Presentato oggi il programma per la 37º edizione di Trieste Film Festival

Presentato oggi il programma per la 37º edizione di Trieste Film Festival

Racconti che ritornano dal passato, tra la pagine della letteratura o dalle pieghe dimenticate della Storia, fino ai ricordi, alle memorie più fresche, di un mondo vicino e vivace, come quelle dell’Est Europa, che svelano volti e voci del presente e del prossimo futuro del nuovo continente in divenire: sono questi i protagonisti della 37a edizione del Trieste Film Festival, il più importante appuntamento italiano con il cinema dell’Europa centro orientale. Diretto da Nicoletta Romeo, la rassegna si svolgerà a Trieste dal 16 al 24 gennaio con oltre 120 eventi tra film, documentari, corti, masterclass e incontri con i protagonisti, dai grandi maestri agli esordienti, registi e attori, e con le loro storie, capaci di creare ponti tra Est e Ovest. 

 

Spiega la direttrice del festival Nicoletta Romeo: “Ci auguriamo che le visioni di questa edizione possano essere delle bussole nuove, capaci di orientarci in una geografia umana sempre più complessa. Buon viaggio tra i percorsi di dialogo e bellezza del nostro festival, e un ringraziamento speciale a chi ha reso possibile questo miracolo collettivo, a chi lo abita sullo schermo, ai registi che ci hanno affidato le loro opere, e a chi, dal buio della sala, continua a farlo vivere ogni giorno, con la consueta, straordinaria curiosità”.

 

Il festival si terrà a Trieste nelle sedi del Politeama Rossetti, del Teatro Miela e del Cinema Ambasciatori. Tre le sezioni competitive con i concorsi internazionali per lungometraggi, cortometraggi e documentari. 

 

Aprirà il festival, nella giornata di venerdì 16 gennaio al Teatro Miela, "Franz" della regista polacca Agnieszka Holland (distribuito in Italia da Movies Inspired), che torna dopo il successo di “Green Border”. Selezionato per la Polonia agli Oscar 2026 e nella shortlist EFA, arriva in anteprima anche in Italia il progetto più ambizioso della carriera della regista: un biopic dedicato all’iconico scrittore boemo del XX secolo, Franz Kafka, un mosaico caleidoscopico, che segue l’impronta dell’autore nel mondo, dalla sua nascita nella Praga del XIX secolo fino alla morte nella Vienna del primo dopoguerra. Nella consueta doppia apertura di rassegna, nella data del 20 gennaio che apre le porte dello splendido Politeama Rossetti, ci sarà anche "The Disappearance of Josef Mengele" di Kirill Serebrennikov (distribuito in Italia da Europictures), esordio nazionale dopo l’anteprima mondiale alla sezione Cannes Premiere: al centro, proprio la vita e la storia dell’uomo noto come  «L’Angelo della Morte». Nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, Josef Mengele, il medico nazista di Auschwitz, fugge in Sud America per ricostruirsi una vita in clandestinità: attraverso gli occhi di suo figlio che lo ritrova, Mengele è costretto a confrontarsi con un passato che non può più ignorare. Il regista Kirill Serebrennikov terrà una masterclass la mattina dopo (21 gennaio, ore 11.30, al Rossetti), moderata da Joël Chapron, storico collaboratore del Festival di Cannes ed esperto di cinema russo e sovietico. La chiusura del festival sarà invece dedicata a "Silent Friend" di Ildikó Enyedi (distribuzione italiana Movies Inspired), già in concorso a Venezia - dove all’attrice Luna Wedler è andato il Premio Marcello Mastroianni - e in shortlist per gli EFA, nella serata di sabato 24 gennaio al Politeama Rossetti. Lo stesso giorno, sempre al Rossetti alle 17.00, la regista ungherese incontrerà il pubblico in una masterclass. Nel cuore di un giardino botanico in una città universitaria medievale della Germania si erge un maestoso albero di ginkgo: questo testimone silenzioso ha osservato per oltre un secolo i quieti ritmi di trasformazione attraverso tre vite umane. Dal 1908 al 1972, fino all’ultima nel 2020, seguiamo gli incerti tentativi dei protagonisti di entrare in contatto, mentre vengono trasformati dal potere silenzioso, duraturo e misterioso della natura. 

 

Torna a Trieste Sergei Loznitsa: in anteprima italiana ci sarà "Two Prosecutors", già in concorso a Cannes e anche questo titolo in shortlist agli EFA (poi in distribuzione italiana con Lucky Red). Dopo la partecipazione dello scorso anno (con il documentario “The Invasion”) che gli valse il premio Eastern Star 2025, il regista ucraino riporta lo spettatore nella fiction, precisamente in Unione Sovietica nel 1937. Migliaia di lettere di detenuti falsamente accusati dal regime vengono bruciate in una cella di prigione: contro ogni previsione, una di queste lettere arriva a destinazione, sulla scrivania del neonominato procuratore locale, Alexander Kornev, che farà tutto il possibile per incontrare il prigioniero, vittima di agenti corrotti della polizia segreta, l’NKVD. 

