Porto Vecchio, affondo AVS: «Quale sicurezza se lasciamo persone negli edifici abbandonati?»

Aprire un centro di bassa soglia e affrontare l’emergenza delle persone senza un riparo prima che l’inverno si faccia più rigido. È la richiesta di Elisa Moro e Tiziana Cimolino, di Alleanza Verdi e Sinistra, dopo l’incendio in un magazzino abbandonato del Porto Vecchio nel quale hanno perso la vita due giovani.
Un intervento che unisce il cordoglio a una dura critica politica nei confronti di Governo, Regione e Comune. Per le esponenti di AVS, la tragedia impone di assumere responsabilità pubbliche precise, senza continuare ad affidare alle associazioni e ai volontari il sostegno alle persone più fragili.
«C’era chi non aveva altro posto dove trascorrere la notte»
Moro e Cimolino partono dalle due vittime, delle quali, al momento del loro intervento, dichiarano di non conoscere nemmeno il nome. Richiamano quindi la Bora e le condizioni di chi cerca rifugio in strutture abbandonate.
«Mentre gran parte della città poteva trovare riparo nelle proprie case, c’era chi non aveva altro posto dove trascorrere la notte se non un edificio abbandonato», scrivono.
Al dolore affiancano «una rabbia profonda», sostenendo che la presenza a Trieste di persone costrette a vivere in condizioni precarie sia una situazione conosciuta da anni. Una realtà che, nella loro lettura, risente di «scelte politiche e responsabilità mai assunte da parte di chi governa questa città».
La richiesta di un centro di bassa soglia
Il punto centrale dell’appello riguarda l’arrivo dell’inverno e la necessità di predisporre una risposta per chi non dispone di un luogo sicuro nel quale trascorrere la notte.
«Siamo appena a novembre. Sono arrivati i primi freddi, le prime giornate di Bora, e già due persone hanno perso la vita. Cosa succederà a gennaio, quando le temperature saranno ancora più rigide?», chiedono Moro e Cimolino.
Da qui la sollecitazione alle istituzioni: «Aspetteremo altri morti prima di affrontare seriamente questa situazione e aprire un centro di bassa soglia?».
«L’accoglienza non è un favore»
Le esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra contestano anche il modo in cui il tema dell’accoglienza viene affrontato nel dibattito politico.
«L’accoglienza non è un favore, non è beneficenza e non è una concessione da elargire quando fa comodo», affermano, definendola un dovere dello Stato nei confronti di chi ne ha diritto.
Nel loro intervento distinguono questo richiamo dalla tutela della persona, che chiedono venga garantita indipendentemente dalla provenienza e dalla condizione giuridica: «La tutela della vita e della dignità delle persone non può essere subordinata» a questi elementi.
La critica alle politiche su decoro e sicurezza
Moro e Cimolino mettono quindi in discussione le priorità dell’amministrazione, contrapponendo l’attenzione al decoro urbano alle condizioni di chi dorme in luoghi pericolosi.
Secondo AVS, in città si insiste sulla necessità di liberare le piazze dalla presenza delle persone migranti, arrivando anche a ostacolare la distribuzione di pasti caldi.
«Ma quale sicurezza stiamo costruendo, se poi lasciamo esseri umani a dormire in edifici abbandonati, esposti al freddo e a rischi enormi?», domandano. «La sicurezza di cui parla la destra sembra valere soltanto per chi ha già un tetto sopra la testa».
Le accuse a Governo, Regione e Comune
La presa di posizione coinvolge tutti i livelli istituzionali. Le due esponenti accusano il Governo di perseguire politiche migratorie «fondate sulla chiusura e sulla propaganda», la Regione di considerare la situazione «un problema altrui» e il Comune di preoccuparsi dell’immagine cittadina mentre alcune persone vengono lasciate nell’abbandono.
Si tratta delle responsabilità politiche indicate da Moro e Cimolino nel loro intervento, che chiede un cambiamento nell’approccio all’emergenza.
Il ruolo dei volontari e le responsabilità pubbliche
Nel passaggio conclusivo, AVS riconosce il lavoro delle associazioni e dei volontari che distribuiscono pasti, coperte e vestiti, incontrando persone che, secondo le firmatarie, troppo spesso rimangono fuori dall’attenzione delle istituzioni.
«La solidarietà non può continuare a sostituire i diritti e le responsabilità pubbliche», sottolineano.
L’appello si chiude tornando alla tragedia del Porto Vecchio: «Morire in un magazzino abbandonato, nel tentativo di trovare un riparo, non può essere il prezzo dell’indifferenza politica».
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