lunedì 17 agosto 2026
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Cronaca

Trieste tra libri e sapori, Fabiana Romanutti: «Il sardone racconta un aspetto della nostra cultura» (VIDEO)

Luca Marsi·
Trieste tra libri e sapori, Fabiana Romanutti: «Il sardone racconta un aspetto della nostra cultura» (VIDEO)

La cultura di un territorio può essere raccontata attraverso un libro, una ricetta, un pesce diventato simbolo della tavola locale o persino una minestra custodita dalla memoria popolare. È il filo che ha attraversato l'intervento di Fabiana Romanutti, scrittrice ed editrice, ospite del talk condotto da Luca Marsi alla Sagra de la Sardela insieme ad Andrea Vona e all'artista Johan Steven Chicue.

Un viaggio nella Trieste gastronomica e culturale, partito dal mare e dal volume We love Sardoni e arrivato fino all'esperienza editoriale di QB, ai bobici, alle edicole che scompaiono e al rapporto, ancora fortissimo, con la carta.

Una Trieste dalle tante sfaccettature

Romanutti ha subito ricordato come non esista una sola Trieste da raccontare.

Guardando il panorama della Fontana di Barcola, sede del talk, ha indicato proprio il mare come una delle immagini della città, accanto alla sua dimensione artistica e gastronomica.

«Noi raccontiamo anche la Trieste artistica, la Trieste che ha comunque tante sfaccettature e la Trieste mangereccia, che forse è gastronomica», ha spiegato.

Un lato che, a suo giudizio, interessa molto anche ai turisti e che rappresenta quindi un ponte naturale tra cultura e turismo.

Alla Sagra della Sardela arriva “We love Sardoni”

Il contesto era perfetto per tornare su uno dei libri legati maggiormente al territorio: We love Sardoni, scritto da Romanutti insieme a Nicola Santini.

Romanutti ha voluto subito mettere ordine anche nella terminologia: «Sardone e sardella sono due cose completamente diverse».

Il volume, ha raccontato, è ormai un best seller da due anni ed era stato presentato in occasione della Barcolana di due anni prima.

Il progetto nasce dalla volontà di raccontare il sardone non soltanto come ingrediente, ma come elemento della cultura locale.

«Siamo praticamente due triestini di adozione, in forme diverse, che si sono presi la briga di raccontare questo aspetto della cultura», ha spiegato riferendosi al lavoro realizzato insieme a Santini.

E il rapporto con Trieste è fortissimo: «Per i triestini il sardone è fondamentale da tanti punti di vista, per i turisti mi auguro che lo diventi sempre più».

Non soltanto ricette, ma storia e luoghi realmente visitati

Uno degli elementi caratteristici del libro è la scelta di andare oltre il tradizionale ricettario.

Romanutti ha raccontato che il volume è stato realizzato molto rapidamente, dopo una decisione maturata nell'arco di pochi mesi.

All'interno ci sono fotografie delle ricette, istruzioni, una parte storica e indicazioni sui luoghi dove assaggiare le preparazioni.

Un dettaglio sul quale l'editrice ha insistito: «Tutti questi posti noi li abbiamo visitati, quindi sono delle recensioni vere».

È proprio questo intreccio tra gastronomia, racconto e territorio a trasformare il cibo in una vera porta d'ingresso alla città.

Il turista non trova soltanto qualcosa da mangiare, ma una storia da conoscere e un luogo da raggiungere.

L'editoria tra carta e digitale

La conversazione si è poi spostata sul mestiere dell'editore e sulle difficoltà di lavorare oggi nel settore.

Romanutti si considera «molto fortunata» perché continua ad amare profondamente il proprio lavoro.

QB ha ormai 17 anni e alla rivista si affianca una lunga esperienza tra libri propri e pubblicazioni di altri autori.

«Per me ormai è quasi immediato, quando ho un'idea, pensare di trasformarla in carta», ha spiegato.

Un'affermazione che diventa quasi una dichiarazione d'amore nei confronti dell'oggetto fisico in un'epoca dominata dal digitale.

