Caso scuola Julia, studente con lama minaccia i compagni: “Esplosione di disagio giovanile' (VIDEO)

Caso scuola Julia, studente con lama minaccia i compagni: “Esplosione di disagio giovanile' (VIDEO)

Il caso della scuola Julia di Trieste, con un ragazzo di circa 11-12 anni che durante la ricreazione avrebbe estratto una lama di circa 20 centimetri minacciando coetanei, riporta con forza al centro il tema del disagio giovanile e della tenuta del sistema scolastico. Un episodio che, secondo quanto emerso a margine di un incontro pubblico, non può essere letto come un fatto isolato.

A intervenire sul tema, a margine dell’incontro “Scuola e intelligenza artificiale: una sfida educativa”, è stata Maria Luisa Paglia, segretaria provinciale del Partito Democratico di Trieste, che ha collegato quanto accaduto alla situazione più ampia vissuta quotidianamente nelle scuole.

“Il disagio giovanile sta esplodendo”

«Questo si inserisce bene in quello che sta succedendo, in cui sta esplodendo un disagio giovanile. Noi a scuola lo viviamo tutti i giorni», ha dichiarato Maria Luisa Paglia. Il riferimento diretto al caso Julia è esplicito: «Per esempio ieri a Trieste, presso l’Istituto Comprensivo Julia, si è evidenziato questo caso di un ragazzo di 11-12 anni che ha tirato fuori una lama di 20 centimetri».

Un fatto che ha colpito la comunità scolastica, ma che – secondo Paglia – «non è un caso isolato. Ormai questi eventi si rilevano in tutta Italia».

Il quadro che emerge è quello di una scuola chiamata a gestire non solo la didattica, ma anche fragilità emotive, tensioni e comportamenti sempre più complessi.

“Gli insegnanti devono poter educare”

Al centro del ragionamento, il ruolo dei docenti. «C’è un’urgenza: l’insegnante deve poter avere uno spazio proprio alla relazione educativa e non solo essere oberato da burocrazia», ha sottolineato la segretaria provinciale del PD.

Gli insegnanti, secondo quanto spiegato, si trovano a operare in un contesto sempre più difficile, tra adempimenti amministrativi e gestione di situazioni delicate. Episodi come quello della scuola Julia diventano così il segnale di una scuola sotto pressione, costretta a fronteggiare problematiche che vanno oltre l’insegnamento.

Tecnologia come supporto

Nel corso dell’incontro si è parlato anche di intelligenza artificiale, vista come possibile strumento di supporto. «Vorremmo che l’intelligenza artificiale non fosse subita ma governata. È una sfida, ma in realtà una vera opportunità», ha spiegato Paglia.

L’idea è che le nuove tecnologie possano alleggerire parte del carico di lavoro, permettendo ai docenti di recuperare tempo per ciò che oggi appare più urgente: educazione, ascolto e relazione con gli studenti.

Il caso Julia come campanello d’allarme

Il fatto avvenuto all’istituto Julia diventa quindi, nelle parole di Maria Luisa Paglia, un campanello d’allarme su una situazione più ampia. Non solo sicurezza, ma tenuta educativa e sociale.

La scuola, è il senso del messaggio, non può essere lasciata sola. Servono strumenti, formazione e attenzione al disagio giovanile, perché senza una relazione educativa forte il rischio è che gli istituti si trasformino in luoghi di sola gestione dell’emergenza.

DI SEGUITO IL VIDEO 

RIPRODUZIONE RISERVATA