lunedì 13 luglio 2026
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Celebrazioni San Giusto, Vescovo Crepaldi: «La famiglia è fondata sul matrimonio»

Luca Marsi·

Di seguito  si trasmette l'omelia che l'Arcivescovo mons. Giampaolo Crepaldi ha pronunciato  nella Cattedrale di San Giusto martire, durante il Pontificale per la Solennità di San Giusto martire Patrono della Città e della Diocesi di Trieste. Eccellenza Reverendissima, Eccellenza Sig. Prefetto, Sig. Sindaco, amici fraterni delle Chiese e Comunità ecclesiali, distinte Autorità civili e militari, cari presbiteri, fratelli e sorelle, bratje in sestre!

  1. È con gioia e devozione che, con l'odierna celebrazione eucaristica, facciamo memoria di san Giusto martire, patrono amato e venerato dalla nostra Chiesa diocesana e dalla nostra Città di Trieste. Il suo martirio fu un atto incondizionato di fede e di amore per Gesù Cristo, che in una sua ammonizione rivolta ai discepoli aveva affermato: "Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima". San Giusto, messo nella necessità di dover scegliere fra l’essere ucciso nel corpo e l’essere ucciso nell’anima, non ebbe dubbi: scelse di perdere il corpo piuttosto che tradire le ragioni profonde che alimentano l'anima. A dargli forza in questa drammatica condizione furono queste altre parole di Gesù: "Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli". Ucciso a causa della sua fede in Cristo, fu vittima di uno scontro drammatico tra la luce e le tenebre, ben riassunto da queste parole contenute nel Vangelo di Giovanni: "la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce" (Gv 3,19).
  2. Carissimi fratelli e sorelle, predragi bratje in sestre, nello scontro quotidiano tra la luce e le tenebre che ognuno di noi inesorabilmente deve affrontare, la memoria del martirio del nostro patrono san Giusto sia stimolo per coltivare e custodire la sua preziosa eredità spirituale. Dobbiamo essere consapevoli che, al giorno d'oggi, vivere da cristiani continua ad essere un caso serio. Perché? Perché la vita del cristiano è un morire a se stesso, per vivere per Cristo. Il martire cristiano, infatti, non muore per un’idea, sia pure elevata, ma muore per e con Cristo, che è già morto e risuscitato per lui. La nostra esistenza, alla fine, è un quotidiano lasciarci conformare all’amore di Cristo, che giunse fino al dono della vita: "La carità di Dio è stata effusa nei nostri cuori ...". Questo nostro conformarci all'amore di Cristo ha ricadute profonde sulle scelte di vita che siamo chiamati a compiere sul piano personale e pubblico, scelte che devono essere connotate da limpidi e coraggiosi criteri morali, oggi poco di moda: il coraggio di distinguere nettamente fra ciò che è bene e ciò che è male; il coraggio di difendere i valori che non possono essere oggetto di scambio e di trattative, come la vita e la famiglia fondata sul matrimonio; il coraggio di coltivare unicamente quelle libertà che sono amiche della verità e conformi al giudizio della coscienza morale.
  3. Predragi bratje in sestre, carissimi fratelli e sorelle, i nostri padri hanno posto la Chiesa e la Città di Trieste sotto la protezione di san Giusto. Questo dato storico deve essere reso fecondo anche ai nostri giorni, che vedono la nostra Città vivere una confortante stagione di risveglio sociale ed economico, ma anche chiamata a fare scelte delicate e decisive per il suo futuro, come la riconversione della Ferriera e i progetti strategici per il Porto nuovo e vecchio. La Città ha le risorse umane e morali per affrontare al meglio queste e altre sfide, e lo ha dimostrato con il tributo, corale ed affettuoso, offerto a Matteo e Pierluigi, i due poliziotti che hanno perso la vita nell'adempimento del loro dovere. In quei giorni di tenebra, la Città seppe scrivere una mirabile pagina di luce. In occasione del funerale a sant'Antonio Taumaturgo affermai: "A costruire sono gli uomini e le donne pronti al servizio e al dono di sé, mentre a distruggere sono quelli che coltivano la violenza, l'odio e il proprio egoistico interesse". Queste parole le ripropongo oggi a una rappresentanza di bambini e bambine della Casa dei Bambini-Montessori San Giusto che è venuta qui in Cattedrale per onorare il Patrono in occasione del 60° anniversario di presenza a Trieste della loro scuola: carissimi vi saluto con affetto, unitamente ai vostri genitori, alle Suore, al personale, agli ex-alunni e vi auguro ogni bene. La vostra presenza mi offre l'opportunità di allargare lo sguardo a tutti gli alunni e a coloro che operano nel mondo della scuola triestina, rivolgendo loro un appello. Se si vuole far tesoro della preziosa eredità di san Giusto, è bene che il Crocifisso resti al suo posto nelle aule scolastiche: la silenziosa lezione d'amore che dona il suo sacrificio è quella più eloquente per la crescita umana e spirituale delle giovani generazioni. E ne va difesa la presenza contro chi lo vuole togliere: chi non sa il Crocifisso non sa l'Italia, la sua storia, la sua cultura, la sua mirabile civiltà. La preghiera di Maria, Regina dei martiri, ci ottenga di vivere giorni sereni, in pace, in dignità e sicurezza.
 

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