mercoledì 23 settembre 2026
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Politica

85 anni dalla tragedia di Arsia: la UIL alla commemorazione per ricordare i minatori caduti

Luca Marsi·
85 anni dalla tragedia di Arsia: la UIL alla commemorazione per ricordare i minatori caduti
UIL PRESENTE ALL’85° ANNIVERSARIO DELLA TRAGEDIA MINERARIA DI ARSIA
28 febbraio 1940, il peggiore disastro minerario italiano: 185 morti, 149 feriti


La segretaria nazionale UIL, Ivana Veronese, il segretario generale UIL del Friuli Venezia Giulia, Matteo Zorn, e il responsabile Ufficio internazionale della UIL regionale, Michele Bertifaranno parte, venerdì 28 febbraio prossimo, della delegazione dell’Unione Italiana del Lavoro alla commemorazione dell’85° anniversario del disastro minerario di Arsia-Raša (Albona-Labin) in Istria, organizzato dal Comune di Arsia. Si tratta della peggiore strage di minatori avvenuta sul territorio nazionale, il 28 febbraio 1940, in cui perirono 185 lavoratori e altri 149 rimasero feriti.
   “Sono cifre confrontabili con il disastro di Marcinelle in Belgio, in cui perirono 262 persone, di cui 136 immigrati italiani – commenta Zorn –. Ad Arsia i minatori italiani che persero la vita furono di più, 185, ma ancora oggi la maggioranza della popolazione in Italia non ha mai sentito parlare di questa tragedia. Una delle tante in queste terre, che solo negli ultimi decenni vengono riscoperte, e secondo la UIL anche i temi del lavoro e della sicurezza devono avere il loro posto nel processo di riconciliazione e nei momenti del Ricordo”.
   Nel 1935 il regime fascista impose ad Arsia un feroce aumento di produzione, che nel 1939 segnò +186% di carbone estratto da oltre 9.000 operai (più che triplicati dal '35), garantendosi con la sola miniera istriana il 32% della produzione carbonifera nazionale. Tutto, ovviamente, a scapito della sicurezza (13 infortuni mortali nel ‘37, e 7 nel ‘39) e provocando un aumento della conflittualità sindacale.
   All’indomani della tragedia, il regime fascista represse ogni protesta e zittì i giornali, che non ne dettero notizia. Neppure tre mesi dopo il disastro, infatti, l’Italia entrò in guerra, aggredendo la vicina Jugoslavia. A conflitto finito, le autorità italiane consideravano le vittime croate, mentre per quelle jugoslave erano italiani e ‘occupanti fascisti’, e non se ne parlò più ufficialmente.
   “Per la UIL, invece, erano lavoratori a prescindere dall’appartenenza, costretti a rischiare la vita sull’altare di politiche folli. Per questo salutiamo l’iniziativa del Comune di Arsia, che vuole riportare questo tragico episodio al suo posto nella storia delle popolazioni che vivono su queste terre”, conclude Zorn.

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