giovedì 22 ottobre 2026
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Cani anti-COVID negli aeroporti: Al via la sperimentazione

Luca Marsi·
Parte la sperimentazioni dei cani anti COVID in alcuni dei principali scali del mondo, un’alternativa ai classici tamponi che ha fatto molto discutere gli esperti e gli scienziati. Dopo una prima sperimentazione in laboratorio, i cani utilizzati per rilevare se i passeggeri sono affetti da coronavirus diventano realtà in alcuni aeroporti, come quello di Dubai, negli Emirati Arabi e in quello di Helsinki, in Finlandia. Questi animali sarebbero quindi in grado di diagnosticare il coronavirus ai viaggiatori semplicemente annusando la loro saliva o il sudore, con una precisione tale da fargli prendere il nome di cani anti COVID. L’impiego di questi cani negli scali internazionali permette di ridurre le file e tempi di attesa dei test somministrati ai viaggiatori. Annusando un campione di saliva o di sudore prelevato dalle ascelle dei passeggeri i cani anti COVID sono in grado di rilevare la presenza del virus nell’organismo con una precisione del 92%. Questa loro capacità è stata sviluppata in laboratorio dopo un lungo addestramento. Gli animali vengono bendati al fine di non avere delle distrazioni a livello visivo e vengono addestrati seguendo il modello del condizionamento classico. Questa modalità di test ha sollevato diverse polemiche tra la comunità scientifica. Anche il professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi ha affermato che effettivamente “in fase infettiva, il corpo produce più composti volatili carboniosi, come cortisolo e adrenalina: queste sono le sostanze fiutate dagli animali”, tuttavia si è dichiarato dubbioso circa la loro effettiva attendibilità: “E’ sicuramente una sperimentazione interessante, ma ancora in fase di studio. In una fase delicata come questa, in cui i contagi da COVID–19, stanno nuovamente risalendo, mi sembra azzardato e rischioso applicarla in un aeroporto come unico strumento di rilevazione del virus”.

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