Triestino critica le nuove oasi d’ombra: «Gli alberi in vaso non bastano, serve rendere permeabile il suolo»

Le nuove oasi d’ombra installate nel centro di Trieste continuano a far discutere. Dopo la presentazione del progetto comunale, che prevede speciali fioriere con platani in piazza Venezia, piazza della Borsa e piazza Ponterosso, arriva la riflessione critica di un cittadino triestino, secondo il quale la risposta alle isole di calore dovrebbe essere molto più strutturale. �
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Il Comune ha presentato le alberature mobili come una soluzione per creare punti di refrigerio naturale nelle zone del centro storico dove, anche a causa dei vincoli monumentali, non è possibile piantare direttamente nel terreno. Le fioriere ospitano esemplari di Platanus x acerifolia con chiome sagomate per aumentare la superficie d’ombra. L’intervento complessivo comporta un impegno di spesa di 49.519,44 euro. �
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«L’ombra da sola non è il punto»
Il triestino parte però da una considerazione differente.
Secondo la sua lettura, il beneficio degli alberi contro il caldo cittadino non deriverebbe soltanto dall’ombra prodotta dalle chiome, ma soprattutto dal processo di evapotraspirazione.
«Se bastasse solamente l’ombra, sarebbero sufficienti degli ombrelloni», osserva.
Il cittadino sostiene che la capacità della vegetazione di contribuire al raffrescamento dipenda anche dalla disponibilità di acqua nel terreno e ritiene quindi che una pianta confinata in una fioriera abbia possibilità più limitate rispetto a un sistema verde inserito direttamente nel suolo.
Si tratta della valutazione tecnica espressa dal residente, che chiede di affrontare il tema del caldo urbano partendo non soltanto dagli alberi, ma dalla struttura stessa delle superfici cittadine.
La richiesta: meno cemento e più terreno permeabile
Il primo intervento indicato dal triestino sarebbe quello di aumentare la quantità di terreno permeabile.
L’idea è quella di ridurre progressivamente le superfici completamente pavimentate nei punti dove ciò sia possibile, permettendo all’acqua di penetrare nel terreno invece di essere rapidamente allontanata.
Secondo il cittadino, questo consentirebbe di costruire un sistema urbano capace di trattenere maggiormente l’umidità e sostenere meglio la vegetazione durante le giornate più calde.
Trattenere l’acqua quando piove molto
La seconda proposta riguarda la gestione delle precipitazioni intense.
Il triestino indica la possibilità di utilizzare vasche di laminazione e sistemi in grado di raccogliere e trattenere parte dell’acqua durante gli episodi di pioggia più violenti.
Quell’acqua, nella sua visione, dovrebbe diventare una risorsa per il verde cittadino anziché essere considerata esclusivamente un problema da smaltire rapidamente.
Una strategia che dovrebbe essere accompagnata da interventi di depavimentazione e da una progettazione più ampia degli spazi verdi.
Rain garden e nuove piantumazioni
Il residente propone inoltre la costruzione di un vero e proprio sistema ecologico urbano, con specie vegetali selezionate in funzione delle condizioni climatiche e soluzioni come i rain garden, aree verdi progettate per raccogliere temporaneamente l’acqua piovana.
Non quindi singoli alberi collocati in punti isolati, ma una rete capace di mettere insieme suolo, vegetazione e gestione dell’acqua.
È questo il modello che, secondo il triestino, dovrebbe diventare centrale nella progettazione futura degli spazi cittadini.
Il nodo della manutenzione
C’è poi un altro elemento che il residente considera indispensabile: la manutenzione.
La richiesta è quella di avere un programma continuativo e tecnicamente adeguato per il patrimonio arboreo, evitando interventi che, secondo lui, rischiano di compromettere la salute e lo sviluppo delle piante.
Per il cittadino, aumentare il numero degli alberi avrebbe poco senso senza garantire parallelamente cura, irrigazione e gestione nel lungo periodo.
«Una pianta in vaso non può essere la soluzione»
La conclusione è particolarmente critica nei confronti dell’intervento appena realizzato dal Comune.
«Pensare che una pianta in un vaso possa bastare credo che sia uno spreco di soldi pubblici», sostiene.
L’Amministrazione, dal canto suo, ha spiegato che le fioriere sono state progettate specificamente per l’ambiente urbano, con isolamento dell’apparato radicale, drenaggio e un periodo di manutenzione e monitoraggio botanico. Il progetto nasce inoltre proprio dalla difficoltà di intervenire con piantumazioni tradizionali nelle tre piazze individuate. �
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Il confronto sul futuro verde di Trieste
La segnalazione apre quindi un confronto che va oltre le singole fioriere.
Da una parte c’è la scelta del Comune di introdurre alberature mobili laddove non sarebbe possibile piantare direttamente in terra; dall’altra la richiesta di una parte dei cittadini di affrontare il caldo attraverso interventi molto più radicali sul suolo urbano.
La domanda che resta sul tavolo è quale debba essere il prossimo passo: moltiplicare le oasi d’ombra oppure accompagnarle progressivamente con depavimentazione, raccolta dell’acqua e nuovi spazi verdi strutturali.
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