Trieste, Laura Palutan sugli aiuti ai migranti: «Prima residenti, integrati e contribuenti in difficoltà»

Il dibattito sugli aiuti e sulla distribuzione di materiale scolastico a Trieste si allarga ulteriormente. Dopo le prese di posizione delle ultime ore, interviene anche Laura Palutan, presidente della Lista Dipiazza, che porta la discussione sul terreno dell’equità sociale, delle soglie ISEE e delle difficoltà vissute da quella fascia di popolazione che definisce la nuova classe media.
Palutan parte da un dato esemplificativo: una famiglia composta da quattro persone con un reddito complessivo di circa 3.000 euro al mese.
Secondo la presidente della Lista Dipiazza, nuclei di questo tipo rischiano oggi di trovarsi in una sorta di terra di mezzo: troppo “ricchi” secondo alcuni parametri per accedere a determinate forme di sostegno, ma contemporaneamente sempre più in difficoltà nel sostenere le spese della vita quotidiana.
«La classe media è alla soglia della sofferenza finanziaria»
«A Trieste, come altrove, sembra mancare una piena consapevolezza della realtà economica attuale», afferma Palutan.
La presidente della Lista Dipiazza individua nella famiglia con quattro componenti e due redditi per complessivi 3.000 euro mensili un esempio della condizione della classe media contemporanea.
«Nonostante le soglie ISEE li classifichino come soggetti “benestanti”, escludendoli di fatto da gran parte delle forme di sussidio pubblico, la gestione quotidiana delle spese fisse, quali casa, utenze, generi alimentari, istruzione e mobilità, riduce queste famiglie alla soglia della sofferenza finanziaria».
Una riflessione che sposta dunque l’attenzione dal singolo episodio degli zaini a un problema più ampio: chi resta fuori dai meccanismi di assistenza pur attraversando una fase di difficoltà economica?
Palutan critica gli aiuti distribuiti senza verifiche reddituali
Il passaggio più polemico riguarda alcune modalità di distribuzione dei beni da parte delle associazioni.
«A questo scenario si contrappone l’operato di alcune associazioni che distribuiscono beni in pubblica piazza senza alcun filtro o verifica reddituale», sostiene Palutan.
La presidente della Lista Dipiazza mette quindi in discussione non il principio della solidarietà in sé, ma i criteri attraverso i quali, a suo giudizio, gli aiuti vengono destinati.
«Questo materiale proviene dai contribuenti che, qualora si trovassero in difficoltà, non potrebbero accedere a quelle stesse risorse. O pensiamo arrivi dal cielo?».
Una posizione netta, che si inserisce direttamente nel confronto nato dopo la polemica sui 59 zaini donati a persone arrivate a Trieste attraverso la rotta balcanica.
«Senza criteri di equità la solidarietà può diventare ingiustizia sociale»
Palutan insiste soprattutto su un concetto: gli aiuti dovrebbero essere distribuiti in funzione del bisogno economico, senza creare categorie privilegiate.
«Una gestione dei beni donati priva di criteri di equità e destinata a specifiche categorie rischia di trasformare la solidarietà in una forma di palese ingiustizia sociale».
Una frase che mette al centro il principio della selezione dei beneficiari sulla base della situazione concreta delle famiglie.
Secondo Palutan, quindi, non dovrebbe essere l’appartenenza a una determinata categoria a stabilire chi riceve un aiuto, ma una valutazione delle condizioni effettive di necessità.
La critica alla comunicazione sui social
Nel suo intervento trova spazio anche un attacco alla modalità con cui alcune iniziative solidaristiche vengono raccontate pubblicamente.
«Promuovere sui social media la consegna di aiuti a beneficiari ben delineati appare spesso come un’operazione di mera visibilità», sostiene.
Un giudizio politico molto severo, con il quale Palutan mette in discussione la scelta di accompagnare la distribuzione di determinati beni con una forte esposizione pubblica e social.
La proposta: materiale scolastico direttamente negli istituti
Alla critica, Palutan accompagna anche una proposta operativa.
Per il materiale destinato agli studenti, la presidente della Lista Dipiazza ritiene preferibile utilizzare direttamente le scuole come punto di distribuzione.
«Un intervento solidaristico autentico ed efficace prevedrebbe la distribuzione diretta delle dotazioni, in questo caso scolastiche, presso gli istituti del territorio, garantendo il supporto a qualsiasi famiglia ne necessiti, al di là di ogni etichetta».
Una modalità che, nella sua visione, permetterebbe di intercettare più facilmente le necessità reali delle famiglie e di evitare contrapposizioni sulla provenienza dei beneficiari.
Palutan: «Aiuti alle famiglie dei residenti, di chi si è integrato e contribuisce al sistema»
La parte conclusiva dell’intervento è anche quella politicamente più forte.
«Sono le famiglie dei residenti, di chi si è integrato e di chi contribuisce al sistema ad averne reale diritto e bisogno», afferma Palutan.
Poi la chiusura, esplicita e destinata ad alimentare ulteriormente il confronto politico: «Fra questi, per quanto mi riguarda, non sono presenti i migranti irregolari».
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