mercoledì 15 luglio 2026
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Politica

Mobilitazione in largo Bonifacio contro il DDL sulla violenza sessuale, “Senza consenso è stupro”

Luca Marsi·
Mobilitazione in largo Bonifacio contro il DDL sulla violenza sessuale, “Senza consenso è stupro”

Trieste si è unita alla mobilitazione nazionale contro il nuovo DDL sulla violenza sessuale. Nella mattinata di domenica 15 febbraio, Largo Bonifacio ha accolto cittadini, attiviste e realtà associative che hanno preso parte al presidio promosso per ribadire un messaggio netto: il consenso resta un principio imprescindibile.

Cartelli, interventi al megafono e momenti di confronto hanno scandito l’iniziativa, che ha richiamato una partecipazione significativa. Al centro della protesta, la modifica normativa discussa in Senato, contestata dagli organizzatori per il passaggio dalla nozione di “consenso” alla “valutazione della volontà contraria”.

“Non è solo una questione giuridica, ma culturale e sociale”, hanno spiegato le organizzatrici. “Eliminare il riferimento esplicito al consenso significa spostare l’attenzione sulla capacità della persona offesa di dimostrare di essersi opposta. È un’impostazione che rischia di ignorare la complessità delle reazioni alla violenza”.

Durante il presidio è stato più volte ribadito lo slogan che ha accompagnato la mobilitazione: “Senza consenso è sempre stupro”. Un concetto che, secondo le promotrici, deve restare cardine nella definizione e nella percezione del reato di violenza sessuale.

“La violenza nasce da una disparità di potere che può manifestarsi in forme diverse, anche attraverso la paralisi e il silenzio”, hanno sottolineato. “Non tutte le vittime possono reagire nello stesso modo. Per questo il consenso deve rimanere centrale”.

Accanto alla richiesta di ritiro dell’emendamento, dal presidio è emersa anche una piattaforma più ampia: educazione sessuale e affettiva, rafforzamento dei centri antiviolenza, servizi di supporto accessibili e gratuiti, diffusione di una cultura del rispetto e dell’autodeterminazione.

L’iniziativa triestina si inserisce così in un quadro nazionale di mobilitazioni che, in diverse città italiane, hanno riportato al centro del dibattito pubblico il tema del consenso, dei diritti e della tutela delle persone.

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