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Cronaca

“Questa terra non può tornare all’odio”: Fedriga richiama verità e dialogo a Basovizza

Luca Marsi·
“Questa terra non può tornare all’odio”: Fedriga richiama verità e dialogo a Basovizza

Nel corso della cerimonia solenne del Giorno del Ricordo presso la Foiba di Basovizza, il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ha pronunciato un intervento fortemente incentrato sulla memoria, sulla responsabilità collettiva e sul valore del dialogo come fondamento del futuro.

Aprendo il suo discorso, Fedriga ha rivolto un ringraziamento alle autorità civili e militari presenti, dal vicepresidente del Consiglio al ministro Ciriani, al sindaco e al prefetto di Trieste, soffermandosi in particolare sulla presenza delle scuole e degli studenti, anche provenienti da altre parti d’Italia. Una partecipazione definita essenziale non solo per il doveroso omaggio alle vittime, ma soprattutto per comprendere quanto accaduto in queste terre in funzione della costruzione del futuro.

“Una terra intrisa di sangue, ma capace di dialogo”

Nel cuore del suo intervento, Fedriga ha richiamato con parole nette la storia del confine orientale. “Questa terra è intrisa di sangue, di martiri e di perseguitati”, ha affermato, ricordando come quel dolore avrebbe potuto alimentare solo vendetta, rancore e odio.

Un esito che, secondo il presidente, in parte si è verificato nel corso degli anni, ma che non ha rappresentato l’unica strada possibile. “In mezzo a quell’erba, in realtà, quel sangue ha alimentato l’albero del dialogo e della pace”, ha detto, sottolineando come ci siano state persone che, spesso nel silenzio e talvolta subendo attacchi, hanno continuato a prendersi cura di quel dialogo lungo il confine.

Il confine come luogo di futuro condiviso

Fedriga ha evidenziato come proprio quel percorso abbia permesso ai popoli di confine di costruire un futuro condiviso, nel rispetto delle rispettive identità e specificità. Un cammino non scontato, frutto di scelte quotidiane e di una volontà precisa di superare le ferite senza cancellarle.

Tuttavia, il presidente ha lanciato un avvertimento chiaro: “L’erba dell’odio e del rancore purtroppo c’è qualcuno che sta cercando di continuare ad alimentare”. Un riferimento esplicito a fenomeni di negazionismo e riduzionismo, definiti non come semplici provocazioni, ma come comportamenti che arrecano un danno concreto al futuro delle comunità che vivono e hanno vissuto queste terre.

Un appello contro negazionismo e riduzionismo

Fedriga ha sottolineato che tali atteggiamenti non colpiscono singole persone o parti politiche, ma compromettono la possibilità stessa di convivenza. Ha citato anche recenti episodi avvenuti in luoghi simbolici del dibattito democratico, come il Circolo della Stampa, ribadendo che portare avanti messaggi di questo tipo significa ferire il futuro comune.

“Se vogliamo continuare ad alimentare quest’albero, il principio di verità è il principio fondamentale che lo fa crescere”, ha affermato, indicando nella verità storica il presupposto imprescindibile per ogni percorso di riconciliazione.

La responsabilità consegnata alle nuove generazioni

Nella parte conclusiva del suo intervento, Fedriga ha richiamato la responsabilità individuale e collettiva. “La responsabilità del futuro è di ognuno di noi”, ha detto, invitando a farsene carico in prima persona.

L’obiettivo indicato è chiaro: non consegnare alle future generazioni una terra segnata dall’odio, ma una terra di dialogo e di futuro, da costruire insieme. Un messaggio che ha legato il significato del Giorno del Ricordo non solo alla memoria delle vittime, ma alla scelta consapevole di quale direzione dare al presente e al domani.

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