L'Apple Daily e la morte della democrazia
Ha venduto quasi un milione di copie l'ultima edizione dell'Apple Daily, celebre giornale pro-democrazia di Hong Kong costretto a chiudere dopo le misure repressive imposte dal governo cinese: sin dalla notte, decine di migliaia di persone si sono messe in fila sotto la pioggia per acquistarne una. Il gesto è avvenuto tra il disprezzo e le intimidazioni delle autorità locali e nazionali: il giornale filo-governativo Ming Pao ha sarcasticamente invitato i cittadini di Hong Kong a conservare la carta dell'ormai defunta testata "come souvenir", nel chiaro tentativo di mettere in ridicolo quella che è a tutti gli effetti un altro chiodo nella bara della democrazia della città; il Global Times (altra testata filo-cinese) ha invece sottolineato minacciosamente come questa chiusura "dovrebbe far capire che ogni atto contro la Costituzione è destinato a fallire".
La scorsa settimana cinquecento agenti di polizia sono entrati nella redazione dell’Apple Daily e, dopo aver messo sottosopra l'edificio, hanno arrestato il direttore e altri quattro giornalisti, accusandoli di aver cospirato “con paesi stranieri” affinché si promuovessero delle sanzioni internazionali contro la Cina, disponendo inoltre il sequestro di più di 2,3 milioni di dollari di asset di proprietà del giornale e della società editrice. Si è trattato del colpo di grazia per il quotidiano, già vessato da tempo dalle autorità nazionali: il Consiglio di Amministrazione si è riunito e ha disposto la chiusura.
E' una strana storia, quella dell'Apple Daily: nato nel 1995 come giornale di pettegolezzi e sensazionalismo, col passare degli anni, si è trasformato in una delle testate che più si battevano per la libertà e l'indipendenza di Hong Kong contro l'oppressione del tirannico regime di Pechino, deciso a tutti i costi ad imbavagliare qualunque forma di dissenso. Purtroppo, combattere da soli contro la seconda potenza economica mondiale si è rivelato impossibile per i giornalisti di un piccolo giornale locale.
La chiusura dell'Apple Daily segna un ulteriore declino della libertà di stampa nella ex colonia britannica: negli ultimi anni, infatti, il governo cinese ha preso il controllo dei due principali quotidiani della città (il South China Morning Post e The Standard) e progressivamente intidimidito le voci non allineate; il timore è che questa non sarà l'ultima chiusura. I giornalisti di altre due testate pro-democrazia (la Hong Kong Free Press ed il sito FactWire) hanno già annunciato di essere pronti a proseguire il loro lavoro dall'estero, se necessario.
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