Menis: “Effetto limitato delle zone rosse” – Palutan: “Torniamo al poliziotto di quartiere” (VIDEO)

La questione delle zone rosse a Trieste continua a far discutere, soprattutto dopo quasi un mese dall’introduzione del provvedimento. A confrontarsi sul tema sono stati Paolo Menis (Movimento 5 Stelle) e Laura Palutan (Lista Dipiazza) in un dibattito condotto da Luca Marsi di Trieste Cafe.
Un bilancio dopo quattro settimane di zona rossa
Paolo Menis ha aperto il confronto sottolineando come le aspettative iniziali fossero forse troppo alte: “Si sono create troppe aspettative. I controlli ci sono stati e hanno dato qualche frutto, ma i reati non si sono fermati: continuano furti, risse e persino accoltellamenti.” Secondo Menis, il provvedimento è ancora in fase sperimentale e sarà possibile fare un bilancio più completo solo dopo la scadenza prevista per il 31 marzo.
Palutan: “Serve più dinamicità nei controlli”
D’accordo in parte con Menis, Laura Palutan ha evidenziato la necessità di rendere i controlli più dinamici: “Le forze dell’ordine spesso restano ferme nei posti di blocco. Forse sarebbe più efficace un approccio di prossimità, come un tempo facevano i poliziotti di quartiere, entrando nei negozi, parlando con la gente, creando un rapporto di fiducia.”
Palutan ha proposto di prolungare la sperimentazione fino a metà marzo per valutare eventuali miglioramenti, anche in vista della stagione primaverile e del ritorno dei turisti.
Movida e sicurezza: una combinazione delicata
Con l’arrivo della bella stagione, il tema della movida diventa centrale. Menis ha sottolineato come le zone rosse, se gestite male, possano generare un effetto boomerang: “Si rischia di etichettare alcune aree come pericolose, allontanando la gente e favorendo paradossalmente l’insicurezza. Serve un approccio più equilibrato.”
Anche Palutan ha ribadito l’importanza di un presidio costante, soprattutto per prevenire l’abuso di alcol e comportamenti violenti legati alla movida: “La presenza delle forze dell’ordine deve essere vista come un elemento di sicurezza, non un fastidio.”
Il ritorno del poliziotto di quartiere?
Entrambi i protagonisti del dibattito hanno trovato un punto d’incontro sull’importanza di riportare il poliziotto di quartiere, figura capace di unire controllo del territorio e dialogo con la cittadinanza. “Non serve solo fermare e controllare i documenti. Serve ascoltare la gente, conoscere le problematiche reali del territorio e intervenire prima che i problemi esplodano,” ha concluso Menis.
Verso il futuro: sicurezza e dialogo con i cittadini
Il confronto ha evidenziato la complessità del tema sicurezza a Trieste: non bastano le zone rosse o i controlli statici. Serve una strategia che combini prevenzione, presenza attiva sul territorio e coinvolgimento della comunità.
Il dibattito resta aperto, con la consapevolezza che la sicurezza di una città non si misura solo con i numeri dei controlli, ma anche con la fiducia che i cittadini ripongono nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine.
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