Crisi TIRSO a Muggia, AVS e Sinistra Italiana: “servono risposte formali su futuro occupazionale”

La vertenza TIRSO torna al centro della scena politica regionale. A riaccendere i riflettori sul caso dello stabilimento industriale di Muggia è una nota congiunta firmata da Serena Pellegrino, consigliera regionale AVS, ed Elisa Moro, segretaria di Sinistra Italiana Trieste, che annunciano il deposito di un’interrogazione regionale per ottenere chiarimenti ufficiali sul futuro occupazionale e sulle tutele dei lavoratori.
L’obiettivo dichiarato è ottenere «una risposta formale e puntuale su tutele e futuro occupazionale dei lavoratori della TIRSO», in una fase in cui, secondo quanto riportato nella nota, attorno alla vertenza si sarebbe creato un vuoto di informazioni e di prospettive.
I tavoli regionali e la mancata soluzione: “nessun vero rilancio”
Moro e Pellegrino ricordano che nei mesi scorsi la Regione, attraverso gli assessori Rosolen e Bini, ha convocato tavoli di gestione della crisi coinvolgendo anche imprenditori terzi, tra cui il Gruppo Roncadin, ma senza approdare a una soluzione concreta in termini di investimento e rilancio industriale.
Non solo: la crisi, secondo la ricostruzione politica proposta nella nota, sarebbe stata ormai certificata anche sul piano societario. Nel 2024, viene ricordato, Friulia S.p.A. avrebbe ritirato le proprie quote, elemento che per le firmatarie rappresenta la conferma della gravità della situazione per lo stabilimento TIRSO di Muggia.
“Quadro allarmante”: tutele incerte e pagamenti non regolari
Nel testo si entra poi nel dettaglio delle segnalazioni arrivate dagli ex dipendenti, che descrivono un contesto definito «allarmante». Secondo quanto riportato:
ci sarebbe silenzio attorno alla vertenza
le tutele sarebbero “a singhiozzo”
la Naspi non risulterebbe regolare
il Tfr non sarebbe stato corrisposto
Un elenco che, se confermato, delineerebbe una fase delicata non soltanto sul piano industriale, ma anche sul fronte sociale e della protezione economica delle persone coinvolte.
Dopo la chiusura della Cigs: “nessuna offerta di lavoro”
Altro punto centrale: a tre mesi dalla chiusura della CIGS, secondo quanto riportato nella nota, risulterebbe l’assenza di offerte di lavoro. Le eventuali ricollocazioni avvenute sarebbero state “solo autonome”, quindi frutto di iniziative personali e non di un percorso strutturato di reinserimento.
Le difficoltà, inoltre, sarebbero ancora più pesanti per una fascia specifica: chi si trova a circa dieci anni dalla pensione, per cui trovare nuove opportunità può diventare un percorso più complesso e incerto.
Il ruolo della Regione: “competenze e responsabilità sulle politiche attive”
Moro e Pellegrino richiamano direttamente le competenze regionali, sottolineando che la Regione ha responsabilità sulle politiche attive del lavoro e sul coordinamento dei servizi per l’impiego. Per questo l’interrogazione viene presentata come una richiesta di assunzione di responsabilità istituzionale rispetto a una vertenza che, a loro avviso, non può rimanere nel limbo.
“Specchio di un fenomeno più ampio: deindustrializzazione e vertenze”
Il comunicato chiude con un’accusa più ampia e strutturale: il caso TIRSO sarebbe «lo specchio di una tendenza che riguarda tutta la regione». Il riferimento è alla deindustrializzazione, descritta come un processo in avanzamento, accompagnato da un aumento di vertenze che rischiano di consumarsi nell’attesa.
In questo quadro, la richiesta politica è netta: rompere il silenzio e arrivare a risposte ufficiali sul futuro dei lavoratori, sulle tutele e sugli strumenti di reinserimento.
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