 

Sempre tra gli eventi speciali fuori concorso, il festival presenta "Lagūna" di Šarūnas Bartas, tra i massimi esponenti del cinema baltico, in un lavoro intimo e potente. Al centro la sua stessa famiglia: sulla costa pacifica del Messico, nella terra che la figlia Ina Marija aveva scelto come casa prima di morire troppo presto, il padre - lo stesso regista -  e sua sorella minore Una intraprendono un viaggio per ripercorrere i suoi passi, in una laguna colpita dagli uragani ma perpetuamente rinata. In anteprima italiana in programma "Mirrors No. 3" di Christian Petzold, già nella sezione Quinzaine des Cinéastes a Cannes (in italia con Wanted): il film, tra gli esempi più lirici del cinema contemporaneo, presenta Laura, una studentessa di pianoforte di Berlino, che durante un viaggio sopravvive miracolosamente a un incidente d’auto. Fisicamente illesa ma profondamente scossa, viene accolta da una donna del posto che si prende cura di lei con devozione materna. Vincitore del Premio Leone del Futuro a Venezia, nella sezione ci sarà anche "Short Summer" di Nastia Korkia, ritratto di una quotidianità dalla Russia: Katya, 8 anni, trascorre l’estate con i nonni nella campagna russa. Qui il tempo sembra essersi fermato, gli adulti tacciono e una guerra sullo sfondo distrugge vite. In programma anche “In die Sonne schauen” (Il suono di una caduta / Sound of Falling, distribuito in Italia da I Wonder Pictures), opera seconda della regista tedesca Mascha Schilinski, Premio della giuria al festival di Cannes e candidato dalla Germania agli Oscar 2026 nella categoria Miglior film internazionale, racconto di quattro ragazze, separate dal tempo ma unite da un luogo, la fattoria in cui trascorrono la loro giovinezza, e da un trauma che riemerge al punto da far rispecchiare le loro vite l’una nell’altra.

 

Numerosi i titoli da tutta Europa in concorso: il festival presenterà 8 lungometraggi in gara, 10 documentari, 14 cortometraggi, 6 titoli italiani (per il Premio Salani). Tra le altre sezioni, ci sarà ancora - dopo la novità dello scorso anno - Visioni Queer, dedicata alle storie che intendono aprire una finestra sul contributo dato dal cinema dell’Europa centrale e orientale ai diritti delle comunità Lgbtq+, in tanti Paesi dove la libertà di espressione è messa a rischio. Tra i focus presenti in programma al festival, non mancherà infine “Wild Roses”, la sezione dedicata alle registe europee, che quest’anno celebra le voci femminili del cinema sloveno: curata da Nerina T. Kocjančič, responsabile della Promozione e della Distribuzione del Centro di Cinema Sloveno di Lubiana.

 

Come sempre, il festival si prepara a tornare insieme alla sua “compagna di viaggio”, la bora che scende sulla città nel mese di gennaio, quest’anno protagonista anche della locandina, dove una donna e un uomo avanzano nel vento, trattenendo il cappello e le giacche, nella Trieste degli anni ‘50. Gli scatti sono di Ugo Borsatti, il grande fotografo triestino scomparso nell’ultimo anno, testimone del Novecento a cui è dedicato l’omaggio per l’immagine simbolo, con gioco e ironia.

 

 

IL PROGRAMMA

 

CONCORSO LUNGOMETRAGGI

Saranno 8 i lungometraggi in concorso, tutti in anteprima italiana. Dalla Polonia arriva “Brat” (Brother) di Maciej Sobieszczański, storia del quattordicenne Dawid, tra la cura per il fratellino minore e le attenzioni per la madre, una donna che vuole lasciarsi alle spalle il passato con un marito violento e ricominciare da capo, alla ricerca di un modo per salvare la famiglia; racconta di libertà, amore e lotta “Elena’s Shift” di Stefanos Tsivopoulos, dove protagonista è Elena, madre single rumena ad Atene, che sogna un futuro migliore e un senso di appartenenza che le è stato a lungo negato, quando viene ingiustamente licenziata e si risveglia in lei uno spirito attivista a lungo represso. Presentato a Locarno e tra i titoli della sezione Wild Roses, in programma ci sarà anche “Fantasy” della regista slovena Kukla, sulle ragazze ribelli Mihrije, Sina e Jasna, poco più che ventenni, migliori amiche che rifiutano di conformarsi al sistema conservatore in cui crescono: il loro mondo viene sconvolto quando incontrano Fantasy, una donna transgender. Da Cannes e Toronto, invece, arriva “Mama” di Or Sinai, dove al centro c’è Mila, costretta a lasciare temporaneamente il suo lavoro all’estero — e la sua relazione segreta — per tornare dalla sua famiglia in un remoto villaggio polacco: qui le tensioni riaffiorano, in un complesso ritorno alle origini. In “Renovacija”(Renovation), esordio di Gabrielė Urbonaitė, presentato a Karlovy Vary, Sarajevo e Tallinn, Ilona ha 29 anni ed è una perfezionista di natura; sente la pressione di dover raggiungere una stabilità nella vita e di ottenere risultati prima dei trent’anni. In questo momento cruciale della sua esistenza, inizia a chiedersi come vuole davvero vivere. Torna invece negli anni ‘90“Sbormistr” (Broken voices) di Ondřej Provazník, quando nella Repubblica Ceca, la tredicenne Karolína ottiene un posto in un coro femminile di fama mondiale e la sua voce attira presto l’attenzione dell’ammirato ed enigmatico maestro Machá: dal trionfo, inizia a comprendere l’inquietante prezzo di quel privilegio. Ispirato al caso dei “Bambini di Praga”, il film esplora la fragile linea in cui l’innocenza si scontra con il potere abusivo. Ancora, “Sorella di clausura” della serba Ivana Mladenović, segue Stela, una donna istruita ma incapace di mantenere un lavoro, che s’innamora di un musicista balcanico dopo averlo visto in TV: una semplice infatuazione si trasforma presto in un’ossessione che le divora la vita; “Svečias” (The Visitor), film d’esordio del lituano Vytautas Katkus (già direttore della fotografia in “Toxic”, vincitore dell’ultimo Trieste Film Festival), infine, porta nella vita di Danielius, 30 anni, nel ritorno nella sua città natale: nel ritrovare persone e luoghi che ormai non gli appartengono più, è pervaso da un silenzioso senso di solitudine, che decide di esplorare. 

