Gran Bretagna, 'aborto discriminatorio', donna con sindrome Down perde causa
Ha perso la sua battaglia, almeno alla Corte d'appello di Londra, la donna portatrice di sindrome di Down che aveva contestato di fronte alla giustizia britannica come discriminatorio il riconoscimento del diritto all'aborto tardivo - anche a ridosso del parto - giustificato come unica causa dalla diagnosi nel feto di una condizione genetica come la sua. I giudice di seconda istanza non hanno infatti accolto le motivazioni illustrate dall'avvocato di Heidi Crowter, 27enne di Coventry, secondo cui l'applicazione in chiave eugenetica dell'Abortion Act, la legge sull'interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) in vigore in Inghilterra e Galles, "non interferisce" con i diritti che riconoscono i disabili o le persone già nate con sindrome di Down come perfettamente normali. Un verdetto contestato da Heidi e dal suo legale, che si sono detti decisi ad andare avanti fino alla Corte Suprema, al possibile coinvolgimento della giustizia internazionale sui diritti umani, oltre che a ogni forma di campagna politica, sociale e culturale. "Sono arrabbiata - ha dichiarato la donna con amarezza, ma non senza spirito combattivo, sostenuta dal marito James e dalla madre Liz - che i giudici abbiano stabilito che io e quelli come me non contiamo; mi vien da piangere, significa negare valore" alla vita di chi nasce Down. In base alla normativa approvata ormai da decenni in Inghilterra e in Galles - e a quella analoga vigente in Scozia - l'aborto non può essere praticato oltre le 24 settimane di gestazione; salvo i casi definiti di potenziale "anormalità fisica o mentale" destinati a fare del nascituro "un handicappato grave": casi fra i quali i giudici hanno più volte fatto ricadere quelli delle diagnosi prenatali di trisomia 21, detta anche meno propriamente sindrome di Down e indicata in passato con lo stigma caduto in disuso di mongoloidismo. Il governo Tory di Rishi Sunak ha da parte sua fatto sapere di voler restare "neutrale" su una questione tanto delicata, senza rimettere in discussione la legge sull'interruzione di gravidanza. (ANSA). LR
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