Presentata la mostra "Africa 1970-2005. Disegni di Edoardo Di Muro. Trieste-Dakar" al Magazzino 26

È stata presentata questa mattina, nella Sala Nathan del Magazzino 26 in Porto Vecchio - Porto Vivo, la mostra “Africa 1970-2005. Disegni di Edoardo Di Muro. Trieste-Dakar”. L'esposizione rappresenta una retrospettiva completa dedicata all’artista e illustratore scomparso nel 2022, celebre per la sua straordinaria produzione visiva. All’anteprima riservata alla stampa sono intervenuti Mimina Di Muro (co-curatrice e figlia dell’artista), Alessandro De Ioannon (responsabile del progetto grafico e dell'editing delle immagini) Giulia Sgrò (progettista dell’allestimento) oltre alla co-curatrice Paola Bristot, presente con un videomessaggio.
L’esposizione è realizzata dall’Associazione Viva Comix, in coorganizzazione con il Comune di Trieste (Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo) e con il fondamentale sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Curata dalla professoressa Paola Bristot e dall’antropologa Mimina Di Muro, la mostra offre al pubblico un viaggio immersivo nel continente africano attraverso 100 opere originali, litografie e preziosi taccuini che coprono oltre trentacinque anni di produzione. Il percorso espositivo è ulteriormente impreziosito dagli arredi della collezione M'Afrique dell’azienda Moroso e da piante esotiche, elementi che amplificano l'impatto sensoriale dell'allestimento.
L'inaugurazione ufficiale si terrà domenica 2 agosto alle ore 11.00, arricchita, a seguire, da interventi musicali dal vivo a cura di Adriano Viterbini ( chitarrista, cantante e compositore italiano, noto per essere fondatore dei Bud Spencer Blues Explosion e degli I Hate My Village. Chitarrista per Jovanotti. e collaboratore di Joachim Cooder), Paolo Baldini (produttore discografico italiano di Pordenone, bassista degli Almamegretta, membro degli Africa Unite fino al 2014, e fondatore dei B.R. Stylers ) e Davide Toffolo (noto fumettista e componente dei Tre Allegri Ragazzi Morti).
L’esposizione, a ingresso libero, sarà visitabile sino al 27 settembre 2026 nei seguenti orari di apertura: il giovedì dalle 16.00 alle 20.00, mentre il venerdì, il sabato, la domenica e i festivi dalle 11.00 alle 20.00.
La mostra celebra la vita incredibile e avventurosa di un artista che ha prodotto oltre 700 disegni straordinari attraversando in lungo e in largo il continente africano. Nato a Cuneo nel 1944 in un'Italia ferita dalla guerra, Edoardo Di Muro trovò fin da piccolissimo nel disegno la sua salvezza e il suo rifugio esclusivo dalle privazioni quotidiane, utilizzando inizialmente pezzi di carboncino su tavoli di marmo o fogli di recupero. Dopo aver svolto diversi mestieri per sopravvivere e aver lavorato come guardiacaccia nei parchi delle sue amate Alpi Marittime, l'inquieto artista decise nel 1973 di imbarcarsi come marinaio su un cargo, sbarcando infine sulla terra rossa dell'Africa, un incontro fatale che gli stravolse l'esistenza. A differenza di molti occidentali, scelse di vivere stabilmente dentro la complessa realtà africana, diventando un attento osservatore della vita quotidiana del popolo. Il suo stile grafico, caratterizzato da un tratto minuzioso a china e rapidograph realizzato direttamente dal vivo, gli permise di catturare istantaneamente l'anima di mercati brulicanti, foreste lussureggianti e riti ancestrali.
La sua incredibile parabola esistenziale lo portò anche a collaborare negli anni Ottanta a Parigi con prestigiose riviste di fumetti come Charlie Hebdo e Pilote, stringendo amicizie durature con figure del calibro di Georges Wolinski e François Cavanna. L'eclettismo di "Edo" si espresse inoltre nella creazione di raffinati batik in Senegal, nell'illustrazione di manuali medici per i villaggi più remoti e nella pubblicazione di importanti antologie introdotte da figure chiave della cultura africana come il regista Ousmane Sembène e il musicista Francis Bebey. Dalla Costa d’Avorio, dove lavorò come guida nel Parco Nazionale della Comoé, fino agli imponenti altopiani dell’Etiopia, Di Muro ha attraversato e amato visceralmente il continente, prima di ristabilirsi in Italia negli anni Duemila e continuare a esporre le sue opere in tutto il mondo.
Le sue illustrazioni non sono solo estetiche, ma spesso cariche di significato sociale. Documenta le contraddizioni del territorio, dalle bellezze dei paesaggi alle provocazioni politiche, come i disegni contro l’apartheid in Namibia. Negli anni Settanta, in Angola, entra in contatto con l’MPLA (Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola), che lotta contro il colonialismo portoghese. Negli stessi anni sostiene i guerriglieri della SWAPO nella lotta per l’indipendenza della Namibia. Per questi ultimi crea manifesti di propaganda utilizzati dalla popolazione locale per manifestare contro le disuguaglianze e le ingiustizie del colonialismo. Nei numerosi Paesi dove soggiorna (Angola, Benin, Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Etiopia, Gabon, Gambia, Gibuti, Guinea Conakry, Kenya, Mali, Mauritania, Namibia, Niger, Nigeria, Tanzania, Togo, Repubblica Democratica del Congo, Senegal, Sudafrica) le sue illustrazioni sono oggetto di mostre ed esposizioni, a cominciare dalla prima presso la “Gallerie 39” di Dakar nel dicembre del 1979. In seguito a tale evento, l’allora Presidente della Repubblica del Senegal, il poeta Léopold Sédar Senghor, incuriosito, lo riceve nel palazzo presidenziale e acquista una serie completa delle sue litografie.