 

I film in concorso saranno giudicati dalla giuria composta da Rebecca De Pas, comitato di selezione di Visions du Réel e del Rotterdam IFF, project manager del “Fondazione Prada Film Fund”, Reta Guetg, vicedirettrice Zurigo Film Festival e membro Swiss Film Academy ed European Film Academy, e Mariëtte Rissenbeek, dal 2019 al 2024 direttrice esecutiva della Berlinale e da allora consulente e creative producer. 

 

FUORI CONCORSO

A completare la rosa delle proiezioni Fuori Concorso anche l’anteprima italiana di “No One Will Hurt You” (Nessuno vi farà del male) di Dino Hodić, intimo e doloroso viaggio sulla riscoperta delle proprie radici e della propria identità a trent’anni dal massacro di Srebrenica, a cui Hodic riuscì a fuggire recandosi in Svizzera, attraverso la voce di Hasan, uno dei pochi sopravvissuti alla tragedia. Ritratto di emancipazione femminile calato nel contesto della Seconda guerra mondiale è “À Bras-Le-Corps” (Lo sguardo di Emma, in sala in Italia con Trent Film) di Marie-Elsa Sgualdo che vede la quindicenne Emma, rimasta incinta dopo uno stupro, intraprendere un percorso di autodeterminazione affrontando l’ipocrisia morale del suo villaggio. Il film - a cui sarà dedicata una proiezione speciale matinée per le scuole, aperta al pubblico - fa parte del percorso formativo che coinvolge il festival con gli istituti superiori cittadini. In programma anche l’anteprima italiana “Ether”, cortometraggio della regista di origine triestina Vida Skerk, in cui una coppia si ritrova ad affrontare tensioni represse, mentre cerca di comunicare su questioni di ruoli e responsabilità; “Cos te costa”, corto del triestino Davide Del Degan, completa la sezione con una storia di divisione e ricordo, a cavallo tra Italia e Jugoslavia,un commovente omaggio alla Gorizia tagliata a metà nell’immediato Dopoguerra.

Chiudono la sezione le ”proiezioni accessibili” per persone con disabilità uditive e visive, grazie alla collaborazione con INCinema, il primo festival in Italia accessibile anche alle persone con disabilità sensoriali: “Caravan” di Zuzana Kirchnerová, progetto avviato a Trieste nell’ambito della sezione work-in-progress “This is IT” e presentato all’ultimo Festival di Cannes, road movie intimo e poetico che affronta il tema del desiderio di libertà e della genitorialità di un figlio con disabilità, raccontato con sensibilità e lontano dagli stereotipi, e i vincitori del bando“Corti senza confine” della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Direzione centrale cultura in collaborazione con FVG Film Commission – PromoTurismoFVG, una selezione di sette cortometraggi realizzati da registi europei che raccontano il territorio transfrontaliero, selezionati dal regista Gabriele Salvatores

 

CONCORSO DOCUMENTARI 

Al festival saranno presentati in anteprima italiana 10 documentari in concorso, quest’anno selezionati anche da paesi oltre i confini d’Europa, che toccano temi quali precarietà socio-economica e lotta per la sopravvivenza, le guerre, la diaspora e le storie di migranti, storie di persone e luoghi trasformati dagli eventi della storia, mai vittime, nella loro resistenza quotidiana, tra momenti fragili, ironici e poetici. 

