martedì 14 luglio 2026
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"Odissee senza Itaca": Alfonso Firmani esplora l'infinito al Porto Vecchio di Trieste

Luca Marsi·
"Odissee senza Itaca": Alfonso Firmani esplora l'infinito al Porto Vecchio di Trieste

Venerdì 30 gennaio alle ore 18 nella Sala Nathan in Porto Vecchio – Porto Vivo inaugurazione della mostra di Alfonso Firmani “Odissee. L’esperienza dell’orizzonte”. La mostra è realizzata a cura dell'Associazione Culturale DayDreaming Project e sarà visitabile dal 31 gennaio all'8 marzo 2026, con i seguenti orari da giovedì a domenica dalle ore 10 alle ore 18.

Nel corso dell'inaugurazione si terrà una performance dal vivo dell'artista PierPaolo Koss con musiche di Alexey Grankowsky, dal titolo “Unbound”.La mostra, realizzata in coorganizzazione con il Comune di Trieste, Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, fa parte del progetto CHRONOCROMA Memorie, conflitti ed ecologie nell’arte contemporanea e rientra nell'ambito del bando Manifestazioni Espositive 2025, Regione Friuli Venezia Giulia. “

 

Odissee. L’esperienza dell’orizzonte”

Le nostre esistenze si muovono su di un piano delimitato da barriere, da confini dentro ai quali fingiamo di sentirci sicuri.

Viviamo in città prive di sbocchi verso l'orizzonte e la sua vocazione all'infinito. Sembra che il nostro destino si possa nutrire solo della ineluttabilità del cibo necessario al rafforzamento del nostro ego.

Crediamo che la sola dimensione possibile sia quella di un ordine regolato nei confronti del quale non c’è che da soggiacere e dentro al quale l'unica strada possibile sia quella dell’affermazione del proprio io.

Ma uno sguardo persistente, reiterato verso l’orizzonte, può aiutare a raggiungere la percezione di altri piani sui quali orientare la ricerca e il nostro viaggio verso l’accettazione della continua trasformazione del tutto.

L’idea che stava alla base del progetto era proprio quella di attivare quello sguardo persistente verso l’orizzonte e trasformarlo in una narrazione.

Un viaggio a cui sottrarre l’idea della meta; una sorta di Odissea senza Itaca, attraversando anche le sue carcasse fumanti; un concedersi completamente all’assenza del limite, attraversando le terre di nessuno prive di identità, come una nuova frontiera invisibile senza più nessuna biografia, eliminando tutte quelle strutture consolatorie che trovi nel tuo quotidiano.

 

La mappatura del viaggio è un insieme di parole che danno il ritmo, la traiettoria: assenze, dissolvenze, disassamenti; desideri, spezie, segreti, intuizioni, corrispondenze; luci di lune, terre da attraversare o da portate con sé, isole nuove a cui approdare.

E questo mare infinito negli occhi, oscillando tra orrore e bellezza.

 

In mostra sarà proiettato il video “Odissee. L’esperienza dell’orizzonte”

editing: Nanni Spano

musiche di Andrea Michelutti

 

Workshop

Il workshop è indirizzato agli studenti dei licei artistici delle città di Trieste, Udine e Gorizia .

Si svilupperà in due appuntamenti in due giornate consecutive. L'obiettivo è quello di stimolare un'esperienza artistica legata al tema attraverso una riflessione sui contenuti espressi dall'esposizione, una riflessione sull'arte contemporanea e sulle diverse tipologie di linguaggi che le sono proprie; la definizione del percorso creativo capace di individuare la miglior forma possibile in relazione ai contenuti espressi dal tema. Inoltre il workshop, come obiettivo operativo, promuoverà una esperienza progettuale sempre legata al tema.

 

Prima giornata

Lezione teorica relativa all'individuazione delle varie articolazioni del tema:

- orizzonte come limite del conoscibile

- orizzonte e indicibile

- orizzonte geometrico come linea a cui appartengono tutti i punti di fuga delle linee di profondità

- orizzonte come elemento compositivo

-l'orizzonte e il corpo umano

l'esperienza dell'orizzonte nell'arte contemporanea.

Seconda giornata

-impostazione di un'ipotesi progettuale avente come tema centrale quello dell'esperienza dell'orizzonte

-produzione di un elaborato grafico capace di sintetizzare la suddetta ipotesi.

 

Chronocroma

I colori hanno sempre suscitato dibattiti tra filosofi, psicologi, scienziati e pittori. Ogni colore evoca infatti emozioni e stati d’animo differenti, e può essere legato a eventi specifici, assumendo un ruolo fondamentale nella nostra personale interpretazione del mondo.

Il modello additivo RGB, composto da tre colori primari - rosso, verde e blu - rappresenta lo spettro dei colori visibili e si presta a una riflessione artistica che attraversa il tempo e lo spazio.

Il progetto “RGB: significanti artistici tra attuale, memoria e futuro” si sviluppa su tre linee temporali, ciascuna rappresentata da un colore e un orizzonte distinti. Ogni colore rappresenta una dimensione specifica, offrendo un punto di vista critico sulla relazione tra arte, società e tempo. Le linee si intrecciano dinamicamente durante le manifestazioni, proponendo prospettive in continua evoluzione.

 

Alfonso Firmani

Alfonso Firmani si è formato presso lo I.U.A.V di Venezia alla fine degli anni ‘70 immerso nello spirito culturale di quegli anni. Nel 1982 ha aperto a Udine il suo studio professionale e dal 1987 è docente di progettazione architettonica e progettazione scenografica presso il Liceo Artistico Sello.È stato tra i fondatori dei gruppi artistici “Magazzino” e CasAltrove.Ha esposto in numerose mostre personali e collettive a Parigi,Vilnius,Venezia, Novara, Vercelli, Vienna, Bologna, Udine, Trieste.

 

La sua ricerca in campo artistico sperimenta contaminazioni tra diversi linguaggi. Le composizioni si ispirano ai temi strutturanti l’arte contemporanea e alla capacità dei suoi linguaggi di rivelazione e di evocazione. L'impianto poetico è basato su un'idea di una narrazione sviluppata attraverso la tecnica compositiva delle corrispondenze e il loro automatismo inconscio in grado di svelare direzioni di senso orientate alla formulazione delle giuste domande. I suoi lavori sono molto spesso ispirati dallo spazio in cui opera, spazio che viene inteso come un impianto drammaturgico all’interno del quale il tema viene messo in scena. Una sorta di autonomo microcosmo dove tutto succede e si risolve nelle corrispondenze tra i vari elementi, dove tutto si raccoglie e parte verso l'ignoto approdo di chi guarda.

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