Piazza Libertà, Lorena Fornasir (Linea d'ombra) : «Arrivano di notte, bagnati e feriti. Li aiutiamo»

«La solidarietà è sfrattata». Con queste parole Lorena Fornasir, responsabile di Linea d’Ombra, interviene sulle condizioni in cui i volontari prestano assistenza alle persone migranti in piazza Libertà a Trieste.
In un messaggio riferito alla serata del 27 ottobre 2026, Fornasir racconta di aver dovuto lasciare la piazza dopo due ore dedicate alle cure, alla distribuzione di cibo, vestiti e coperte. Un’attività che, secondo la sua testimonianza, è poi proseguita altrove, accompagnando e orientando le persone arrivate in città.
Il riferimento all’ordinanza della Questura
Fornasir descrive un intervento intenso, scandito dalla necessità di rispondere a più bisogni contemporaneamente: soccorrere, medicare, fornire indumenti e dare da mangiare.
«Alle 7 di sera, dopo due ore da infarto per la fatica», scrive, «dobbiamo abbandonare la #piazzadelmondo», espressione con cui richiama il luogo dell’attività solidale.
Nel post cita un’ordinanza della Questura del 26 ottobre, riportando un passaggio sulla necessità di «garantire il regolare svolgimento dell’iniziativa preavvisata, nonché la sicurezza dei partecipanti». Nel suo racconto menziona la presenza di Carabinieri, Polizia e Digos.
Il messaggio riporta soltanto questo estratto del provvedimento e non ne riproduce il contenuto integrale.
«Di notte arrivano gli ultimi»
Il racconto si concentra quindi sulle persone che, secondo Fornasir, arrivano quando i volontari hanno già lasciato la piazza.
«Sono bagnati, sono tanti, sono giovanissimi, sono feriti», scrive. Descrive piedi segnati dal cammino e indumenti coperti di fango, richiamando le necessità immediate di chi cerca assistenza.
«Li aiutiamo, li rivestiamo, li sfamiamo», afferma, spiegando che l’impegno continua anche dopo lo spostamento.
L’assistenza prosegue in strada
Fornasir riferisce che i volontari restano a disposizione per fornire indicazioni e accompagnare le persone in dormitorio.
«Restiamo in strada a orientare, ad accompagnarli in dormitorio», scrive. Il suo intervento si chiude con un richiamo all’accoglienza dei giovani che altre famiglie hanno mandato in cerca di salvezza, nella speranza che possano trovare sostegno.
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