Golpe in Mali, arrestato il presidente Keïta: «Non voglio sangue per mantenermi al potere»
Si terrà oggi, giovedì 20 agosto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per discutere il golpe in Mali dello scorso martedì. Dopo un governo civile transitorio, durato dal marzo 2012 al dicembre dello stesso anno, Ibrahim Boubacar Keïta era stato eletto presidente nel 2013. Grandi le speranze riposte nel leader, soprattutto da parte dei più giovani, era stato eletto per un secondo mandato nel 2018. Poi le accuse di brogli e corruzione, assieme alle accuse di mancata garanzia di sicurezza a seguito del rapimento del leader dell’opposizione Cissé.
Le proteste del 5 giugno hanno costretto Keïta allo scioglimento della corte costituzionale. Accusato così anche di cattiva gestione economica del paese e incapacità di frenare l’insurrezione Jihadista, Keïta, si è ora dimesso dopo essere stato arrestato da un gruppo di jihadisti in rivolta. «Non voglio che venga versato del sangue per mantenermi al potere» ha dichiarato durante un’apparizione televisiva, aggiungendo che avrebbe sciolto il parlamento e rassegnato le dimissioni del governo.
I golpisti si sono dichiarati “Comitato nazionale per la salvezza del popolo”, il loro leader - il vice capo di stato maggiore dell’aeronautica - ha richiesto «una transizione politica civile che conduca a elezioni generali credibil». Il nuovo Comitato nazionale ha imposto il coprifuoco e chuso confini terrestri e aerei.
Nell’ultimo anno, i conflitti legati all’insurrezione jihadista nella regione hanno causato quasi 6mila vittime, 40% delle quali proprio in Mali.
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