Tribunale di Roma: Le riammissioni informali in Slovenia sono illegali
“La prassi adottata dal ministero dell'Interno in attuazione dell'accordo bilaterale con la Slovenia è illlegittima sotto molteplici profili”. A pronunciare finalmente queste parole il Giudice della Repubblica, in un’ordinanza che farà giurisprudenza, proprio ciò che le ong e le associazioni hanno a lungo denunciato riguardo l’illegalità e la totale noncuranza della Costituzione e della Carta dei Diritti nella pratica dei respingimenti.
A “sbloccare” la complicata situazione che coinvolge la vicina rotta balcanica il caso di un giovane pakistano, Mamhood, che tramite Asgi - l'Associazione studi giuridici sull'immigrazione - ha chiesto al tribunale di “accertare il diritto del signor Mahmood a presentare domanda di protezione internazionale in Italia”. Una storia non differente da quella delle centinaia di persone che si trovano bloccate in Bosnia, sperdute nei pressi di Bihać o che stanno ora percorrendo la rotta balcanica: perseguitato per il suo orientamento sessuale Mahmood è scappato rischiando la vita, è stato picchiato e, da quanto racconta, le sue richieste d’aiuto alle autorità italiane sono state ignorate.
Si legge nell’ordinanza della giudice Albano: “Gli erano stati fatti firmare alcuni documenti in italiano, gli erano stati sequestrati i telefoni ed erano stati ammanettati. Poi sono stati caricati su un furgone e portati in una zona collinare e intimati, sotto la minaccia di bastoni, di correre dritti davanti a loro, dando il tempo della conta fino a 5. Dopo circa un chilometro erano stati fermati dagli spari della polizia slovena che li aveva arrestati e caricati su un furgone”, un furgone che ha riportato il giovane ed altri migranti a Lipa.
“Il riaccompagnamento forzato incide sulla sfera giuridica degli interessati quindi deve essere disposto con un provvedimento amministrativo motivato impugnabile innanzi all'autorità giudiziaria”, questa la prima ragione per ritenere illegali le riammissioni in Slovenia.
“Lo Stato italiano non avrebbe dovuto dare corso ai respingimenti informali. Il ministero era in condizioni di sapere, alla luce dei report delle Ong, delle risoluzioni dell'Alto Commissariato Onu per i rifugiati e delle inchieste dei più importanti organi di stampa internazioanale, che la riammissione in Slovenia avrebbe comportato a sua volta il respingimento in Bosnia nonché che i migranti sarebbero stati soggetti a trattamenti inumani”, questa la seconda ragione, che si lega alla carta dei diritti.
“Non si può mai applicare nei confronti di un richiedente asilo senza nemmeno provvedere a raccogliere la sua domanda, con una prassi che viola la normativa interna e sovranazionale e lo stesso contenuto dell'Accordo bilaterale con la Slovenia”, questa la terza ragione, che corrode la posizione assunta dal Viminale.
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