Trieste, Cecco: «Chi truffa gli anziani colpisce fragilità e fiducia, la giustizia deve essere più rapida»

Plauso alle forze dell’ordine per l’operazione che ha consentito di smantellare una rete criminale dedita alle truffe ai danni degli anziani, ma anche la richiesta di valutare strumenti capaci di rendere più rapidi i procedimenti giudiziari quando le vittime sono persone anziane o particolarmente vulnerabili. È la posizione espressa da Giorgio Cecco di Civica Idea Giuliana, che interviene sul delicato fenomeno delle truffe rivolte alle fasce più fragili della popolazione.
«Reati particolarmente odiosi»
Cecco pone innanzitutto l’accento sulla particolare gravità sociale di questo genere di reati, che non producono soltanto conseguenze economiche ma possono incidere profondamente sulla serenità e sulla sicurezza delle persone colpite.
«Si tratta di reati particolarmente odiosi, perché colpiscono persone spesso fragili e fanno leva sulla fiducia, sulla solitudine e sulle difficoltà degli anziani», sottolinea Cecco.
Il meccanismo delle truffe agli anziani, evidenzia l’esponente di Civica Idea Giuliana, colpisce dunque elementi particolarmente sensibili della vita quotidiana delle vittime. Alla perdita di denaro può aggiungersi infatti un impatto emotivo destinato a protrarsi nel tempo.
«Oltre al danno economico, queste truffe possono lasciare conseguenze psicologiche profonde nelle vittime e nelle loro famiglie», afferma.
Il plauso all’attività delle forze dell’ordine
Da qui il riconoscimento rivolto alle forze dell’ordine per l’attività investigativa e di contrasto al fenomeno.
Cecco parla di un’«importante operazione» che ha permesso di smantellare una rete criminale dedita proprio alle truffe contro gli anziani, ribadendo la necessità di mantenere elevata l’attenzione su una tipologia di reato che sfrutta la vulnerabilità delle persone.
Il contrasto investigativo, secondo Cecco, rappresenta però soltanto uno dei fronti sui quali intervenire. Accanto alla prevenzione e alla repressione dei reati dovrebbe infatti trovare spazio anche una riflessione sui tempi della giustizia.
«Un anziano non può aspettare anni per la conclusione del procedimento»
Il punto centrale dell’intervento riguarda proprio la durata dei procedimenti giudiziari.
«Un anziano vittima di una truffa non può essere costretto ad attendere anni prima di vedere concluso il procedimento», afferma Cecco, richiamando un elemento legato inevitabilmente all’età delle persone coinvolte.
Il rischio evidenziato è che, nel caso di procedimenti particolarmente lunghi, la vittima possa non arrivare a vedere la conclusione del processo o la pronuncia della sentenza.
«C’è il concreto rischio che, considerata l’età avanzata, possa non essere più in vita al momento del processo o della sentenza», osserva.
Una considerazione che porta Cecco a chiedere una valutazione più ampia sul peso che il fattore temporale assume quando il procedimento riguarda persone anziane o particolarmente vulnerabili.
Nessuna corsia preferenziale automatica prevista in base all’età
Cecco ricorda inoltre come, allo stato attuale, non esista nel codice di procedura penale «una corsia preferenziale automatica e universale per i procedimenti relativi alle truffe basata esclusivamente sull’età della vittima».
Allo stesso tempo, sottolinea, sarebbe crescente l’attenzione degli uffici giudiziari nei confronti delle persone vulnerabili.
È all’interno di questo quadro che viene avanzata la proposta di approfondire la possibilità di introdurre criteri capaci di attribuire maggiore priorità ad alcuni procedimenti.
La proposta: procedure più rapide per le vittime vulnerabili
Secondo Cecco sarebbe quindi «opportuno valutare procedure più rapide e criteri di priorità per i procedimenti nei quali siano vittime persone anziane o particolarmente vulnerabili».
Una possibilità che, precisa, dovrebbe essere sviluppata «nel pieno rispetto delle garanzie processuali».
L’obiettivo non sarebbe quello di differenziare il livello di tutela garantito ai cittadini, quanto piuttosto quello di tenere conto delle condizioni concrete delle vittime e delle conseguenze che un procedimento eccessivamente lungo può determinare.
«Non una giustizia di serie A e una di serie B»
Cecco respinge infatti l’idea che una maggiore attenzione ai tempi nei procedimenti riguardanti persone anziane possa tradursi nella creazione di differenti livelli di giustizia.
«Non si tratta di creare una giustizia di serie A e una di serie B», precisa.
Il principio indicato è un altro: riconoscere che, in presenza di particolari condizioni di vulnerabilità, il tempo può assumere un significato ancora più rilevante.
«La vulnerabilità della vittima e l’età avanzata possono rendere il fattore tempo particolarmente importante», conclude Giorgio Cecco.
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