A cominciare da “Militantropos” di Yelizaveta Smith, Alina Gorlova e Simon Mozgovyi, in anteprima alla Quinzaine des Cinéastes a Cannes e in shortlist per gli EFA, documento che cattura la condizione umana attraverso le realtà frantumate dell’invasione russa dell’Ucraina: in mezzo alla devastazione e alle atrocità, l’essere umano viene assorbito dalla guerra — e la guerra, a sua volta, diventa parte dell’essere umano. In “9-Month Contract” di Ketevan Vashagashvili, al centro c’è la storia di Zhana, una madre georgiana che ricorre alla maternità surrogata per assicurare un tetto a sua figlia, scelta che inizia come un modo rapido per guadagnare del denaro e si trasforma in un sacrificio profondo, mettendo alla prova i limiti dell’amore materno. “Active Vocabulary” della russa Yulia Lokshinaaffronta il tema di come l’istituzione scolastica sia utilizzata dallo Stato russo per giustificare le sue azioni aggressive espansionistiche, sia attraverso la violenza militare esterna sia mediante violenza ideologica interna e persecuzione dei dissidenti; “Atameken” (Noi viviamo qui) di Zhanana Kurmasheva porta nella desolata steppa kazaka, in un ex sito sovietico un tempo dedicato ai test nucleari: un monito duro e poetico sul futuro dell’umanità, ricordando come tra il 1949 e il 1991, oltre 456 test nucleari hanno lasciato nell’area contaminazione radioattiva e sofferenza. In un remoto villaggio moldavo è girato “Electing Ms Santa” di Raisa Răzmeriță, dove Elena, 42 anni, intraprende un viaggio per liberarsi dalle convenzioni sociali e familiari e prendere il controllo della sua vita e dei suoi nuovi sogni: di giorno è una semplice contadina, altrove riesce ad essere l’anima del villaggio, distribuendo doni a giovani ed anziani soli indossando un costume di Natale. “Grudzień”(Dicembre) di Grzegorz Paprzycki, esplora la vita dei rifugiati nascosti nelle foreste lungo il confine tra Polonia e Bielorussia, nel freddo dicembre, mentre il mondo attende con entusiasmo le feste, un potente documentario che dà voce alle loro grida silenziose. Presentati ad Amsterdam agli IDFA, “Outliving Shakespeare” di Inna Sahakyan, riprende ciò che accade in una casa di riposo fatiscente armena di epoca sovietica, dove un regista teatrale decide di mettere in scena “I peccati di Shakespeare” con un cast di residenti, stimolando conversazioni su amore, vita e perdita, mentre “Tykha Povin” (Silent Flood) dell’ucraino Dmytro Sukholytkyy-Sobchuk, racconta di una comunità religiosa chiusa in Ucraina, che ha scelto di vivere in un paesaggio bellissimo, attraversato un tempo dalle linee del fronte, dove la vita pacifica della comunità è spesso interrotta da alluvioni e guerre, due momenti che diventano punti di confronto nella loro memoria.  “Qartlis Tskhoveba” (Il Regno di Kartlii) di Tamar Kalandadze e Julien Pebrel, indaga invece l’esilio, il trauma e la resilienza condivisa durante la guerra degli anni ‘90 in Abcasia: il termine “Kartli” si riferisce sia al regno medievale della Georgia che a un sanatorio di Tbilisi che ha dato rifugio ai profughi della guerra di oltre trent'anni fa, fatiscente edificio diventato una sorta di villaggio. Infine, in “Welded Together”(Unite) di Anastasija Mirošničenko, Katya è una giovane donna che lavora come saldatrice: abbandonata quando era bambina, intraprende un viaggio personale per ritrovare la sua famiglia perduta, per “saldarla” di nuovo insieme, proprio come salda il metallo sul lavoro. 

 

La giuria per il concorso documentari è formata da Davide Abbatescianni, critico e giornalista, caporedattore di «The European Animation Journal» e collaboratore di Cineuropa, Vanja Jambrović, produttrice e insegnante oggi presso l’Accademia di Arti Drammatiche di Zagabria, e Marko Stojiljković, critico e giornalista freelance per testate internazionali, cofondatore di “Ubiquarian”.

 

FUORI DAGLI SCHERMI

Fuori dagli sche(r)mi è lo spazio dedicato ai nuovi linguaggi, a forme cinematografiche e inedite prospettive, e propone quest’anno due titoli: “Vetre, pričaj sa mnom (Vento parla con me / Wind, talk to me) del regista serbo Stefan Djordjević, un racconto ispirato alle esperienze reali del regista che esplora il legame indissolubile tra madre e figlio attraverso un viaggio cinematografico e introspettivo, presentato a Rotterdam e premiato a Sarajevo, e l’anteprima italiana “Zemljo Krast” (Rubare la terra / Stealing Land), brillante dramedy slovena firmata da Žiga Virc. Quando un bambino dichiara di essere la Palestina durante una partita di “stealing lands”, il gioco finisce per coinvolgere anche i genitori, facendo emergere tensioni profonde e ipocrisie, rivelando quanto rapidamente possa sfumare il confine tra l’innocenza dell’infanzia e l’aggressività dell’età adulta.

 

 

PREMIO SALANI

Il Premio Corso Salani presenta al festival sei opere italiane indipendenti che non sono ancora state distribuite nelle sale nazionali, a partire dall’anteprima assoluta “On Defiance” di Giovanni C. Lorusso, un racconto dalla lontana Gambia che vede protagonista un padre in attesa del ritorno della moglie, tra speranza e fede. Dalla profonda Africa alle zone recondite della Sardegna, “Nella colonia penale” firmato da Gaetano Crivaro, Silvia Perra, Ferruccio Goia e Alberto Diana immerge lo spettatore in luoghi inaccessibili come le ultime case di lavoro all’aperto attive in Europa, regimi carcerari lontani dalla nostra società ma che allo stesso tempo riflettono la contemporaneità. Ancora, “Leila” di Alessandro Abba Legnazzi, Clementina Abba Legnazzi e Giada Vincenzi, una fiaba che mescola realtà e fantasia con al centro Clementina, una bambina di 10 anni che trasforma l’assenza della madre in un’avventura magica, e “Paul a Mayerling - Un Ritratto” (Paul in Mayerling - A Portrait) racconto personale e corale firmato da Antonio Pettinelli sulla figura del regista e sceneggiatore Paul Vecchiali. Chiudono la sezione “Abele” di Fabian Volti, spaccato del pastoralismo errante dal Medio Oriente al Mediterraneo che indaga i segni di una peculiare condizione umana, e “White Lies” di Alba Zari, regista triestina, dove il passato più intimo e doloroso dell’autrice - nata nella controversa setta dei ‘Children of God’ - emerge attraverso il confronto con la madre e la nonna, nel tentativo di capire le ragioni che le hanno portate a unirsi al culto e che hanno segnato una ferita profonda nella famiglia. 

