Sicurezza a Trieste, “Lippolis: "Chi delinque deve pagare”, Cimolino "Il bastone non basta” (VIDEO)
Diretta dal tono acceso e senza sconti quella andata in scena lunedì 19 gennaio nel confronto “senior” di Trieste Cafe. Da una parte “Antonio Lippolis” (Fratelli d’Italia), dall’altra “Tiziana Cimolino” (Verdi). A condurre, come sempre, Luca Marsi, che ha lanciato due temi capaci di incendiare qualsiasi campagna elettorale: sicurezza e immigrazione prima, parcheggi sulle Rive ed ex Silos poi.
Il risultato è stato un faccia a faccia diretto, con visioni opposte e stile diverso: Lippolis concreto e duro sui numeri e sulla repressione, Cimolino più orientata alla prevenzione sociale e al concetto di città “frequentata e viva”.
Sicurezza, la domanda chiave: tema decisivo alle elezioni?
La prima questione posta da Marsi è stata quella che rimbalza ogni giorno tra cronaca e politica: episodi di rapine, coltelli, risse, baby gang. La sicurezza sarà il tema decisivo delle prossime elezioni comunali?
“Tiziana Cimolino” parte da un punto fermo: la sicurezza sì, sarà centrale, più ancora dell’immigrazione, perché Trieste resta “città di passaggio”. Cimolino riconosce che il tema è percepito in modo crescente, amplificato anche dal dibattito pubblico e mediatico. Ma la sua linea è chiara: attenzione a non trasformare tutto in sola repressione.
Il suo concetto di sicurezza non è solo pattuglie e regole, ma città amichevole e vissuta, con strade illuminate, luoghi frequentati e un lavoro di prevenzione. “Bisogna educare”, insiste: educazione al rispetto, alla comunità, e una scuola che torni anche contenitore di “buona educazione”, per fermare certi comportamenti sul nascere.
“Serve repressione”: la risposta dura di “Lippolis”
“Antonio Lippolis” ribalta l’approccio: per lui senza repressione non c’è deterrenza. E dice chiaramente che questi temi non sposteranno voti “da una parte o dall’altra” perché il fenomeno riguarda tutta Italia, non solo città governate dal centrodestra.
Poi entra nel merito: per Lippolis i giovani italiani sarebbero mediamente più educati e il problema, in molti casi, riguarda ragazzi provenienti da altri contesti culturali, abituati a comportamenti non compatibili con una convivenza civile.
Ma la chiave del suo ragionamento è una: “non pagano mai”. Vengono presi e rilasciati, tornando in strada con recidiva. Lippolis invoca strutture e sistemi che facciano realmente percepire una conseguenza: “una quindicina di giorni chiusi” perché un sedicenne “è minorenne ma può essere pericoloso”.
Lo scontro sul “bastone”: “Cimolino” respinge la linea punitiva
Quando Marsi chiede repliche più brevi, Cimolino taglia dritto: “questa tecnica del bastone non so fino a dove può essere utile”. Porta un esempio che spiazza: episodi di violenza in altri contesti non legati all’immigrazione, come scontri tra tifoserie. Per lei il problema non va letto come semplice etichetta “noi e loro”.
Cimolino insiste: le nuove generazioni includono ragazzi con famiglie straniere che vivono qui da anni, e la divisione “stranieri/italiani” non aiuta. La sua proposta è sociale: aiutare le famiglie, rafforzare associazionismo, sport, volontariato, oggi “in affanno”, e spingere i giovani a frequentare contesti educativi con figure positive di riferimento.
“60% stranieri in carcere”: “Lippolis” alza il tiro
Lippolis torna con una frase destinata a far discutere: “nelle carceri italiane il 60% degli ospiti sono stranieri”. Poi rilancia: non nega che gli italiani delinquano, ma sostiene che oggi ci sia un incremento di atti criminali quotidiani e che leggere le cronache significhi trovare spesso nomi e nazionalità non italiane.
Il suo messaggio è pragmatico: non si può riempire la città di polizia, quindi bisogna ridurre le condizioni che alimentano recidiva e impunità. E attacca la linea solo educativa: “ha bisogno di tempi lunghi”, mentre servono azioni immediate. Conclusione: repressione e educazione insieme, ma prima deve esserci il timore della pena.
Secondo tema: parcheggio ex Silos e futuro delle Rive
Il confronto cambia binario e arriva su un altro nervo scoperto: il parcheggio nell’area ex Silos, gratuito per un periodo come misura tampone per il commercio. Deve restare parcheggio o diventare altro? E può essere propedeutico a chiudere le Rive al traffico?
Lippolis non ha dubbi: i parcheggi servono. La città ha bisogno di stalli, soprattutto con il turismo che aumenta. Ma mette una condizione: agevolazioni per residenti, con tariffe più basse per i triestini. Per lui è un equilibrio: turismo porta soldi ma anche disagi (abitazioni, traffico), quindi va gestito con più soluzioni insieme.
Cimolino invece attacca il concetto di fondo: “più crei parcheggi, più trovi chi li occupa”. Per lei l’area ex Silos non deve essere “una spianata di cemento” ridotta a strisce bianche: andrebbe pensata per progetti più ambiziosi. Cita idee come spazi per famiglie, verde, strutture cittadine, e rilancia anche una proposta concreta: trasporto pubblico gratuito.
Replica Lippolis: “parcheggi intelligenti per togliere auto dalle Rive”
Lippolis replica con un concetto interessante: parcheggi sì, ma non per “comodità”, bensì come strategia per liberare altre zone. Se ci sono aree suppletive per le auto, si possono eliminare macchine dalle Rive, ottenendo un beneficio ambientale reale. E sottolinea un punto spesso ignorato: molte idee sono belle, ma servono investimenti privati, e il privato agisce solo se può avere ritorno economico.
Cimolino chiude insistendo sulle opere “promesse” e sulle carenze: cita la piscina terapeutica che non si vede e sostiene che il pubblico dovrebbe spingere di più su servizi veri.
Due visioni di città, due ricette opposte
Il confronto tra “Lippolis” e “Cimolino” ha fotografato una Trieste spaccata tra due esigenze: da una parte la richiesta di controllo e pene certe, dall’altra l’idea che la sicurezza si costruisca con prevenzione, educazione e comunità. E sul fronte urbano, una battaglia che sarà centrale: città per auto e parcheggi o città per verde, servizi e mobilità pubblica.
Una cosa, però, è evidente: la campagna elettorale si sta già accendendo. E il tono è quello di una sfida che non sarà morbida.
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