Trieste, Max De Palma scuote la movida: «Poca movida e orari dimezzati, dove andiamo?» (VIDEO)

Trieste ha davvero imparato a divertirsi oppure continua a scontrarsi con limiti, orari e mancanza di spazi? È partita da questa domanda una delle discussioni più accese del talk dedicato alla movida andato in scena dal palco della Sagra de la Sardela, trasmesso in diretta sulle pagine social di Trieste Cafe e condotto da Luca Marsi.
Tra gli ospiti Max De Palma, che ha espresso una posizione molto netta sullo stato del divertimento serale cittadino. Alla domanda se Trieste nel 2026 possa finalmente essere considerata una città che si diverte, la sua risposta è stata immediata: «Sì, ce la raccontiamo». E la spiegazione è arrivata subito dopo: «Perché non c'è spazio, non c'è niente, poca movida e orari dimezzati per quanto riguarda la musica. Dove andiamo?».
Il nodo degli spazi per il divertimento
Il tema centrale sollevato da De Palma riguarda soprattutto la disponibilità di luoghi realmente dedicati alla vita notturna. Nel corso del confronto è emersa più volte la richiesta di una struttura estiva capace di offrire musica e ballo senza entrare continuamente in collisione con le esigenze delle zone residenziali.
«Mancano veramente i posti», ha ribadito De Palma durante la diretta, tornando più volte sul problema. Una posizione che si è intrecciata con quella degli altri ospiti, in particolare Stefano Rebek, secondo il quale Trieste avrebbe bisogno di una vera discoteca sul mare.
Per De Palma, dunque, non basta organizzare singoli appuntamenti: occorre ragionare su una struttura e su una cornice normativa che consentano agli operatori del settore di lavorare realmente.
«Alle 22.30 devo chiudere: di cosa stiamo parlando?»
Uno dei passaggi più duri ha riguardato gli orari.
De Palma ha ricordato che anche ottenendo una licenza per il pubblico spettacolo resta il problema della cessazione anticipata della musica: «La licenza di pubblico spettacolo sì, ma io faccio la licenza di pubblico spettacolo. Dopodiché cos'ho? Comunque alle 10 e mezza devo chiudere, ovviamente. Quindi di cosa stiamo parlando?».
Durante il confronto aveva già indicato quale sarebbe, secondo lui, una soglia più ragionevole: «Le 10.30 durante la settimana, ma dai, te prego, impossibile. Minimo il minimo dovrebbe essere fino a 00:00».
Il tema non è stato posto come richiesta di eliminazione di ogni controllo. De Palma ha infatti precisato di non essere contrario alle regole, ma di contestare quelle che considera limitazioni eccessivamente rigide.
Organizzare eventi tra costi, controlli e sanzioni
Alla domanda se oggi organizzare un evento sia ancora divertente o se la burocrazia faccia venir voglia di cambiare mestiere, la risposta di De Palma è stata volutamente provocatoria: «Meglio cambiare mestiere».
Il riferimento è alle difficoltà legate a permessi, attrezzature, controlli e possibili sanzioni. Nel suo intervento ha citato, come esempio, anche la sostituzione di una cassa audio non corrispondente a quella prevista nella documentazione tecnica, per sottolineare come anche una modifica nata da una necessità concreta possa trasformarsi in un problema per l'organizzatore.
Un tema sul quale anche Mauro Manni ha concordato, chiedendo maggiore elasticità nell'applicazione delle norme senza rinunciare alla sicurezza.
Il pubblico adulto continua a ballare
De Palma ha inoltre respinto l'idea che dopo una certa età venga meno il desiderio di uscire e divertirsi.
Parlando del pubblico dei suoi eventi, ha spiegato che la fascia d'età si estende «dai 45 ai 70 anni», descrivendo persone tutt'altro che intenzionate a restare a casa. Una risposta anche alla riflessione di Mauro Manni sulla necessità di non sentirsi già anziani a 40 o 50 anni.
Il concetto è tornato nella parte finale del talk, quando De Palma ha scherzato sulla propria età ma ha espresso un messaggio molto chiaro: «Io ho 60 anni, presto 61». E poco dopo: «Già dormirò tanto in tomba. Cosa devo fare? Dormire anche adesso che non posso neanche divertirmi a far divertire la gente?».
Parole colorite, perfettamente coerenti con il tono del confronto, che sintetizzano il suo punto di vista: il divertimento non può essere considerato un'esigenza riservata soltanto ai giovanissimi.
Una movida che chiede più spazio
Dal palco della Sagra de la Sardela è così emersa una fotografia di Trieste fatta di domanda di divertimento, pubblico disposto a uscire e operatori pronti a organizzare, ma anche di una serie di ostacoli che secondo De Palma continuano a frenare il settore.
Il confronto resta aperto, soprattutto attorno alla domanda che attraversa tutta la discussione: può una città che vuole essere sempre più viva anche nelle ore serali conciliare il diritto al riposo con quello al divertimento?
Per Max De Palma la risposta passa da più spazi, orari più realistici e regole capaci di tutelare tutti senza rendere impossibile organizzare una serata.
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