"Dramma della povertà a San Giacomo, Adesso Trieste chiede azioni immediate"

L’ennesimo dramma della solitudine e della povertà si è consumato mercoledì 24 gennaio a Trieste. A rimetterci la vita questa volta è stato Jan Penco, un uomo di 37 anni ucciso dalle esalazioni di un rudimentale sistema con cui cercava di riscaldare la propria abitazione nelle giornate più fredde di questo inverno.
“Non è la prima volta che accade un episodio simile - denuncia il consigliere comunale di Adesso Trieste Kevin Nicolini - e ogni volta nella nostra città se ne parla come se fosse un caso eccezionale e isolato. Purtroppo non è così. La povertà energetica è ben presente nella nostra città e riguarda una serie di situazioni, più o meno gravi, nelle quali le persone fanno fatica a pagare le bollette, vivono condizioni di morosità strutturali, fino a casi di distacco coatto o di assenza di utenze come scelta per non incorrere nel rischio della morosità.”
Adesso Trieste partecipa anche quest’anno al progetto WEL (Welfare energetico locale) promosso dalla Fondazione Basso e dal Forum Disuguaglianze e Diversità, e nel corso della prima annualità ha quantificato il numero di famiglie con problemi più o meno gravi di accesso all’energia. “Dai nostri studi è emerso che il 28% delle famiglie del nostro Comune si trova in condizione di vulnerabilità energetica, con picchi di incidenza in alcuni quartieri che arrivano al 57%.
Nel rione di San Giacomo, dove viveva Jan Penco, le famiglie in difficoltà ammontano al 34,5%” commenta Giancarlo Galasso, coordinatore del progetto WEL per Adesso Trieste.
Non si può fare nulla? Sono soltanto drammi isolati? “Non è così. L’amministrazione comunale può fare molto.” continua Giovanni Carrosio, coordinatore a livello nazionale del progetto. “Innanzitutto mappando nel modo più dettagliato possibile la povertà energetica.
Ci sono tutti gli strumenti per farlo, intercettando anche situazioni che sembrano nascoste. In secondo luogo dotarsi di un bonus energia comunale, integrativo di quello nazionale, per sostenere la spesa energetica delle famiglie più vulnerabili. In terzo luogo, integrare il PAESC (Piano di azione per l’energia sostenibile e il clima) affinché diventi uno strumento di azione per la transizione eco-sociale dei nostri rioni: che sappia cioè programmare la transizione energetica a partire dall’efficientamento energetico degli edifici abitati dalle famiglie più vulnerabili”.
Un ultimo spunto lo offre ancora Nicolini: “Servirebbe estendere il presidio territoriale delle microaree ad altri abitati, anche di edilizia privata, e rafforzare quelle esistenti: dall’indagine condotta nel progetto WEL è emerso come tali dispositivi, nell’assistere e risolvere i problemi di accesso all’energia dei cittadini, siano in grado di intercettare anche altre fragilità che spesso si presentano in maniera congiunta ai problemi di vulnerabilità energetica”.
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