzi". Così, in una nota congiunta, la consigliera regionale Serena Pellegrino di Alleanza Verdi e Sinistra e Andrea Di Lenardo, capogruppo di Avs in Consiglio Comunale di Udine, commentando con durissima fermezza la denuncia emersa dall'Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole. "Secondo quanto emerso dalla stampa - spiega Pellegrino - l'Esercito italiano è entrato negli istituti superiori di Toscana ed Emilia-Romagna con programmi strutturati di orientamento volti a spingere gli studenti all'arruolamento. È inaccettabile che le aule scolastiche si trasformino in succursali di uffici di collocamento per le forze armate. La giustificazione formale delle 'conferenze di orientamento' e delle visite guidate non riesce a nascondere la sostanza della questione".
"La verità - si evidenzia nella nota - è che si sta operando una propaganda mirata a normalizzare la cultura bellica e il riarmo agli occhi dei minorenni. Mentre il Ministero dell'Istruzione taglia sistematicamente le risorse per l'edilizia scolastica e per l'educazione affettiva e di genere, si spalancano le porte dell'istruzione pubblica a chi propone la divisa e le armi come prospettiva di vita o di carriera professionale". "Mentre la Costituzione italiana ripudia fermamente la guerra all'articolo 11, l'orientamento scolastico viene piegato alle logiche di reclutamento geopolitico e assistiamo a una pericolosa deriva pedagogica e ideologica. Non possiamo - prosegue la nota - restare in silenzio di fronte a questo vero e proprio scippo formativo. Il dovere della scuola non è plasmare futuri soldati, ma favorire lo sviluppo del pensiero critico, del dialogo e della convivenza democratica".
"Quanto accaduto nelle scuole dell'Emilia-Romagna e della Toscana fa il paio con ciò che, solo un anno fa, si era tentato di fare a Udine. In quell'occasione, grazie alla nostra attività politica e ispettiva, siamo riusciti a bloccare l'ingresso dei carri armati nel piazzale di un istituto scolastico. Oggi - conclude la nota - come allora, manteniamo la massima vigilanza per denunciare ogni deriva di questo tipo, perché la scuola deve restare una zona franca. È necessario continuare fermamente a contrastare ogni tentativo di piegare il sistema educativo nazionale alla logica della guerra".
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