Rovinelli difende i controlli al confine: «Servono eccome, non tutto è visibile» (VIDEO)

Vincenzo Rovinelli difende l’utilità dei controlli al confine con la Slovenia e sostiene che il lavoro svolto dalle forze dell’ordine non possa essere valutato soltanto sulla base di ciò che è visibile agli automobilisti o ai cittadini.
Il tema è stato affrontato durante la trasmissione “Verso la fine dell’estate”, nel corso di un confronto acceso tra gli ospiti.
«I confini sono ipercontrollati»
Rovinelli ha espresso una posizione nettamente favorevole ai controlli.
«I confini sono ipercontrollati e il problema di aver interrotto Schengen, cioè di fare controlli sui confini con una nazione europea come la Slovenia e la Croazia, è una cosa giusta, perché comunque c’è un controllo del territorio».
Secondo l’imprenditore, la presenza al confine non sarebbe finalizzata esclusivamente al contrasto dell’immigrazione irregolare.
«C’è un controllo non solo di clandestini, ma c’è un controllo capillare anche di altre cose che non si possono dire in questo momento».
«Non tutto quello che si vede racconta ciò che c’è dietro»
Rovinelli ha richiamato anche la propria esperienza professionale passata per spiegare il ragionamento.
«Io ho fatto quel mestiere per un po’ di anni e so che in questo momento i controlli non sono solo per la gente che passa».
A suo giudizio esisterebbero quindi attività di controllo non immediatamente percepibili dall’esterno.
«Ci sono altri tipi di controllo che non sono visibili agli occhi dei comuni mortali».
Il confronto con Ramazzina
La posizione di Rovinelli si è scontrata con quella di Riki Ramazzina, molto più critico sull’efficacia concreta dei controlli, soprattutto rispetto all’estensione territoriale del confine.
Rovinelli, tuttavia, ha ribadito il proprio punto di vista anche quando gli è stato chiesto direttamente se i controlli fossero realmente utili.
«Certo che servono, a mio avviso servono eccome».
Un confronto che mette in luce due interpretazioni opposte dello stesso fenomeno: da una parte chi considera la presenza al confine un deterrente e uno strumento investigativo, dall’altra chi ne mette in discussione l’efficacia rispetto alla vastità del territorio.
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