Andrea Binetti: “Trieste è una grande città, ai giovani dobbiamo far conoscere teatro e cultura” (VIDEO)

L’operetta come parte dell’identità di Trieste, il teatro come luogo di socialità e il bisogno di programmare gli eventi con largo anticipo. Sono alcuni dei temi affrontati dal tenore Andrea Binetti durante la diretta di Trieste Cafe alla Sagra de la Sardela.
“Opera e operetta sono teatro popolare”
Binetti ha respinto fin dall’inizio l’idea di una distanza naturale tra teatro e grande pubblico.
«Sono convinto che sia l’operetta che l’opera siano teatro popolare», ha spiegato.
Per il tenore proprio l’operetta, storicamente, rappresentava uno spettacolo destinato al popolo e dunque può tranquillamente uscire dal teatro per incontrare nuovi pubblici.
Da qui anche la proposta, tra il serio e il provocatorio, di organizzare un concerto alla Fontana di Barcola, mettendo assieme canto, ballo e dj set.
I giovani e la magia del teatro
Secondo Binetti, il problema non è che i giovani non siano interessati alla lirica o al teatro. Il punto è offrirgli la possibilità di conoscerli.
«Il teatro deve essere un gioco magico, una scatola magica», ha detto.
Un luogo nel quale un bambino può incontrare costumi, colori, musica e mondi completamente diversi dalla quotidianità.
«Sfatiamo questa cosa che ai bambini non interessano. Non è vero», ha insistito Binetti ricordando le produzioni realizzate al Teatro Verdi per migliaia di bambini.
Il compito degli adulti, secondo il tenore, è innanzitutto proporre.
Poi ciascun ragazzo potrà decidere se quel mondo gli appartiene oppure no.
La scommessa vinta con Matteo Lo Piccolo
Binetti ha parlato anche della collaborazione con Matteo Lo Piccolo nelle proprie produzioni di operetta.
Una scelta che inizialmente rappresentava una scommessa: inserire ragazzi provenienti da generi di danza contemporanea dentro spettacoli appartenenti a un repertorio classico.
«Ho voluto affrontare una scommessa che ho vinto», ha spiegato.
Binetti ha elogiato «tecnica, grande professionalità, energia, freschezza e grinta» del gruppo di giovani ballerini, sottolineando quanto proprio queste caratteristiche possano arricchire produzioni tradizionali.
“L’operetta è Trieste”
Il passaggio più identitario è arrivato parlando del rapporto tra Trieste e l’operetta.
«L’operetta è Trieste», ha dichiarato Binetti.
«Siamo stati per centinaia d’anni sotto un impero austriaco. Che ci piaccia o non ci piaccia, questa è la nostra storia. Non si può rinnegare la storia».
Per il tenore valzer viennesi, operetta e cultura mitteleuropea sono elementi che appartengono profondamente alla città.
«Si va avanti soltanto conoscendo il passato. Non si può pensare al futuro se non si ha chiara coscienza del nostro passato, della nostra storia e di quello che siamo».
Da qui l’invito a evitare l’omologazione: «Smettiamo di volerci omologare a tutti i costi, scimmiottare male quello che fanno gli altri. Noi abbiamo la nostra storia e la nostra cultura. E questo rende grande una città».
Trieste, “una città straordinaria”
Binetti ha inoltre difeso con convinzione la quantità di cultura disponibile in città.
Ha ricordato come durante l’estate Trieste abbia ospitato centinaia di spettacoli tra teatri, piazze e giardini.
«Trieste è una città straordinaria», ha spiegato, invitando i triestini a riconoscere il valore dell’offerta disponibile durante tutto l’anno tra cinema, teatri, concerti, conferenze, presentazioni e mostre.
«Signori triestini, non lamentiamoci. Abbiamo il privilegio di vivere una grande città».
“A teatro si viene per stare assieme”
Altro tema particolarmente sentito è stato quello della socialità.
«Le distanze con il pubblico sono una cosa che avete nella testa. Non esistono le distanze», ha detto Binetti.
Secondo il tenore, il teatro non dovrebbe essere vissuto esclusivamente come luogo nel quale assistere passivamente a uno spettacolo.
«Si va a teatro per socializzare, per parlarsi, per ascoltare della musica, per spegnere i cellulari almeno un’ora al giorno».
E ancora: «A teatro si viene per stare assieme».
Il nodo della programmazione
Nella parte conclusiva Binetti ha poi toccato uno dei temi più strategici emersi dalla diretta.
Trieste, ha spiegato, sa produrre moltissimo. Ciò che serve è programmare e promuovere con maggiore anticipo.
«Abbiamo capito che per produrre si produce. La produzione c’è, ma bisogna programmare, coordinare e promuovere».
Per Binetti non è più sostenibile lavorare continuamente in emergenza.
Il suo auspicio è poter presentare già a dicembre la programmazione dell’estate successiva, ricordando come all’estero i grandi festival vengano normalmente annunciati molti mesi prima.
«Non può essere il mese prima per il mese dopo», ha ribadito.
Il salto di qualità, dunque, non passa necessariamente dall’aumentare ancora il numero degli eventi, ma dal costruire una strategia capace di valorizzare meglio ciò che Trieste già produce.
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