“Una qualità indubbia della produzione di Edoardo Di Muro - spiega la co-curatrice Paola Bristot - è l’originalità del suo sguardo che è capace di cogliere i tanti aspetti dell’Africa, dalla potenza della Natura che ci appare nel suo aspetto più primordiale e quindi mitico, alle osservazioni paesaggistiche e antropologiche che non conoscevamo affatto e che ci stupiscono. Entriamo attraverso la porta segreta che ci apre l’artista in un’Africa atavica, da dove anche noi proveniamo e siamo stati originati nella notte dei tempi, ne sentiamo la forza e l’energia persino il rumore e siamo infine presi dal Mal d’Africa da cui non possiamo più guarire”.
Guardando i disegni dei taccuini di Edoardo Di Muro vengono subito in mente quelli degli artisti viaggiatori. I tanti disegnatori che hanno descritto con i loro disegni, specialmente in assenza di apparecchiature fotografiche, luoghi geografici, reperti archeologici e monumenti architettonici del passato come del presente e che hanno costituito i repertori visivi di molti artisti che non avevano altre fonti documentative per creare scenografie o opere ambientate in altre epoche o paesi lontani. Tra questi ultimi, forse il più noto è stato Antonio Basoli, scenografo e decoratore, attivo a Bologna tra la fine del ‘700 e la metà dell’800.
Ancora oggi questa attività di rappresentazione attraverso il disegno in quaderni di appunti è molto diffusa e penso ai bellissimi quaderni giapponesi di Igort (Igor Tuveri) o a quelli di Jacques De Loustal sulla Polinesia o di Lorenzo Mattotti sulle acque di Venezia….
Il caso di Edoardo Di Muro è molto diverso, se non altro perché lui in Africa ha trascorso almeno 40 anni e l’ha sempre disegnata. La conosceva così bene da essere confuso e noto come artista africano con il nome diminutivo “Edo”. Ha esposto in diverse mostre soprattutto a Dakar e alcuni dei suoi disegni sono tuttora riprodotti e divulgati come “arte africana” e lo sono a tutti gli effetti, perché dell’Africa aveva colto lo spirito e l’anima.
Racconta Mimina Di Muro, figlia dell’artista e co-curatrice della mostra: “Mio padre era pieno di vita, spinto da un'insaziabile fame di autenticità. Viveva immerso nella realtà africana, condividendone ogni istante con la gente. Inizialmente, raccogliere la sua eredità artistica mi sembrava un'impresa spaventosa per la sua immensa complessità. Poi ho capito che aveva sempre seguito una bussola interiore: ha costruito il lavoro di una vita con la precisa intenzione di consegnarlo ai posteri. Dietro il caos apparente della sua esistenza si cela infatti un ordine rigoroso. I suoi disegni non sono solo una documentazione capillare sull'Africa, ma rivelano un filo conduttore invisibile che lega ogni illustrazione ai viaggi e agli spostamenti della nostra famiglia. Di fatto, mio padre ha strutturato la sua opera secondo precise coordinate geografiche, storiche e antropologiche, lasciandoci un tracciato chiaro, profondo ed eloquente”.
Il percorso espositivo all'interno della Sala Nathan si sviluppa in tre grandi sezioni che dialogano fluidamente con lo spazio. La prima sezione accoglie il visitatore ponendo l'accento sul tema del porto per gettare un ponte ideale al di qua e al di là del mar Mediterraneo, mettendo in relazione l'attività del porto di Dakar con quella del porto di Trieste. Si tratta di un legame storico che, attraverso le rotte marittime commerciali e simboliche, ha sempre rappresentato e conserva ancora oggi un'evidente, vitale necessità di esistere. Questo racconto portuale si sviluppa esplorando l'immaginario marittimo e le storiche connessioni tra le due realtà, avvalendosi di materiale fotografico d'archivio e di gigantografie fornite dal Museo del Mare del Comune di Trieste e dal Museo nazionale Collezione Salce di Treviso - Direzione regionale Musei nazionali Veneto, su concessione del Ministero della cultura. La seconda sezione è dedicata alla flora, alla fauna e ai paesaggi incontaminati, che caratterizzano gran parte dei disegni di Edoardo Di Muro e colpiscono, tra questi, i grandi dettagliatissimi alberi, mentre la terza si concentra sull’aspetto antropologico e sulla complessa dimensione umana del continente africano, attraverso la rappresentazione di scene nei villaggi o nelle vie delle città, brulicanti del via vai della gente, o le scene del lavoro domestico, delle danze….
Un elemento di eccezionale rilievo nel design dell'allestimento, curato dall'architetto Giulia Sgrò, è rappresentato dalla prestigiosa collaborazione con Moroso. Lungo lo spazio espositivo sono disposti iconici arredi e materiali fotografici della celebre collezione M'Afrique dell'azienda, tra cui le sedute Banjooli, Baobab, Modou e Shadowy, che richiamano i colori e le forme della terra africana. L'allestimento comprende inoltre storiche immagini che documentano il lavoro di produzione artigianale di tali arredi realizzato direttamente nella sede senegalese di Moroso, evidenziando un legame concreto e profondo tra il design contemporaneo e il continente africano. La mostra dopo l'esposizione triestina proseguirà il suo viaggio in Senegal, proprio a Dakar.
COMTS-GL
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