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Giorno della Memoria: la solenne cerimonia alla Risiera di San Sabba

Luca Marsi·
Giorno della Memoria: la solenne cerimonia alla Risiera di San Sabba

Ci ritroviamo oggi, 27 gennaio, Giorno della Memoria, nel luogo sacro e doloroso della Risiera di San Sabba. Questo non è un semplice monumento: è l’unica testimonianza diretta in Italia di un campo di concentramento dotato di forno crematorio, un luogo che conserva, inciso nelle sue mura, il dolore e la memoria di migliaia di vite spezzate. Siamo qui per non dimenticare l’orrore del nazifascismo, un’ideologia disumana che ha seminato morte e distruzione, culminando nella Shoah, la più atroce persecuzione della storia moderna. Come ammoniva Primo Levi, «è avvenuto, quindi può accadere di nuovo». Questa consapevolezza rende la memoria non un atto del passato, ma una responsabilità del presente”.

 

Lo ha detto il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza intervenendo oggi (martedì 27 gennaio) alla solenne cerimonia del “Giorno della Memoria”, svoltasi al Monumento nazionale della Risiera di San Sabba.

 

Il Sindaco ha ribadito la ferma condanna degli eventi della Shoah e dei loro responsabili, sottolineando come “la memoria storica è un dovere civile e morale”.

Ricordare serve come monito per le coscienze e come strumento educativo per le nuove generazioni, affinché comprendano la gravità del passato e sappiano “riconoscere e contrastare oggi intolleranza, odio e discriminazione”.

 

Trieste - ha continuato il Primo Cittadino - riconosce una responsabilità storica dolorosa legata alla Shoah, che ha segnato profondamente la città e la comunità ebraica. Da quella ferita è nato però “un impegno fermo irreversibile per la tolleranza, il rispetto e il vivere insieme, trasformando Trieste in un luogo di dialogo e convivenza tra culture, popoli e fedi diverse”.

Ha sottolineato il valore fondamentale del progetto dellepietre d’inciampo, “segni di memoria piccoli ma potentissimi, che restituiscono dignità alle vittime della deportazione riportando i loro nomi nelle strade un tempo percorrevano liberamente”.

Con la scomparsa dei testimoni diretti della Shoah aumenta la responsabilità collettiva di custodire e trasmettere la loro memoria alle giovani generazioni, affinché continui a parlare al presente. 

 

“Gli orrori del passato ci impongono di non abbassare mai la guardia e di difendere ogni giorno i valori fondamentali della democrazia, della libertà e del rispetto dei diritti umani. La pace non è mai scontata: va costruita e custodita con impegno costante”.

“Mantenere vivo il ricordo è l’unico modo per garantire un futuro di pace, rispetto e democrazia. La nostra responsabilità, oggi e sempre, è quella di essere sentinelle vigili della libertà”, ha concluso il Sindaco.

 

All’intervento di sindaco di Trieste è seguito quello del Sindaco di Sgonico, Monica Hrovatin, in rappresentanza dei Comuni minori.

Monica Hrovatin ha evidenziato come “la memoria non deve essere una statistica, ricordare la Shoah significare restituire un volto, un nome e una storia ad ogni singola persona che è stata ridotta a un numero tatuato sul braccio”.

 

La cerimonia ha visto quindi la celebrazione dei riti religiosi.

Per la comunità cattolica il rito è stato officiato da monsignor Enrico Trevisi, vescovo di Trieste; per la comunità ebraica dal rabbino capo Paul Alexandre Meloni, per la Comunità Serbo - Ortodossa il rito è officiato da padre Raško Radovic, Parroco della Comunità Serbo - Ortodossa di Trieste, per la Comunità greco-orientale dall'archimandrita Grigorios Miliaris, per le comunità evangeliche avventista, elvetica, luterana e metodista dal pastore Peter Ciaccio.

 

Presenti i Gonfaloni di Trieste, Muggia, della Regione FVG, di Duino – Aurisina e di San Dorligo della Valle - Dolina, corone d’alloro sono state deposte in apertura da parte di Regione Friuli Venezia Giulia, Prefettura e Comune di Trieste, rispettivamente con il presidente della Regione FVG, Massimiliano Fedriga, il prefetto e commissario di Governo, Giuseppe Petronzi e il sindaco Roberto Dipiazza e dai diversi rappresentanti delle Associazioni e dei gruppi che hanno partecipano alla cerimonia.

 

Da segnalare che le celebrazioni sono iniziate alla mattina con la deposizione di una corona d’allorodella Polizia di Stato presso la lapide che ricorda la prigionia di Giovanni Palatucci all’interno delCarcere del Coroneo, a cura della Questura di Trieste e dell’Associazione Nazionale “Giovanni Palatucci” Onlus.

 

A seguire la marcia silenziosa verso la Stazione Centrale a cura dell’Aned, Associazione nazionale ex deportati - Sezione di Trieste e la deposizione di una corona d’alloro del Comune di Trieste presso la lapide che ricorda la partenza dei convogli che dal settembre 1943 al febbraio 1945.

 

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