domenica 27 settembre 2026
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Cronaca

ITALIA - Imprenditore sfruttava migranti irregolari, minacciandoli con epiteti razzisti

Luca Marsi·

Il Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Perugia (NIL), unitamente alla Stazione Carabinieri di Santa Maria degli Angeli (PG), nella giornata del 14 maggio 2021, ha dato esecuzione all’Ordinanza di Applicazione della Misura Cautelare dell’Obbligo di Presentazione alla Polizia Giudiziaria e dell’Obbligo di Dimora nel comune di residenza, emessa dal  Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Perugia, nei confronti di un imprenditore agricolo 59 enne, originario di altra provincia, già domiciliato nel Comune di Assisi (PG), attualmente dimorante a Stroncone (TR) dove lo stesso è stato rintracciato grazie alla collaborazione dei militari della locale Stazione Carabinieri, in quanto ritenuto responsabile dell’ipotesi di reato di “caporalato” aggravato e di favoreggiamento all’immigrazione clandestina allo scopo di lucro di cittadini extracomunitari, per aver occupato in condizioni di sfruttamento sei lavoratori, di cui cinque extracomunitari (uno della Costa D’Avorio, tre della Repubblica Dominicana e uno del Gambia) quest’ultimo privo del permesso di soggiorno e dei quali tre occupati “in nero”.

            L’ indagine, denominata “HORSES - TEAM, scaturisce da una denuncia presentata, presso la stazione Carabinieri di Santa Maria degli Angeli (PG), nel mese di ottobre del 2020, da tre dipendenti dell’imprenditore i quali lamentavano le gravi condizioni di lavoro a cui erano stati sottoposti. Immediatamente è stato coinvolto il Nucleo Carabinieri ispettorato del lavoro che accertava le effettive condizioni di impiego dei lavoratori.

In particolare, gli investigatori verificavano che per un periodo di alcuni mesi i lavoratori erano stati impiegati in mansioni di ristrutturazione e sistemazione agricola all’interno del maneggio, sottoposti ad un orario di lavoro eccessivo (10 ore al giorno, senza riposi, né ferie), esposti a grave pericolo per la salute, in quanto occupati senza il minimo rispetto delle norme sulla sicurezza e prevenzione degli infortuni, in assenza di alcuna retribuzione e senza che gli fossero stati versati i contributi previdenziali e assicurativi. Inoltre, l’ispezione sul luogo di lavoro, consentiva di appurare che il lavoratore clandestino era stato alloggiato presso una baracca di fortuna, in condizioni precarie e sicuramente inidonee, sia sotto il profilo della salute, che della sicurezza in quanto il locale, in pessime condizioni di manutenzione, è risultato privo del letto, dei servizi igienici, di energia elettrica, acqua e gas (per uso cucina e riscaldamento) e delle misure antincendio. Le investigazioni consentivano, altresì, di appurare le gravi condizioni di estrema indigenza in cui versavano i lavoratori e che il datore di lavoro li aveva sottoposti quotidianamente alle gravose condizioni di lavoro inique e degradanti, approfittando proprio della loro miserevole situazione.

Infatti, gli stessi erano stati costretti ad accettare quelle condizioni proprio per la promessa, poi non mantenuta dal datore di lavoro, di ricevere la retribuzione necessaria per mantenere se stessi ed i propri familiari anche all’estero, non avendo altre fonti di sostentamento. Le indagini acclaravano anche il presunto, grave stato di intimidazione instaurato dal datore di lavoro, fondato sul rapporto di supremazia e di soggezione nei confronti dei lavoratori che venivano continuamente minacciati di licenziamento nel caso non avessero obbedito a tutte le sue imposizioni. Il datore di lavoro si sarebbe particolarmente accanito verso il soggetto più fragile, qual era il lavoratore clandestino, al quale aveva addirittura richiesto delle somme di denaro per fargli ottenere, a suo dire, i documenti di soggiorno. Inoltre, lo sventurato, vittima di continue vessazioni ed insulti, anche a sfondo razzista, veniva costretto a lavorare in misura ancora superiore rispetto agli altri lavoratori, proprio perché fruitore dell’alloggio fatiscente, a cui non poteva rinunciare, non sapendo dove andare. Nei suoi confronti il titolare dell’impresa sarebbe addirittura arrivato alle vie di fatto avendolo, in una occasione almeno, colpito con calci e pugni al volto e all’addome, anche con un arnese in ferro.

            Nel prosieguo degli accertamenti veniva inoltre rilevata l’instaurazione di un rapporto di lavoro fittizio che l’imprenditore avrebbe costituito nei confronti di un cittadino italiano, già conosciuto dalle forze dell’ordine così come del resto il datore di lavoro, finalizzato all’indebito accreditamento nei suoi confronti di contributi figurativi utili ai fini pensionistici.

            Le indagini permettevano di accertare che lo stesso imprenditore si era reso responsabile anche della presunta appropriazione indebita di un’autovettura, di cui poi lo stesso indagato aveva soppresso pure le targhe gettandole in un cassonetto, di un ciclomotore e di varia attrezzatura di lavoro per un valore stimato di oltre 15.000 euro. Materiali, questi, di cui aveva avuto la materiale disponibilità a seguito della sua immissione in possesso del maneggio, per svolgervi dei lavori di manutenzione.

In ultimo, lo stesso soggetto veniva inoltre deferito per le presunte, reiterate minacce rivolte al proprietario dei beni anzidetti, nonché per atti persecutori nei confronti del proprietario di un altro immobile commerciale, da lui preso in locazione, al quale, oltre a non versargli i canoni dovuti, aveva ripetutamente e gravemente proferito minacce al fine di farlo desistere dalle proprie legittime pretese economiche.

I reati contestati vanno dal caporalato aggravato, al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, al falso, alle plurime violazioni in materia di sicurezza e prevenzione infortuni, oltre all’appropriazione indebita, alle minacce e agli atti persecutori continuati,

Nel contesto delle investigazioni sono state altresì irrogate al medesimo imprenditore, in materia di tutela del lavoro, ammende contravvenzionali e violazioni amministrative per oltre 26.000,00 euro.

La buona riuscita dell’indagine e l’accertamento di tutte le violazioni è il risultato del lavoro sinergico condotto dai Carabinieri della Stazione di Santa Maria degli Angeli (PG) ed il reparto speciale del Nucleo Carabinieri ispettorato del lavoro di Perugia.

 

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