venerdì 14 agosto 2026
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Politica

'Ristorazione, comparto a rischio senza aperture serali"

Luca Marsi·
Le attività di ristorazione nelle aree montane o a minore densità demografica hanno bisogno di supporto, la speranza è di riprendere l’attività anche nelle fasce serali, «per evitare il rischio di perdere un patrimonio storico, di servizi, oltre che economico». È l’auspicio di Emanuele Zanon, consigliere regionale di Regione Futura, che con un’interrogazione si rivolge alla Giunta regionale in merito alle riaperture serali. Lo spirito è di «supportare tutte le attività di un settore così importante, pertanto chiediamo al governo regionale se intende promuovere a livello centrale delle azioni volte a verificare la possibile riapertura serale del settore ristorazione, nel rispetto e controllo delle misure di sicurezza» spiega in una nota stampa il consigliere di Regione Futura.   «La crisi che sta investendo la ristorazione ha ripercussioni non solo sugli operatori del comparto ma sull’intera filiera agro-alimentare e sull’indotto dei servizi, con ripercussioni anche sul gettito fiscale regionale. Il rischio è di vedere chiudere attività storiche, specialmente delle aree montane e periferiche, territori in cui queste attività hanno avuto una valenza storica, svolgendo funzioni anche sociali e di comunità» prosegue Emanuele Zanon.   Nell’ultimo anno «i ristoratori hanno affrontato le difficoltà e hanno investito somme ingenti per adeguarsi alle prescrizioni governative di prevenzione dal contagio e dalla diffusione epidemica. Tanto che oggi questi esercizi di ristorazione sono luoghi sicuri e controllabili, più di quanto lo siano i contesti privati e abitazioni» prosegue il consigliere Zanon.   «In questi mesi tante attività hanno subìto dei crolli del fatturato tanto da costringere alla chiusura con conseguente perdita dei posti di lavoro, depauperamento dei servizi, impoverimento del tessuto economico e sociale». In molte zone della nostra regione «le attività di ristorazione sono state penalizzate dall’assenza di flussi turistici, dalla drastica riduzione dei pranzi di lavoro (anche a causa della diffusione del c.d. “lavoro agile”), dall’azzeramento di cerimonie ed eventi. Il tutto si complica con la riduzione di orario, poiché proprio in queste aree marginali il servizio da asporto non è una strada praticabile in quanto non è economicamente sostenibile».

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