Referendum giustizia, Ugo Rossi voterà SI: «Così si indebolisce il potere delle correnti»

Il consigliere comunale di Trieste Ugo Rossi annuncia pubblicamente il proprio sostegno al SÌ al referendum sulla giustizia, in programma il 22 e 23 marzo 2026, spiegando le ragioni della sua scelta in un video diffuso sui social.
Secondo Rossi, il voto rappresenta un passaggio importante per riformare il sistema giudiziario e limitare l’influenza delle correnti all’interno della magistratura.
«Al referendum sulla giustizia ho deciso di votare e sostenere il SÌ», afferma Rossi, sottolineando di voler esprimere una posizione basata anche sulla propria esperienza personale.
Il consigliere comunale ricorda infatti di aver affrontato negli ultimi anni numerosi procedimenti giudiziari. «Penso di poter essere tra i pochi, dopo aver affrontato 15 processi penali e rischiato circa 70 anni di carcere, a poter dare un parere neutro per ciò che ho vissuto sul campo», spiega.
Nel video Rossi precisa di voler esporre le motivazioni della sua scelta evitando tecnicismi e polemiche politiche. «Cerco di spiegare brevemente i motivi della mia scelta senza entrare in tecnicismi e polemica politica becera».
Secondo il consigliere, il punto centrale della riforma riguarda la necessità di limitare il peso delle correnti politiche nella magistratura. «Il punto chiave della riforma è fermare e limitare al massimo le correnti politiche nella magistratura», afferma.
Rossi sostiene che la riforma potrebbe rafforzare l’indipendenza del sistema giudiziario e valorizzare i magistrati più preparati. «Con questa riforma la magistratura sarà ancora più indipendente ed emergeranno i giudici e i pubblici ministeri migliori e più meritevoli».
Nel suo intervento Rossi richiama anche il dibattito nato negli ultimi anni dopo il caso Palamara e altri scandali che hanno coinvolto la magistratura.
«Oggi nei ruoli chiave della magistratura viene scelto e fa carriera chi principalmente fa parte o si inchina alle correnti politiche dell’Associazione nazionale magistrati», sostiene.
Secondo Rossi, la riforma introdurrebbe alcuni strumenti per ridurre questo sistema di potere, tra cui la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la creazione di due distinti Consigli superiori della magistratura e di una Alta Corte disciplinare.
Un altro elemento centrale sarebbe il sorteggio dei membri da elenchi composti sulla base di criteri di merito. «Il sorteggio è la vera rivoluzione che romperà il gioco delle correnti», afferma Rossi.
La composizione prevista per gli organismi, spiega il consigliere, comprenderebbe magistrati, professori universitari e avvocati cassazionisti. «Ci saranno cinque membri della magistratura, cinque professori universitari e cinque avvocati cassazionisti».
Rossi riconosce che il sistema non eliminerebbe completamente il fenomeno delle correnti, ma ritiene che possa ridurne significativamente l’influenza. «Non dico che spariranno al cento per cento, ma saranno depotenziate al minimo».
Il consigliere conclude invitando i cittadini a sostenere la riforma. «Votiamo sì per una giustizia più giusta e indipendente, e per sostenere quei giudici e pubblici ministeri meritevoli che oggi spesso vengono osteggiati o bloccati dalle correnti».
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