Rifondazione contro il divieto in piazza Libertà: «Uno scandalo, vogliono seppellire la solidarietà»

«Uno scandalo». La Federazione di Trieste di Rifondazione Comunista contesta il divieto disposto dalla Questura per l’iniziativa prevista nel pomeriggio-sera di sabato 31 ottobre in piazza Libertà. Il partito critica le motivazioni del provvedimento e denuncia quello che considera un progressivo restringimento degli spazi destinati alla solidarietà e all’accoglienza.
Secondo Rifondazione, l’appuntamento promosso dalla rete di associazioni impegnate nel sostegno alle persone in difficoltà avrebbe dovuto unire un momento di socialità alle attività di distribuzione dei pasti e di cura.
La contestazione alle motivazioni della Questura
Nel comunicato, il partito richiama le ragioni indicate nel provvedimento: prevenire eventuali turbative dell’ordine e della sicurezza pubblica e garantire lo svolgimento delle attività di socialità, intrattenimento, svago, libera circolazione e delle iniziative economiche.
È proprio il riferimento alla socialità a essere al centro della critica. Per Rifondazione, infatti, l’iniziativa andava nella stessa direzione degli obiettivi richiamati dalla Questura, affiancando un’occasione di incontro al lavoro delle associazioni.
Il partito giudica quindi ingiustificate le motivazioni e interpreta lo stop come un impedimento alle attività rivolte alle persone migranti, ai transitanti e a chi è appena arrivato in città.
«Noi abbiamo diritto alla socialità, loro no»
La presa di posizione insiste sulla disparità che, secondo Rifondazione, emergerebbe dalla decisione.
«“Noi” abbiamo il sacrosanto diritto alla socialità e all’intrattenimento, “loro” no», scrive la Federazione triestina, contestando una distinzione che ritiene incompatibile con il rispetto della dignità delle persone.
Nella lettura del partito, i recenti provvedimenti locali si inseriscono in un quadro più ampio di restrizioni nazionali sull’accoglienza e sulla libera manifestazione del pensiero. Una valutazione politica con la quale Rifondazione collega il caso di piazza Libertà al tema degli spazi di partecipazione e assistenza.
L’impegno annunciato per l’accoglienza
Rifondazione dichiara di voler continuare ad agire per sostenere la solidarietà e garantire «forme di accoglienza degne».
Il comunicato utilizza parole particolarmente dure per descrivere il rischio denunciato: «Rifondazione Comunista agisce e agirà per smuovere la coltre di silenzio sotto la quale si vuole seppellire la solidarietà».
Il partito presenta dunque il divieto del 31 ottobre come una questione che oltrepassa il singolo appuntamento e riguarda la possibilità di mantenere una presenza solidale nello spazio pubblico.
Il riferimento al sottopassaggio della stazione
Nella parte conclusiva, Rifondazione richiama il sottopassaggio della stazione, ricorrendo alla stessa immagine per descrivere ciò che ritiene stia accadendo alla piazza.
«Hanno “tombato” da tempo il sottopassaggio della stazione, ora stanno “tombando” la Piazza e, gradualmente, proveranno a farlo con la città intera e le coscienze dei cittadini», afferma il partito.
La nota della Federazione di Trieste del Partito della Rifondazione Comunista si chiude con una dichiarazione di opposizione a questa prospettiva: «Non ci riusciranno».
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