 

A premiare i film italiani, ci sarà la giuria formata da Maurizio Di Rienzo, del direttivo del SNGCI e direttore di ShorTS, Renata Santoro, consulente delle Giornate degli Autori, e Giuditta Tarantelli, sceneggiatrice e produttrice, che nel 2002 ha fondato con il regista Mirko Locatelli la casa di produzione Officina Film.

 

CONCORSO CORTOMETRAGGI

Spazio alla sperimentazione e al cinema breve con il Concorso Cortometraggi, che presenta in questa edizione quattordici titoli. A partire da “Found&Lost” di Reza Rasouli - già vincitore al festival del premio al Miglior corto nel 2025 con il suo “Night of Passage” - che indaga l’evoluzione dei valori sociali, in tempi in cui le buone intenzioni possono dare origine a grandi malintesi. Dalle premiere a Cannes agli schermi triestini, “Eraserhead in a knitted shopping bag” di Lili Koss vede il cinema come unica via di fuga per una dodicenne in bilico tra infanzia e adolescenza, tra amicizie che si sgretolano, sigarette rubate e Eraserhead di David Lynch e “The Spectacle” di Bálint Kenyeres, che svela il doppio volto dei media, dal successo al disfacimento, attraverso lo sguardo di un giovane ragazzo rom dotato di un insolito talento. Non mancano racconti con al centro la famiglia come in “Nedostupni” (Non raggiungibile / Unavailable) di Kyrylo Zemlyanyi, già presentato a Venezia nella sezione Orizzonti, in cui un giovane cerca a tutti i costi di rimettersi in contatto con la madre che vive in un territorio occupato dell’Ucraina, “Traje Veliko Finale” (Gran Finale / Grand Finale) di Luka Galešić“Sunny” (Soleggiato) di Andreea Parfenov e Stiina” di Elizabeth Kužovnik, eterogenee esplorazioni del legame genitori-figli, e il dramma polacco “Chłodno” (Freddezza / Coldness) di Lena Jaworska. Ancora in programma, il viaggio di “Drumul spre casă” (La strada di casa / The Road Home) di Marian Fărcuț, e le atmosfere malinconiche del serbo “Tamo gde je nekad bila voda” (Là dove un tempo c’era l’acqua / Where the water used to be) di Vanja Vujin e dello sloveno “Temno Brdo” (La collina oscura / The Dark Hill) di Vanja Miloš Jovanović. Chiudono il programma “Last Tropics” di Thanasis Trouboukis, “Index di Radu Muntean, presentato al Locarno Film Festival, e “I Erimos” (Il deserto, lei / Desert, She) di Ioanna Digenaki.

La giuria del concorso cortometraggi è formata da Silvia Carobbio, programmer e distributrice, coordinatrice della piattaforma “Zalab View”, Oana Ghera, direttrice artistica del Bucharest International Experimental Film Festival (BIEFF) e coordinatrice degli European Short Pitch, e Eléna Laquatra, coordinatrice del “think tank” Lab Femmes de Cinéma. 

 

VISIONI QUEER

La ricognizione del vivere queer nei paesi dell’Europa centrale e orientale iniziata lo scorso anno continua in questa edizione del festival con la proposta di 10 titoli che offrono altrettanti spunti di riflessione e di confronto per approfondire l’attualità – attraverso lungometraggi e cortometraggi, opere di finzione e documentari. Di produzione recente (dal 2023 al 2025), i film in programma rappresentano una filmografia in divenire, abitata da personaggi chiamati a esprimersi e a rivelarsi spesso in ambienti ostili dove i diritti delle persone LGBTQ+ sono osteggiati, in un viaggio che si estende dalla Lituania alla Grecia, dalla Bulgaria alla Croazia, passando per la Polonia, l’Italia, la Germania, e con una deviazione in Colombia.

In anteprima italiana, arrivano i polacchi “Jesteśmy idealni”(Non siamo perfetti) di Marek Kozakiewicz, dove in più di 300 si candidano al primo casting in Polonia rivolto a persone non binarie e trans, un provino per il ruolo di un ragazzo trans in un film di Netflix, e “Endless” di Wojciech Puś, dove soli e alla ricerca della propria identità, X|A iniziano una nuova e complessa relazione con Frank, venendo trascinati in un inquietante gioco di emozioni che mette alla prova i loro sentimenti. Fin dentro al nazionalismo giunge “Aktyvistas” (L’attivista) di Romas Zabarauskas, in anteprima italiana, dove protagonista è il giovane Andrius, che si infiltra in un gruppo neonazista radicale per trovare l’assassino del suo fidanzato, un attivista per i diritti LGBTQ+. In anteprima alle Giornate degli Autori e in shortlist EFA, in programma al festival ci sarà “Bearcave” di Stergios Dinopoulos, Krysianna B. Papadakis, storia ambientata a Tirna, villaggio che sorge su una montagna in Grecia, nella relazione tra Argyro, una contadina introversa, e la sua migliore amica Anneta, la ragazza più popolare del paese che lavora come manicure. Dopo l’anteprima al Festival dei Popoli di Firenze e il premio speciale della giuria a Sarajevo, torna a Trieste Ivo Dimchev (l’anno scorso protagonista di un evento musicale speciale)  con il documentario che racconta la sua carriera, “In Hell with Ivo” di Kristina Nikolova Dalio, che segue l’artista e cantautore queer bulgaro nel suo percorso che ha trasformato le difficoltà personali e sociali in spettacoli pubblici e intimi dal forte impatto provocatorio. In programma poi i cortometraggi “Erion” di Marius Gabriel Stancu, storia dell’incontro agli inizi del 2000 tra lo studente universitario Christian e Erion, un ragazzo di origine albanese, durante le vacanze nel sud Italia, e “Marina” di Paoli De Luca, già alla Settimana della Critica a Venezia, che incontra la protagonista un anno dopo l’inizio della sua transizione di genere, ancora in conflitto con il suo corpo e i suoi sentimenti. Ancora, tra i corti trovano posto le anteprime nazionali di “Poluotok” (Peninsula) di David Gašo, tra i Pardi di domani a Locarno, su un parco che diventa luogo di incontri occasionali,“Skin on Skin” di Simon Schneckenburger, presentato a Karlovy Vary, sintesi brutale dell'incrocio in un mattatoio tra le vite di due uomini – Jakob, la guardia di sicurezza, e Boris, un dipendente -, e “Tatuaje” (Tatuaggio) di Kamil Dobrosielski, in anteprima assoluta, escursione sudamericana in uno studio di tatuaggi a Medellín, dove Sandro, artista e rapper non binario, ripercorre il proprio passato tra rabbia e violenza. 

