Il popolo del Pedocin compatto: “Questa divisione è una tradizione, non una discriminazione” (VIDEO)

Le recenti polemiche nate attorno al muro del Pedocin hanno riacceso il dibattito su una delle tradizioni più particolari e conosciute di Trieste. Per capire cosa ne pensino coloro che frequentano abitualmente lo stabilimento balneare, Trieste Cafe ha raccolto alcune testimonianze direttamente tra i bagnanti.
Dalle interviste emerge una posizione ampiamente favorevole al mantenimento della storica divisione tra uomini e donne, considerata da molti un elemento distintivo e identitario del Bagno alla Lanterna.
“Una tradizione che appartiene a Trieste”
Tra le opinioni raccolte c'è chi definisce il muro una caratteristica unica della città, un elemento che ha attraversato generazioni senza perdere il proprio significato.
“Il muro va mantenuto perché è una cosa istituzionale di Trieste”, afferma una delle persone intervistate. “Io desidero che ci sia sempre, perché qui si sta in pace”.
Parole che riflettono il legame affettivo che molti frequentatori storici nutrono nei confronti del Pedocin, considerato non soltanto uno stabilimento balneare ma un luogo simbolico della città.
“Qui si vive bene”
Anche altre testimonianze evidenziano come la particolare organizzazione dello stabilimento venga percepita come un elemento che favorisce tranquillità e serenità.
“Le donne vivono bene con questo muro e gli uomini vivono ancora meglio”, osserva una bagnante, sottolineando come la recente polemica sia nata da una situazione particolare che riguardava una famiglia con un bambino disabile.
Secondo diversi frequentatori, episodi di questo tipo non dovrebbero mettere in discussione una tradizione consolidata che continua ad essere apprezzata da migliaia di persone ogni estate.
“Un'oasi di pace per famiglie e bambini”
Molti intervistati descrivono il Pedocin come un ambiente diverso dagli altri stabilimenti balneari.
“È una tradizione e un'oasi di pace”, racconta un'altra frequentatrice. “Le mamme con i bambini piccoli possono venire qui e stare tranquille”.
Per chi frequenta abitualmente il bagno, la presenza del muro non rappresenta una forma di discriminazione, bensì una caratteristica peculiare che rende unico questo luogo rispetto alle tante altre spiagge e stabilimenti presenti sul territorio.
Un simbolo che continua a far discutere
Il dibattito sul Pedocin riemerge periodicamente, dividendo opinioni e sensibilità differenti. Da una parte c'è chi considera la separazione tra uomini e donne una tradizione da preservare, dall'altra chi la ritiene superata dai tempi.
Le testimonianze raccolte da Trieste Cafe mostrano però come una parte significativa dei frequentatori storici continui a vedere nel muro non un elemento di divisione, ma un simbolo della storia e dell'identità cittadina, capace ancora oggi di suscitare un forte senso di appartenenza.
DI SEGUITO LE VIDEO-INTERVISTE DI ELISABETTA BATIC
RIPRODUZIONE RISERVATA
Articoli correlati
CronacaLinea d'Ombra, piazza Libertà e la solitudine della sera: «L’abbandono per chi arriva dopo le 20»
«Le famiglie che temono qualunque avvicinamento anche se i loro bambini hanno freddo e fame». È il passaggio più doloroso del messaggio con cui Lorena Fornasir, responsabile di Linea d’Ombra , torna a parlare di piazza Libertà, a Trieste, e
CronacaFedriga su Gialuz e centrosinistra: «Grande rispetto». Sul candidato: «Deciderà la coalizione»
«Guardo con grande rispetto il dibattito che c’è dentro il centrosinistra». Massimiliano Fedriga interviene sulla disponibilità di Mitja Gialuz per la corsa a sindaco di Trieste e sul confronto interno allo schieramento avversario, senza sb
CronacaImprese del Nord Est più vulnerabili nonostante i record di spesa in sicurezza: le 7 trappole da evitare
Le imprese del Nord Est spendono in sicurezza più della media italiana, eppure si sentono meno al sicuro . Secondo l'ultima indagine Confcommercio sui fenomeni illegali, l' 88,4% delle imprese del terziario del Nord Est ha investito negli u
CronacaPovertà e dignità: Caritas Trieste promuove la raccolta di beni per l'igiene personale e della casa
Solitudine, isolamento sociale, crescenti spese per le utenze dell’abitazione e impossibilità a sostenerle, un “lavoro povero” che non protegge più. Sono alcuni dei volti della povertà presenti anche a Trieste : ridurre le spese diventa una

