sabato 25 luglio 2026
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Fertilità maschile a rischio, l'allarme degli andrologi: Nel 2070 potrebbero non poter più procreare

Luca Marsi·

Il rischio che la perdita di fertilità maschile diventi un problema irreversibile per la specie umana è reale. La Società Italiana di Andrologia (SIA), segnala il pericolo dello scenario peggiore che nel 2070 possa crollare la possibilità per gli uomini di generare figli, se non verranno cambiati gli stili di vita e le condizioni ambientali, oltre ai comportamenti logicamente legati a un calo dei tassi di fertilità, come l'astinenza sessuale, sempre più diffusa tra i giovani e l'aumento dell'età di concepimento. Infatti si stima che siano oltre 1,6 milioni i 18-40enni che mai nella vita hanno fatto sesso, che è sempre più virtuale e sganciato da aspetti relazionali e riproduttivi. IL CALO DEGLI SPERMATOZOI - A questo si aggiunge che l'età media del primo figlio in Europa è in costante aumento e all'Italia spetta il primato del Paese europeo dove il primo figlio si fa più tardi: in media 35 anni per le donne e 40 per gli uomini. Il problema non riguarda solo i Paesi più sviluppati, ma in misura crescente anche il Sud del mondo. "In appena 40 anni, gli uomini occidentali hanno visto calare del 52,4% la concentrazione degli spermatozoi. Gli studi realizzati documentano che, dal 1970 al 2018, in Occidente si è passati dai 101 milioni di spermatozoi ogni ml di liquido seminale nel 1970 ai 49 milioni ml nel 2018- dichiara Alessandro Palmieri, presidente SIA e Professore Associato di Urologia all'Università Federico II di Napoli- Una tendenza che vive una discesa inarrestabile ancora più preoccupante per il ripido declino fra il 2000 e il 2018, attestato dalla metanalisi pubblicata a novembre scorso su 'Human Reproduction Update'. Se infatti dal 1973 al 2000 il calo di concentrazione spermatica è stato dell'1,6% ogni anno, dal 2000 al 2018 la riduzione ha segnato più del doppio, pari al 2,64% per anno. Se il trend continuerà e non verrà arrestato, entro il 2070 si perderà oltre il 40% della fertilità maschile con serissimi pericoli per la procreazione nei Paesi Occidentali, se non cambieremo l'ambiente che ci circonda, le sostanze chimiche a cui siamo esposti e il nostro stile di vita". Il calo degli spermatozoi è documentato anche nelle popolazioni asiatiche, africane e sudamericane ed è stato rilevato, in particolare, in un lavoro appena pubblicato su Scientific Report, che dimostra un calo dell'89% dal 2010 al 2019 della motilità spermatica in Sud Africa e in Nigeria e un peggioramento dei parametri dello sperma con l'avanzare dell'età. "La qualità del seme maschile deve essere considerata una 'sentinella' dell'ambiente, visto che nelle aree più colpite dall'inquinamento si nota un calo più grave della concentrazione spermatica- dichiara Luigi Montano, uroandrologo SIA e past president della Società italiana riproduzione umana (SIRU)- Lo accerta pure il recente rapporto dell'Oms sulla infertilità di coppia, pubblicato ad aprile 2023, in cui si parla di una media globale del 17,5% e in Cina di un dato superiore al 23%. Ciò è stato correlato agli alti tassi di inquinamento che si rilevano in quel Paese, sceso al secondo posto, in base alle recenti proiezioni demografiche, nella classifica degli Stati più popolosi del pianeta dopo l'India". "Le autorità sanitarie e politiche devono quindi valutare il problema della denatalità, non solo considerando le cause socio-economiche ma anche le responsabilità biologiche, intervenendo in maniera seria e massiva sull'inquinamento atmosferico e sulle abitudini di vita scorrette. l'uomo è in crisi e il suo 'default' potrebbe determinare pure quello dell'umanità", concludono Palmieri e Montano. (Com/Red/ Dire) foto erboristeriasalute

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