 

WILD ROSES

Tra i focus presenti in programma al festival anche Wild Roses, la sezione dedicata alle registe europee, che quest’anno celebra le voci femminili del cinema sloveno. Curata da Nerina T. Kocjančič, responsabile della Promozione e della Distribuzione del Centro di Cinema Sloveno di Lubiana, pone al centro dell’attenzione le registe slovene con 13 lungometraggi, tra documentari e film di finzione, e 10 cortometraggi. Tra queste, si segnala l’opera di esordio di Urška Djukić “Kaj ti je deklica” (La ragazza del coro / Little Trouble Girls, distribuito in Italia da Tucker Film, e candidato ufficiale della Slovenia agli Oscar 2026), storia di amicizia e primi conflitti tra donne, ma soprattutto di risveglio della sensualità femminile, e “Fantasy”, primo lungometraggio di Kukla, presentato in anteprima italiana anche nel concorso lungometraggi. In programma “Ida Who Sang So Badly Even the Dead Rose Up and Joined Her in Song” film debutto di Ester Ivakič, Premio speciale della giuria all’ultimo Torino Film Festival, opera che ritrae il momento di passaggio dall’infanzia all’età adulta. Ancora, il ritorno di Sonja Prosenc a Trieste con “Zgodovina ljubezni” (History of Love) in cui l’adolescente Iva si immerge in un mondo lontano dalla realtà per elaborare la perdita della madre, “Cent’anni” di Maja Doroteja Prelog, ritratto di Blaž, sopravvissuto ad una malattia terminale, che parte per un arduo Giro d’Italia celebrativo, testimonianza senza filtri dedicata all’amore e al cambiamento, e “Duhovnica”  (Donna di Dio / Woman of God) di Maja Prettner(2023), vicenda intima ed esistenziale di una sacerdotessa luterana. 

 

IL SECONDO TURNO: COMPAGNE AL LAVORO 
Tra le sezioni del festival che guardano al passato per mettere a fuoco il presente, quest’anno trova posto una selezione di film - curata dal critico cinematografico Călin Boto - che riporta sul grande schermo immagini, storie, ritratti che raccontano le donne al lavoro, a partire da quando l’industria cinematografica iniziarono a riprendere, ovvero dai primi film in era comunista ambientati nelle fabbriche, tra operai e operaie. Infatti, il comunismo (o i comunismi) dell’Europa orientale ha inaugurato delle politiche di genere che hanno fatto epoca. Da allora, come mai prima, tutte le donne ricevettero uguali diritti e la promessa delle stesse opportunità. Grazie a titoli riscattati dagli archivi, la retrospettiva oggi cerca un legame, anche critico e polemico, con il nostro presente attraverso una rassegna di corpi, desideri, ribellioni, e fatiche che la storia non ha del tutto elaborato: tredici cortometraggi e film di media durata sulle donne e sul lavoro manuale durante il comunismo, in una traversata di Paesi, decenni, ideologie e visioni. Tra fabbriche e cantieri, l’occhio della cinepresa era sin da allora attenta al morale femminile e la lotta delle donne per l'uguaglianza era inscritta nella lotta di classe, ma pur sempre nel “secondo turno”la sezione esplora, così, come sì vi furono lotte per la parità dei diritti, ma gli atteggiamenti rimasero patriarcali, dalle responsabilità ineluttabili verso lo stato, la famiglia, il posto di lavoro e la casa. Questa sezione raccoglie questi frammenti: film che hanno visto il “doppio fardello” delle donne - dalle operaie al lavoro ai film realizzati da registe, prodotto in gran maggioranza da istituzioni piuttosto “secondarie” dell’industria cinematografica dell’est – studi specializzati nella produzione di documentari, di cortometraggi, scuole di cinema – in modi diversi (da un punto di vista politico, estetico, lavorativo, etico) rispetto alla produzione cinematografica mainstream. Il tema finì per essere un genere a sé, con retoriche ricorrenti: la sezione intende, con spirito di ricerca, rielaborare e presentare una celebrazione cinematografica e formale, per immaginare oggi la fine del “secondo turno”. 

