Anna Cisint: “Acquisizione del centro islamico Darus Salaam segnale chiaro di rispetto della legge”

Con una nota ufficiale, l’europarlamentare e consigliere comunale incaricato alla lotta all’islamizzazione Anna Maria Cisint ha annunciato e commentato l’acquisizione da parte del Comune dello stabile in cui aveva sede il centro islamico Darus Salaam.
“Il Comune – afferma Cisint – proseguirà con determinazione nella difesa della legalità urbanistica e nella tutela dell’interesse pubblico. Ogni azione intrapresa è stata ed è improntata al pieno rispetto delle norme italiane, nell’ottica di garantire sicurezza, decoro e uso corretto degli immobili sul territorio comunale”.
Secondo quanto riportato da Anna Maria Cisint, l’acquisizione è avvenuta a seguito delle ripetute violazioni dell’ordinanza comunale – già confermata dal Consiglio di Stato – che vieta lo svolgimento di preghiere in locali con destinazione d’uso diversa da quella prevista.
“Siamo in Italia – ha ribadito Cisint – e il rispetto della legge e delle sentenze è il fondamento della democrazia e tutela l’intera comunità. Le norme urbanistiche e il Piano Regolatore non sono semplici formalità, ma strumenti che garantiscono equilibrio e ordine nella città. Un abuso edilizio non colpisce solo la burocrazia, ma incide sui diritti e le libertà di tutti i cittadini”.
Cisint ha ricordato che la realizzazione di un centro islamico – così come di qualunque altro luogo di culto – non rientra nelle competenze dirette del Comune in quanto non si tratta di un servizio pubblico, bensì di un’iniziativa privata. “Se fosse il contrario – ha osservato – chiunque potrebbe chiedere all’Amministrazione di reperire locali per svolgere la propria attività professionale. Come per il lavoro, anche il diritto di culto deve essere esercitato nel rispetto delle leggi e del piano regolatore”.
Nella sua nota, Anna Maria Cisint ha inoltre evidenziato la questione nazionale dell’assenza di un’Intesa tra lo Stato italiano e la confessione islamica, come previsto dall’articolo 8 della Costituzione. Una mancanza che – secondo Cisint – deriva dalla difficoltà, da parte delle organizzazioni islamiche, di accettare il pieno rispetto delle leggi italiane anziché della Sharia. Tale situazione, sottolinea, impedisce di definire regole chiare su aspetti fondamentali come la gestione dei flussi economici, la pubblicazione dei bilanci e la verifica dei contenuti delle predicazioni.
“L’acquisizione dell’immobile – conclude Anna Maria Cisint – dimostra concretamente l’impegno del Comune nel tutelare la città. È un messaggio chiaro: a Trieste la legalità si difende con i fatti e non con le parole”.
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