martedì 22 settembre 2026
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Politica

"Rotta Balcanica, nel 2023 +57% di ingressi dalla Slovenia, con 4850 migranti certificati e fotosegnalati"

Luca Marsi·
"Rotta Balcanica, nel 2023 +57% di ingressi dalla Slovenia, con 4850 migranti certificati e fotosegnalati"
Pubblichiamo da Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia 
Fvg
"L’estate sembrava essere passata tra i continui tira e molla e le annunciate aperture di mirabili hot spot che – sulla carta – si materializzavano come funghi a destra e a manca. Invece le temperature oltre i 34° C ci ricordano che siamo ancora in piena emergenza climatica? Ah no pardon, riscopriamo la perenne emergenza migranti del Friuli Venezia Giulia che compie i suoi primi quindici anni.
 
L’implacabile report uscito il 15.8.23 restituisce un +57% di ingressi dalla
Slovenia, con 4850 migranti certificati e fotosegnalati dal 1 gennaio 2023, a cui si aggiungono i non censiti. La rotta balcanica torna in auge e bisogna rispolverare i vecchi tormentoni di sempre. È oramai palese a tutti che non potremo impedire gli ingressi non solo perché abbiamo sottoscritto la Convenzione di Ginevra (28.7.1951), figlia della Carta delle Nazioni Unite e della dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (10.12.1948), ma soprattutto perché sono quindici anni che vediamo l’aumento esponenziale anche senza bisogno di statistiche, basta fare una passeggiata in centro o in piazza Libertà a Trieste, anche senza occhiali. Gli ingressi non si fermano con i proclami, con i muri, i rotoli di filo spinato, le norme manifesto (leggasi reato di immigrazione clandestina ex art. 10 bis d.lvo 286/98); Non si fermano con i respingimenti informali che sembrano essere spariti dai radar, ne con fantomatici blocchi navali. In questo delirio comunicativo il SIULP FVG non è mai stato contrario a priori alla creazione di un hot spot in Regione;
 
Un luogo umano, dotato di spazio sufficiente, ove possano convivere tutte le maestranze necessarie a gestire il primo impatto, sia sotto il profilo sicurezza (core businnes della funzione di Polizia) che sanitario. Un luogo all’avanguardia dotato di strutture tecnologiche, indispensabili a creare quelle precondizioni per cui il migrante rimanga il tempo strettamente necessario all’identificazione, all’eventuale primo soccorso sanitario e venga poi immediatamente indirizzato alle strutture competenti in termini di accoglienza che, giova rilevare, non sono
le Forze dell’Ordine. Questo ipotetico treno della legalità afferente alla gestione migranti però, deve essere dotato di vagoni che viaggiano alla stessa velocità al fine di non deragliare. Imprescindibile quindi che prima di costruire l’hot spot (ovunque si pensi di impiantarlo) si individuino le risorse umane da destinarvi che non possono assolutamente essere attinte dalla miseria degli organici in cui, versano tutti i presidi di Polizia regionali, nessuno escluso a causa del mancato turn over decennale. Il secondo vagone dovrà contenere un apparato amministrativo efficiente, deputato al vaglio immediato della posizione umanitaria, senza dimenticare il potenziamento del terzo vagone ovvero della struttura deputata alla gestione del ricorso giurisdizionale. Solo così, solo se
questi tre vagoni del treno umanitario procedono alla stessa velocità, potremo arrivare a gestire in tempi rapidi la posizione giuridica di chi, viene a chiedere aiuto (rectius: asilo) e ne ha diritto, riportando a casa chi invece non ne ha.
 
Nessuno oggi ha la soluzione in tasca e vediamo quanta fatica facciano sia il Commissario straordinario Valenti (ex Prefetto di Trieste e conoscitore del nostro territorio) che il Ministro dell’Interno Piantedosi a rispondere ad un fenomeno che ha assunto dimensioni incontrollabili. Un fenomeno che non è nemmeno più pensabile lo possa affrontare un solo Stato; l'Italia per come è incastonata in Europa è la testa di ponte naturale con il continente africano  (oltre ovviamente ad essere "l'approdo finale" della rotta terrestre balcanica);
L'agire in sinergia dell'Unione Europea diventa imperativo e forse nemmeno questo sarà più sufficiente. Oggi per come è messo il flusso del continente africano, del medio oriente, dell'Europa occidentale, avremmo bisogno di un approccio e di una strategia planetari. Ciò di cui invece non abbiamo assolutamente bisogno è di piantare l’ennesima bandierina della propaganda (leggasi hot spot) sul territorio Regionale senza aver individuato a monte le adeguate risorse umane e logistiche per farlo funzionare in totale sicurezza."

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