 

TSFF DEI PICCOLI 

Non è mai troppo presto per iniziare a conoscere il mondo del cinema: il festival propone infatti titoli per bambine e bambini, per tutta la famiglia. La sezione gode della collaborazione della Cineteca di Budapest per il secondo anno consecutivo, con perle dell’animazione ungherese dagli anni Sessanta agli anni Duemila - con la selezione dei corti ungheresi a cura di Alberta Mutti, suddivisa in due programmi: “Magie ungheresi animate”dedicato alle scuole e “Peter e i suoi amici alla scoperta della natura” presentato nel primo weekend di festival al Teatro Miela. La sezione quest’anno include inoltre due lungometraggi cechi: realizzato in stopmotion, presentato in anteprima alla Berlinale 2025 nella sezione “Generation Kplus” e finalista agli EFA, in programma c’è anche “I racconti del giardino incantato” di David Súkup, Patrik Pašš, Leon Vidmar e Jean-Claude Roze, racconto dove protagonisti sono tre bambini che trascorrono la notte a casa del nonno, e per riempire il silenzio dopo la perdita della nonna, la narratrice di famiglia, inventano storie e scoprono il potere dell'immaginazione, mentre in anteprima italiana è presentato “Una consegna segreta” di Ján Sebechlebský, dall’ultimo festival di Locarno nella sezione “Locarno Kids Screenings”, una storia ambientata alla fine dell’occupazione nazista, nei nevosi Monti dei Giganti, ai confini fra il Reich tedesco e il Protettorato di Boemia e Moravia, dove un eroico gruppo di bambini soccorre un pilota francese abbattuto.  

 

PREMI

I film in programma concorrono a numerosi riconoscimenti. In palio: il Premio Trieste (5.000 €), il Premio Alpe Adria Cinema al Miglior Documentario in concorso offerto da Opificio Neirami (euro 2.500), il Premio TSFF Corti offerto dalla Fondazione Osiride Brovedani (2.000 €), i Premi del Pubblico (Miglior LungometraggioMiglior DocumentarioMiglior Cortometraggio), il Premio CEI (Central European Initiative) al film che meglio interpreta la realtà contemporanea e il dialogo tra le culture (euro 3.000), il Premio Corso Salani 2026 (euro 2.000), il Premio Eastern Star 2026 assegnato a uno dei maggiori cineasti europei, il Premio Cinema Warrior 2026, che riconosce l'ostinazione, il sacrificio e la follia di quei "guerrieri" siano essi singoli, associazioni o festival che lavorano - o meglio: combattono - dietro le quinte per il Cinema, il Premio "In Direzione Donna”, assegnato dal centro anti-violenza Goap di Trieste a un film che dà voce alle donne, trasforma lo sguardo e ridisegna l’immaginario contemporaneo (2000 euro), il Premio Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa al miglior documentario in concorso, il Premio Cineuropa al miglior lungometraggio in concorso, il Premio Giuria Giovani PAG – Progetto Area Giovani del Comune di Trieste, assegnato da una giuria di giovani tra i 18 e i 35 anni, rappresentanti di associazioni giovanili, al Miglior Cortometraggio in concorso, i Premi SNCCI al Miglior film internazionale della Critica e al Miglior film italiano,il Laser Film Award, l’HBO Europe Award, il Film Center Montenegro Award, Arte Video prize, il Premio del magazine Oubliette al miglior film del Premio Corso Salani.

 

MOSTRE

In occasione del festival, la città si arricchisce inoltre di tre importanti appuntamenti espositivi che ne espandono i confini narrativi  e artistici, e che si affiancano alla mostra che ha inaugurato lo scorso 29 dicembre “25 anni di FVG Film Commission, un racconto per immagini di film girati in regione”, organizzata da Casa del Cinema. Si comincia il 10 gennaio alla Sala Veruda con la mostra multidisciplinare dell’artista serbo Živorad “Zico” Mišić, intitolata “Sulle correnti dell’arte” realizzata con il sostegno del Comune di Trieste - Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, con l’esposizione di 100 opere - tra tavole originali, cornici e realizzazioni digitali - con al centro la figura di Nikola Tesla e della graphic novel Tesla: Il signore dei fulmini.  Dal 14 gennaio al 21 febbraio, l’associazione culturale Cizerouno ospita negli spazi del Cavò il progetto di ricerca visiva “Yugo Logo”, curato da Ognjen Ranković e Antonio Karača, con una selezione di oltre 600 loghi storici di un Paese che non esiste più, ma che ha lasciato un’eredità di design modernissimo e innovativo. Infine, dal 15 gennaio, la galleria EContemporary in collaborazione con Alpe Adria Cinema - Trieste Film Festival presenta “Beyond Human Skin / Coabitazioni invisibili", una mostra curata da Elena Cantori in collaborazione con il Trieste Film Festival che sposta l'obiettivo sulla natura profonda dell’essere umano. Attraverso il lavoro dell’artista italiana Martina Martonsky, l’esposizione spinge a riflettere sulla responsabilità che abbiamo verso il pianeta, partendo proprio dal riconoscimento delle infinite forme di vita che ospitiamo dentro e fuori di noi. 

EVENTI COLLATERALI
Ad affiancare la programmazione cinematografica, numerosi eventi collaterali che includono incontri, presentazioni di libri, performance, tour guidati e degustazioni. Tra gli eventi musicali:  una serata con una delle voci più esplosive della nuova scena balcanica contemporanea (sabato 17 gennaio ore 21, presso Hangar Teatri), il rapper italo-bosniaco Doppelgänger. Opening e closing del concerto il DJ set del collettivo Let’s Get in Touch, per una serata che unirà musica, identità e culture.

