giovedì 16 luglio 2026
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Politica

“Non mi sono mai fatto comandare da una donna”, bufera politica in Consiglio comunale

Luca Marsi·
“Non mi sono mai fatto comandare da una donna”, bufera politica in Consiglio comunale

Nel corso della seduta di ieri sera del Consiglio comunale, un episodio ha acceso un forte dibattito politico e istituzionale. La consigliera del Movimento 5 Stelle Alessandra Richetti è stata apostrofata dal sindaco con una frase che ha immediatamente sollevato reazioni e condanne trasversali: «Non mi sono mai fatto comandare da una donna».

Parole che, secondo il Partito Democratico, travalicano il confronto politico e toccano un piano ben più profondo e delicato, quello del rispetto e della dignità delle persone all’interno delle istituzioni.

La posizione del Partito Democratico

A intervenire con fermezza è la segretaria del PD di Trieste, Maria Luisa Paglia, che definisce l’episodio senza mezzi termini «inaccettabile». Secondo Paglia, non si tratta di una battuta né di una scivolata verbale, ma di un’affermazione che rivela «una cultura politica arretrata, discriminatoria e profondamente maschilista».

Nel suo intervento, la segretaria sottolinea come, in un’aula istituzionale e nel 2025, un sindaco non stia semplicemente rispondendo a una consigliera, ma stia «delegittimando una donna in quanto donna», non per le sue idee o per il contenuto del suo intervento, bensì per il genere. Un passaggio che, secondo il PD, rende quelle parole ancora più gravi.

Una questione che riguarda la città e le istituzioni

Paglia richiama il profilo storico e civile di Trieste, definita una città «aperta ed evoluta», con una lunga tradizione di donne impegnate nella vita pubblica, nello studio, nel lavoro e nell’amministrazione. Proprio per questo, chi governa la città dovrebbe dimostrarsi all’altezza del ruolo, non solo nelle scelte politiche ma anche nel linguaggio e nei comportamenti.

Il tema, viene ribadito, va oltre le appartenenze partitiche. La solidarietà politica, in questo caso, non è una questione di schieramento ma di dignità democratica. Difendere una consigliera colpita da un’espressione di questo tipo significa, secondo il PD, difendere tutte le donne e il rispetto delle istituzioni.

Il nodo del confronto alla pari

Nel passaggio conclusivo, Paglia chiarisce il cuore della questione: «Il problema non è chi “comanda”». Il vero problema, afferma, è «chi non accetta il confronto alla pari». Un messaggio che trasforma l’episodio in un caso emblematico di come il linguaggio possa diventare strumento di potere e di esclusione, soprattutto quando viene utilizzato in contesti istituzionali.

Un episodio destinato a far discutere ancora, riportando al centro del dibattito pubblico il tema del rispetto, della parità e della responsabilità di chi rappresenta le istituzioni.

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