Porto Chiaro diventa Comitato: «Porto Vecchio parte viva della città, non enclave turistico-alberghiera» (VIDEO)

Porto Chiaro compie un salto di qualità e si trasforma ufficialmente in Comitato, con l’obiettivo dichiarato di diventare un interlocutore stabile e riconoscibile nel dibattito sul futuro del Porto Vecchio di Trieste.
La nuova fase è stata presentata nel corso dell’incontro organizzato mercoledì 9 settembre 2026 al Circolo della Stampa di Trieste, dove il gruppo ha illustrato la propria posizione sul progetto di trasformazione dell’area, ponendo al centro parole chiave come trasparenza, partecipazione, cultura, innovazione e residenzialità.
Uno dei referenti, intervenendo ai microfoni di Trieste Cafe, ha ricostruito le origini e le finalità del percorso.
«Più di 200 adesioni al nostro manifesto»
«Il comitato Porto Chiaro nasce dal gruppo Porto Chiaro. Il gruppo si è formato alla fine del 2024. Abbiamo raccolto attorno al nostro manifesto rapidamente più di 200 adesioni», ha spiegato.
Da quella prima fase, più fluida e informale, è maturata la scelta di costituirsi in una realtà strutturata.
«Negli ultimi tempi abbiamo deciso di costituirci un comitato ufficiale per rendere pubblica la nostra presenza e per consolidare quello che può essere un nostro ruolo attivo nella discussione, nel dibattito sul futuro di Porto Vecchio».
Un passaggio che segna quindi la volontà di uscire dalla dimensione di semplice gruppo di opinione per assumere un peso più definito nel confronto cittadino.
La posizione critica sul progetto attuale
Il cuore della posizione di Porto Chiaro riguarda il progetto di partenariato pubblico-privato per il Porto Vecchio.
«Fondamentalmente siamo in postura critica rispetto all'attuale progetto di partenariato pubblico-privato», ha spiegato il referente.
L’obiettivo, ha aggiunto, è quello di allargare il confronto e coinvolgere il più possibile la città.
«Cerchiamo di raccogliere attorno a noi l'opinione pubblica, cerchiamo di informare la cittadinanza in maniera tale che l'operazione diventi quanto più trasparente possibile e cerchiamo di attivare la partecipazione dei triestini, dei portatori di interesse».
Parole che disegnano una strategia precisa: non limitarsi a contestare, ma cercare di costruire un fronte di attenzione pubblica sul futuro di una delle aree più strategiche della città.
Dal gruppo al Comitato
La scelta di costituirsi formalmente nasce proprio da questa esigenza.
«Per farlo abbiamo ritenuto di costituirci in un comitato ufficiale invece di restare un gruppo fluido come un movimento».
Un passaggio organizzativo che, nella visione di Porto Chiaro, dovrebbe rafforzare la capacità di incidere nel dibattito e di interloquire con cittadini, istituzioni e portatori di interesse.
La visione alternativa per Porto Vecchio
Il punto più forte dell’intervento riguarda però la proposta.
Alla domanda su come dovrebbe essere il futuro del Porto Vecchio, il referente ha indicato una serie di elementi che, secondo il Comitato, dovrebbero essere inseriti nel progetto e che oggi non sarebbero sufficientemente presenti.
«Dovrebbero essere inserite nel progetto una serie di varianti che in questo momento non sono previste».
Poi l’elenco, che tratteggia un Porto Vecchio molto diverso da quello immaginato come semplice operazione immobiliare.
«Un polo culturale, museale e musicale, un polo tecnologico dell'innovazione, un polo di importanti residenze per studenti, per anziani, del cohousing».
«Non una pura speculazione immobiliare»
È qui che il messaggio politico e urbanistico di Porto Chiaro si fa più netto.
Secondo il Comitato, il Porto Vecchio non dovrebbe trasformarsi in una zona separata dalla vita quotidiana della città né in un’area dominata soltanto da funzioni turistiche e ricettive.
«In maniera tale da rendere Porto Vecchio non una pura speculazione immobiliare, non un'enclave turistico-alberghiera, ma parte viva della città».
È probabilmente questa la frase che sintetizza meglio l’intera posizione del Comitato.
Non un Porto Vecchio da osservare da lontano, non una vetrina isolata, ma un luogo attraversato e vissuto da studenti, residenti, anziani, famiglie, imprese, cultura e innovazione.
Il tema della VIA al centro dell’incontro
Il volantino della conferenza stampa ha inoltre posto in evidenza il tema della Valutazione di Impatto Ambientale, con una critica alla decisione della Commissione tecnica regionale.
Lo slogan scelto per l’iniziativa è stato esplicito: «Al Porto Vecchio serve una retta V.I.A.».
Un messaggio che lega il tema ambientale a quello più generale della trasparenza e della qualità del processo decisionale, elementi che Porto Chiaro considera centrali nel percorso di trasformazione dell’area.
Un confronto con tecnici, professionisti e associazioni
All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, l’urbanista Danilo Antoni, il geologo Roberto Mandler, l’ingegnere Sergio Persoglia, l’ambientalista Dario Predonzan, la consigliera comunale del Movimento 5 Stelle Alessandra Richetti, il presidente dell’associazione Triestebella Ezio Righi, l’ingegnere Livio Stefani, la naturalista Marisa Vidali e Andrea Wehrenfennig, presidente del Circolo Verdeazzurro di Legambiente.
A introdurre e moderare l’incontro Gioia Meloni.
La trasformazione di Porto Chiaro in Comitato segna dunque un nuovo passaggio nel confronto sul futuro del Porto Vecchio, con una posizione che non si limita alla critica ma prova a mettere sul tavolo una propria idea di città.
Un’idea che, nelle parole dei promotori, deve tenere insieme cultura, innovazione, residenza, partecipazione e vita quotidiana.
E soprattutto un principio: il Porto Vecchio, secondo Porto Chiaro, deve smettere di essere percepito come un pezzo separato della città e diventare, davvero, una parte viva di Trieste.
DI SEGUITO IL VIDEO
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