Siulp: “Ticket da 10 euro a Carnevale di Muggia, ‘Idea discutibile, rischio di colpire famiglie’” (VIDEO)

Francesco Marino, rappresentante del Siulp, ha partecipato alla diretta di Trieste Cafe dedicata al tema della sicurezza affrontando anche la questione più discussa delle ultime ore: la proposta del ticket da 10 euro legato al Carnevale di Muggia, presentato come misura di contenimento dei disordini e, nelle parole riportate in diretta, come strumento “anti maranza” e “anti stranieri”.
Una nuova misura che fa rumore, ma resta da capire se serve davvero
Marino, intervenendo sul tema, ha chiarito subito il tono con cui intende leggere la proposta: senza perdersi nei tecnicismi, che rischiano di stancare l’ascoltatore e spostare l’attenzione dal problema reale, la domanda è una sola e vale per ogni provvedimento del genere: funzionerà oppure sarà l’ennesima risposta da palcoscenico?
Il ragionamento dell’esponente Siulp non si ferma al titolo della misura, ma entra nel meccanismo che, secondo lui, si ripete con regolarità. Ogni tot mesi appare “la novità”: una soluzione che viene presentata come svolta. Ma la sicurezza, per Marino, non si governa con formule episodiche. Perché il rischio è creare una sensazione di intervento senza incidere davvero sulle cause.
Il punto centrale: il ticket non tocca le radici del problema
Nel suo intervento, Marino ha fatto capire che provvedimenti di questo tipo sembrano costruiti per tamponare, non per risolvere. E infatti la sua critica è legata all’idea stessa di “misure spot”: una volta c’erano le zone rosse, ora il ticket. Domani, probabilmente, ci sarà qualcos’altro. Nel frattempo, però, i cittadini continuano a leggere di accoltellamenti, aggressioni, risse. E quindi la distanza tra problema e risposta rischia di diventare ancora più evidente.
Dieci euro sono davvero un filtro?
Marino ha espresso un dubbio molto concreto: dieci euro non sono una cifra che seleziona davvero. E nel dirlo ha usato un’immagine volutamente drastica, ma efficace per far passare il concetto: se l’obiettivo è filtrare, quella soglia economica risulta troppo bassa per produrre un effetto reale. Perché, nella sua visione, un filtro funziona solo se è veramente in grado di limitare l’accesso a chi vuole entrare per creare problemi.
Quindi il tema non è solo “ticket sì o no”. Il tema è: se è un filtro, allora deve essere serio. Se non lo è, rischia di diventare solo un simbolo.
Il rischio più grande: misure che si trasformano in ingiustizia sociale
Nel confronto, è emerso anche un punto collegato, ripreso poi anche dal conduttore Luca Marsi: la misura può colpire in modo paradossale proprio le famiglie tranquille, quelle che vorresti avere in piazza. Perché dieci euro moltiplicati per quattro o cinque persone diventano un costo che pesa. E se un provvedimento nato per “proteggere” finisce per allontanare chi dovrebbe rendere l’evento più sano e più civile, allora la misura rischia di ottenere l’effetto contrario.
Questo è un aspetto cruciale: nella gestione della sicurezza, ogni scelta che seleziona il pubblico deve fare attenzione a non creare una selezione capovolta, dove restano i più determinati al caos e se ne vanno i più normali.
La sensazione di fondo: risposte che rincorrono l’emergenza
Il tema ticket, per Marino, è quindi il sintomo di un modo di agire: rincorrere l’allarme con soluzioni che cambiano forma ma non cambiano logica. Nel suo discorso resta sottotraccia una convinzione: i problemi si affrontano con strategie coordinate e continue, non con provvedimenti “stagionali”, buoni per un evento e inutili per il resto dell’anno.
In un periodo segnato da episodi gravi, l’opinione pubblica non chiede soltanto regole d’ingresso: chiede la certezza che chi presidia il territorio sia presente, e che la risposta dello Stato sia credibile. Perché quando la città si sente fragile, i simboli non bastano.
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