Romanutti non nega il cambiamento: QB dispone di un quotidiano online gratuito e anche il mensile può essere scaricato in formato digitale. Ma una parte centrale del lavoro continua a rivolgersi «a tutte quelle persone che amano ancora la carta».

La cultura alimentare oltre le ricette

Uno dei messaggi più netti emersi dal talk è che per Romanutti parlare di cucina significa parlare soprattutto di storia della cultura alimentare.

Lo stesso QB, ha sottolineato, «non è solo ricette».

Accanto al cibo trovano spazio arte, mostre, vino e approfondimenti culturali.

Un'identità sintetizzata dalla stessa editrice nella formula «cibo, vino, è quel quanto basta per essere felici».

È la rappresentazione di un progetto editoriale che utilizza la gastronomia non come semplice raccolta di preparazioni, ma come lente attraverso cui leggere persone, luoghi e tradizioni.

Dai sardoni ai bobici

Durante la diretta Romanutti ha raccontato anche il lavoro dedicato ai bobici, accompagnato da cartoline realizzate da Maurizio Stagni.

La storia del piatto è stata presentata ad Aurisina durante i festeggiamenti di San Rocco e il pubblico ha avuto anche la possibilità di assaggiarlo.

Romanutti ha ricordato come i bobici fossero legati alla festa dell'Assunta e come il piatto abbia probabilmente origine in Istria.

Nel corso della presentazione sono state proposte due preparazioni: una con chicchi di mais freschi e una con chicchi essiccati, quest'ultima associata alla minestra di formenton.

Un altro esempio di come il racconto editoriale possa recuperare frammenti della memoria gastronomica del territorio.

Il pane e il progetto “12 pani per 12 mesi”

Nel viaggio attraverso il cibo è comparso anche il pane.

Romanutti ha citato il progetto “12 pani per 12 mesi”, curato da Gabriele Monetti, arrivato da San Leonardo nelle Valli del Natisone.

E il responso del pubblico è stato immediato: «Il pane puro, così il pane nudo, è andato a ruba», ha raccontato.

Una frase semplice che racconta bene il filo conduttore dell'intervento: recuperare prodotti, preparazioni e storie capaci di parlare di territorio senza bisogno di costruzioni artificiali.

Il nuovo QB e Villa Russiz

Romanutti ha inoltre anticipato alcuni contenuti del numero di QB presentato ad Aurisina.

Tra questi la storia di un nuovo locale legato a Villa Russiz, sul Collio a Capriva, con un progetto dedicato anche a giovani con fragilità.

Ancora una volta il racconto si allarga oltre Trieste per abbracciare la cultura regionale, intrecciando cucina, territorio e dimensione sociale.

«Le persone amano molto leggere, purtroppo mancano le edicole»

Alla domanda su cosa manchi oggi alla cultura triestina, Romanutti non ha individuato una carenza di pubblico.

«Secondo me non manca molto per il mio settore», ha affermato.

Anzi, «le persone amano molto leggere».

La difficoltà è un'altra: «Mancano purtroppo le edicole».

Una trasformazione che ha obbligato anche QB a modificare le proprie modalità di distribuzione.

Romanutti ha precisato di non sapere se la progressiva scomparsa delle edicole sia un problema specificamente triestino oppure nazionale, ma l'effetto sull'editoria locale è concreto.

Un calendario 2027 presentato a sorpresa già ad agosto

La diretta si è chiusa, per quanto riguarda il materiale disponibile, con un'ulteriore anticipazione editoriale.

Luca Marsi ha ricordato la presentazione del calendario 2027, avvenuta con larghissimo anticipo già a metà agosto.

«Esattamente, questa è stata una sorpresa, non era stata annunciata», ha confermato Romanutti.

Un'altra tessera di un percorso editoriale che continua a muoversi tra tradizione e sperimentazione, carta e digitale, ricette e ricerca.

E soprattutto un modo di raccontare Trieste partendo dalle cose apparentemente più quotidiane: un sardone, una minestra, una rivista o una pagina stampata, trasformandole in piccoli archivi della memoria cittadina.

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