SIAP Trieste: “Abbiamo mantenuto le promesse” e presenta l’agenda 2026 tra turni, uffici e carichi di lavoro
La linea è chiara, lo slogan pure: “Fatti, non parole”. Nelle scorse ore è circolato un volantino della Segreteria provinciale SIAP di Trieste che rivendica in modo diretto le conquiste ottenute nel 2025 e, allo stesso tempo, mette sul tavolo gli obiettivi su cui il sindacato dichiara di voler lavorare per il 2026.
Un messaggio che si presenta come una sorta di “rendiconto politico-sindacale” rivolto ai colleghi, con l’intento dichiarato di distinguersi dalle promesse generiche: “il sindacato dei risultati” è la formula scelta per definire l’identità della sigla e il suo operato.
Le “vittorie” del 2025: più recupero, turni e diritti
Nella prima parte del documento SIAP elenca una serie di risultati che, secondo quanto riportato, sarebbero stati già ottenuti. Il focus è soprattutto su tre ambiti specifici e particolarmente sensibili per chi lavora in divisa: tempo di recupero, organizzazione dei turni e diritti del personale.
Tra i punti evidenziati spiccano le misure che riguardano la Frontiera, con un richiamo esplicito al tema dell’orario in deroga e alla possibilità di beneficiare di un giorno libero al mese in aggiunta, interpretato come una risposta concreta alle pressioni operative che caratterizzano il settore.
Altro capitolo riguarda la Polizia scientifica, con l’annuncio di un turno di fascia definito “più equo”, che dovrebbe garantire efficienza operativa senza sacrificare totalmente la vita privata del personale.
Nel testo compare poi anche il riferimento all’UPGSP, dove SIAP afferma di aver ottenuto un’ulteriore estensione dell’orario in deroga, sempre collegata al recupero psicofisico, con un passaggio però che precisa una condizione: il beneficio sarebbe fatto salvo il mantenimento dell’aggiornamento professionale il martedì.
L’agenda 2026: meno carte, più equilibrio e organizzazione dei servizi
La seconda parte del volantino punta invece sul futuro: una lista di obiettivi 2026 che viene presentata come “agenda” per rendere la Questura più efficiente e più sostenibile dal punto di vista del carico di lavoro.
L’impostazione è molto concreta e ruota attorno a parole chiave che in questi anni sono diventate un mantra tra gli operatori: sovraccarico, logistica, freddo, disagi, razionalizzazione, redistribuzione, rimodulazione.
Tra le priorità, il sindacato parla di “stop al sovraccarico dei commissariati”, proponendo una nuova redistribuzione delle competenze territoriali per alleggerire il peso della Polizia Giudiziaria negli uffici più in sofferenza. Nel mirino c’è chiaramente anche la mole burocratica: il messaggio è “basta uffici sommersi dalle carte”, un tema che nei corridoi della sicurezza pubblica è quasi quotidiano.
Il documento dedica spazio anche al tema logistica e salute, con la formula netta “basta freddo e disagi” e la volontà dichiarata di proseguire con la chiusura degli sportelli al Famedio per garantire un microclima adeguato agli operatori.
Altro capitolo riguarda i passaporti, con una proposta di razionalizzazione che cita la chiusura dell’ufficio a San Sabba mantenendo però un unico polo d’eccellenza in centro città, con l’obiettivo di evitare sovraccarichi e “doppioni” organizzativi.
San Sabba e atrio della Questura: “rimodulazione” e recupero di personale operativo
Nel testo si cita anche una rimodulazione dei servizi presso San Sabba e una riduzione del personale impiegato nell’atrio della Questura, collegata alla chiusura dell’ex Tor Bandena, con la finalità dichiarata di recuperare uomini e donne da impiegare in attività operative e d’ufficio.
Un passaggio che tocca un nodo delicatissimo: il rapporto tra presidio, accoglienza, gestione dei flussi e personale disponibile. Una questione che, a Trieste, non è mai solo “tecnica”, ma finisce inevitabilmente per diventare anche sociale e politica.
L’ultimo messaggio: “diffida dalle imitazioni”
La chiusura del volantino ha toni ancora più duri: una “diffida dalle imitazioni”, con l’invito a non affidare la tutela professionale “a chi crea confusione e rallentamenti” e a scegliere la coerenza.
Infine, un richiamo forte alla rappresentanza: “il sindacato che ti rappresenta davvero”.
Una comunicazione studiata per essere riconoscibile, immediata e per marcare un confine tra chi rivendica risultati e chi, secondo SIAP, “parla e basta”.