Emergenza freddo a Trieste, PD: “Piano inesistente, si fa propaganda sulla pelle dei più fragili”

Il piano di emergenza freddo a Trieste è “inesistente” e non può essere surrogato da servizi strutturali ordinari. È l’accusa mossa da Maria Luisa Paglia, segretaria provinciale del Partito Democratico, che contesta duramente la linea dell’amministrazione comunale sulla gestione delle persone senza dimora durante l’ondata di gelo.
“Non confondiamo emergenza e servizi strutturali”
Paglia prende di mira gli interventi elencati dall’assessore Tognolli, come Theresiano, Housing First, strutture residenziali e percorsi di accompagnamento. “Non sono emergenza freddo”, afferma. Si tratta, secondo il PD, di servizi strutturali che devono rispondere al disagio abitativo di residenti, famiglie sfrattate, persone con fragilità psichica e povertà cronica, garantendo un’assistenza programmata durante tutto l’anno.
Due piani diversi, confonderli è “scorretto”
Per la segretaria dem, questi strumenti non possono in alcun modo sostituire un piano adeguato di emergenza freddo, soprattutto in una città come Trieste, che per la sua posizione geografica registra arrivi significativi dall’esterno. “Sono due cose diverse”, sottolinea Paglia, accusando l’amministrazione di una confusione “comoda, ma profondamente scorretta”.
Venti posti per chi dorme in strada
Secondo il PD, l’unica accoglienza di bassa soglia immediatamente accessibile e sostenuta con fondi comunali è il dormitorio di via Bonomo, con una capienza di soli 20 posti. “Venti. Tutto il resto è un’altra cosa”, rimarca Paglia, evidenziando come chi oggi dorme per strada, con gelo e bora, resti di fatto escluso dai percorsi citati dal Comune.
I numeri e la distanza dall’obiettivo
Paglia riconosce l’impegno economico dell’amministrazione sui 235 posti complessivi presentati come un successo, ma invita a evitare l’autocompiacimento. Richiama dati consolidati a livello nazionale, confermati anche da ISTAT, secondo cui le persone senza dimora rappresentano in media almeno lo 0,25% della popolazione urbana. Applicando questa proporzione a Trieste, servirebbero circa 500 posti. “Siamo dunque ancora assai lontani anche da questo obiettivo”, afferma.
Il nodo del sottopassaggio della stazione
Nella nota viene sollevata anche una questione rimasta senza risposta in Consiglio comunale, a seguito di un’interrogazione della consigliera PD Repini: la chiusura del sottopassaggio della stazione ferroviaria. Paglia chiede perché sia stato chiuso e quanti soldi pubblici siano stati spesi non per aiutare, ma per rendere “ancora più crudele” la vita di chi non ha nulla.
“Una risposta volutamente assente”
La conclusione della segretaria provinciale del PD è netta. “Trasformare politiche sociali ordinarie in propaganda sull’emergenza è facile”, afferma. Molto più difficile, secondo Paglia, è guardare in faccia chi oggi dorme ancora per strada e ammettere che per loro la risposta del Comune è “drammaticamente e volutamente assente”.
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