Il TSFF propone un fitto calendario di presentazioni editoriali - grazie anche alle collaborazioni con Bottega Errante Edizioni e Meridiano 13 -, talk, workshop, tour guidati, portando a Trieste voci fondamentali della letteratura e dell'attivismo contemporaneo, oltre che performance e degustazioni. Il percorso letterario si apre con un ciclo curato da Bottega Errante Edizioni, che propone un’immersione nella storia e nell'identità dei Balcani. Il 19 gennaio al Caffè San Marco, lo scrittore croato Robert Perišić presenta "La gatta alla fine del mondo", un’opera definita dal Wall Street Journal tra i migliori libri dell’anno, in dialogo con il giornalista Rai Walter Skerk. Il giorno seguente, alla libreria Ubik, Dora Šustić racconta, insieme a Giorgia Spadoni, il suo romanzo d’esordio "I cani", una storia di libertà giovanile in Andalusia premiata con il ‘Drago Gervais’. Il ciclo si conclude il 21 gennaio alla libreria Minerva con Dejan Atanacković, in dialogo con Luigi Nacci, e il suo "Lusitania", vincitore del Premio NIN, che narra la nascita di una comunità utopica nella Belgrado occupata del 1915. Il 18 gennaio la libreria Lovat ospita il talk "Il Cuore Scoperto - Per ri-fare l’amore” (add editore), un momento di riflessione politica e culturale sulle nuove forme relazionali a partire dall'edizione italiana del libro di Victoire Tuaillon. L’appuntamento, moderato da Marta Improta, è con Marta Pacor e Rosa Monicelli. Il 23 gennaio sempre alla Lovat si passa alla graphic novel di Boban Pesov con "C’era una volta l’Est” (Tunué). L’autore dialoga con il rapper Doppelgänger e sarà un’occasione  per riflettere sulla comune esperienza, figlia della diaspora successiva alle guerre nei Balcani degli anni ‘90, oltre che sul rap e la graphic novel. Il 18 gennaio all'Antico Caffè San Marco lo storico e scrittore Eric Gobetti terrà una lezione tra cinema e storia che si propone di analizzare in che modo il cinema italiano ha rappresentato i partigiani jugoslavi e come sono stati mostrati gli occupanti italiani nel cinema jugoslavo. Il collettivo Meridiano 13 amplia l'orizzonte internazionale il 22 gennaio, facendo convergere le storie di Yemen e Bulgaria alla libreria Ubik con Eleonora Sacco e Giorgia Spadoni. Nella stessa giornata, un panel moderato da Mitja Stefancic dedicato alla musica alternativa slovena vedrà protagonisti Boris Benko e Petar Stojanović, esplorando l'eredità dei movimenti artistici e musicali degli anni Ottanta e Novanta nell’ex Jugoslavia.

Trieste stessa si trasforma in narrazione grazie ai tour guidati di Marzia Arzon e Francesca Pitacco. Gli itinerari, sei in tutto, spaziano dalla scoperta della Trieste slovena alla rievocazione della città operaia, passando per le storie di filantropia di Barriera Vecchia e la visita al Borarium di Opicina. È previsto anche un percorso a Trieste dedicato ai bambini e una passeggiata transfrontaliera tra Gorizia e Nova Gorica ideata da Gianluca Guerra per l'app Set Discover.

L'esperienza del festival si arricchisce di eventi “fuori dagli schemi”, come la performance partecipativa Yugo Yoga, ideata da Lara Ritosa-Roberts, che il 24 gennaio trasformerà il Mercato Coperto in uno spazio di movimento collettivo ispirato alla cultura socialista e alla “fiskultura”. Altri appuntamenti includono lo Speed Date di ArtiFragili il 20 gennaio e i cine-racconti di Quadrato Culturale T.E.T.R.I.S.S. a cura di Margherita De Michiel, professoressa associata di lingua a letteratura Russa presso SSLMIT, al Ridottino del Teatro Miela il 16 gennaio.

Sul fronte della critica cinematografica, verranno presentati due volumi legati all’analisi di alcuni fenomeni nel cinema contemporaneo e allo studio dei festival che se ne occupano. Roy Menarini discuterà il suo "I film del XXI secolo" (Cuepress) il 18 gennaio con Beatrice Fiorentino, mentre Il Comitato CUC-Consulta Universitaria del Cinema presenterà "Festival e Critica: una storia incrociata" (Meltemi) martedì 20 gennaio presso la Libreria Umberto Saba, in conversazione con il giornalista Paolo Lughi. 

Il 19 e 20 gennaio presso la Sala CEI si svolgeranno le giornate di studi "Reframing European Film Festivals: Transitional Histories, Cultures and Identities”, realizzate dalla CUC in collaborazione con il TSFF. Tornano inoltre i CinéTalks, un percorso di film literacy per le scuole superiori, quest’anno sul tema della violenza di genere e in collaborazione con il centro antiviolenza GOAP, con alcuni incontri in vari istituti scolastici triestini e una matinée al Cinema Ambasciatori mercoledì 21 gennaio. Anche il palato sarà soddisfatto grazie alle degustazioni dei vini della cantina Rojac il 17 gennaio al Caffè San Marco e allo showcooking di tradizioni europee orientali in versione macrobiotica il 18 gennaio. Per partecipare alle visite guidate, alle degustazioni e allo showcooking, è necessaria la prenotazione.   

 

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I Paesi della 37. Edizione:

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